I manicomi esistono ancora (di Francesca Moccia)

Quanti sanno che in Italia esistono ancora i manicomi? Se in molti casi sono i cittadini a non saperlo, così come molti parlamentari e membri del Governo, sembra che il Ministro della Salute lo abbia scoperto da poco,  constatando come stanno veramente le cose quando ha visto le immagini di un video girato fra ottobre e dicembre scorsi nei sei cosiddetti “Ospedali” Psichiatrici Giudiziari (OPG): degrado, dolore, abbandono, altro che cure psichiatriche.

Ci è voluta la determinazione della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale per portare finalmente alla luce una situazione disastrosa, una palese violazione dei diritti umani che avviene da anni nel nostro Paese sotto gli occhi di tutti, nell’indifferenza totale di chi amministra e governa, soprattutto a livello regionale. E sì, perché se è vero che i responsabili sono tanti e a vari livelli, la soluzione non può essere certo nuove Linee Guida sugli OPG, come propone il Ministro Fazio. Chi deve intervenire sono le Regioni, in particolare Campania, Emilia Romagna, Sicilia e Toscana, esclusa la Lombardia che ha una struttura di ottimo livello, quella di Castiglione delle Stiviere, e i Magistrati di sorveglianza che, sulla base di certificati medici, prorogano per anni l’internamento di persone che, invece, avrebbero solo diritto alle cure e all’assistenza sanitaria, fuori dall’istituzione totale, trasformandoli di fatto in “ergastoli bianchi”.

Ma un ruolo importante lo devono giocare anche le Asl che, attraverso i Dipartimenti di salute mentale, dovranno farsi carico delle persone che provengono da queste strutture, nelle quali non sono state curate in modo adeguato e che meritano assistenza sanitaria alla pari di altri.

Non è una novità, è solo quanto ha previsto la riforma del 2008 che ha trasferito al Servizio sanitario Nazionale la sanità penitenziaria ed ha stabilito di fatto il superamento degli OPG. Riforma illuminata, anche se non ancora sufficientemente attuata, addirittura non ancora recepita in Sicilia, la cui situazione è davvero paradossale. E i numeri a livello nazionale gridano vendetta: 1500 internati, il 40% circa solo a causa di ripetute proroghe delle misure cautelari.

In questo scenario, i cittadini e le organizzazione civiche e di volontariato hanno fatto molto, a partire dalla denuncia di questo scandalo all’opinione pubblica, fino alla mobilitazione, basti pensare al Forum sulla salute mentale di Aversa (CE). I lavori del Forum si sono chiusi i lavori con un preciso impegno: “il Forum, assieme alla Cgil e alla Conferenza permanente per la salute mentale nel mondo F. Basaglia, si impegna, in sinergia con le altre associazioni che hanno già dichiarato la loro disponibilità quali l’UNASAM, Cittadinanzattiva, Centro Basaglia di Arezzo, Psichiatria Democratica, Fondazione Franco e Franca Basaglia, a organizzare a livello regionale, ed eventualmente interregionale in riferimento ai bacini di competenza dei diversi Opg, campagne culturali di denuncia delle inadempienze delle Regioni, e delle omissioni di Asl e Dsm”.

Intanto, chi è internato in un OPG deve fare i conti con la realtà: giornate intere trascorse in spazi angusti, con il rischio reale di un peggioramento dello stato di salute fisica e mentale e con la paura  di essere “legato” o messo in isolamento, pratiche purtroppo e scandalosamente ancora diffuse. Una quotidianità che ci viene raccontata da tanti che a titolo volontario si occupano da anni di salute mentale, come i nostri attivisti del Tribunale per i diritti del malato impegnati da sempre in questo ambito dell’assistenza, ma pronti a fare anche di più per accelerare la chiusura degli OPG: seguire più da vicino le persone che hanno il diritto di essere “rilasciate” per essere finalmente curate sul territorio come si deve, attivare le amministrazioni coinvolte, fare pressione per ridurre la burocrazia inutile, promuovere azioni di integrazione sociale e inserimento del mondo del lavoro, favorire la comunicazione e il dialogo con i familiari degli internati, ma anche denunciare le violazioni palesi dei diritti umani alle autorità competenti. Ad Aversa e in tante altre realtà siamo pronti per farlo.

Francesca Moccia, Coordinatore nazionale Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva

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