I minatori cileni e il Grande Fratello: divagazioni sulla TV e sui telespettatori (di Michele Pizzuti)

Qualche giorno fa, Aldo Grasso, nella sua rubrica a fil di rete (Corriere della Sera) sottolineava che gli ascolti di X Factor e del Grande Fratello 11 andassero scemando, anzi stavano perdendo valanghe di spettatori ad ogni puntata. Grasso stava di fatto enunciando “lo stato di crisi” dei reality.

Cosa? Crisi del GF 11? Ho letto bene? Non ci posso pensare. Dovrò ingurgitare etti di benzodiazepine per riprendermi da questa notizia. Sono tramortito. Già rimugino dove e a chi, il lunedì sera, televisivamente parlando, il pubblico, il sottoscritto, si rivolgerà. A quale canale? Verso quale trasmissione? Devo guardare meglio i palinsesti, devo andare di corsa su Google. Non vorrei trovarmi lunedì sera a braccetto con quei vecchi film in bianco e nero che magari, peggio per loro, raccontavano delle storie. Non vorrei proprio. Mica ci sono abituato. Il mio plasma da 50 pollici, poi, ha dei colori così brillanti che il bianco e nero viene proprio a male. Intristisce.

In attesa di risolvere l’interrogativo, un panino con la mortadella per riempire lo stomaco ed attivare le neuro proteine (non è vero, ma fa molto intellettuale) e via, giù. Su internet. Alla ricerca di notizie. Alla ricerca del futuro.

Quest’anno però abbiamo toccato il massimo del trash. Lo dobbiamo dire. Con un pizzico di dispiacere. Ma stavolta abbiamo toccato (quasi) la fossa. Quest’anno, le storie del GF mi sembrano come la febbre del sabato sera: la domenica mattina hai 36 e mezzo e ti sei scordato tutto. Ma ti fa male la testa. Anzi il cuore. Ti senti in colpa. Anche se sai che sabato prossimo sarà la stessa cosa.

Non è mia la colpa, però. E’ dei media. Della televisione di stato. Della RAI al servizio dei partiti. E pure della televisione commerciale. E’ il conflitto di interessi. E’ il broadcasting. E’ la televisione, bellezza. Questo è il coro.

Il coro quando canta, canta bene, è intonato. Scaricare sulla società le nostre malizie è fantastico. Ci solleva. E’ il contrappasso che diventa legge. Da’ un senso di onnipotenza. E le ragioni per quel “senso” sono anche persuasive. Il massimo.

Eppure non è tutto buio quello che non brilla. La televisione è pure capace di grandi cose. Ma tant’è. E quando la TV è lo specchio del nostro lato oscuro, può accadere di tutto. Eros e Thanatos. Il meglio e il peggio. Come al solito siamo noi il centro del sistema. E’ il nostro narcisismo. La TV ci serve sui cavi e sulle radiofrequenze proprio quello che ci è indispensabile per sfamarci. Per far vincere lo stomaco. Per far soccombere i cervelli.

Ma non voglio fare solo astratte critiche di sistema. Sparare sul pianista (e che pianista!) talvolta non conviene. La forza della TV (però) è indiscutibile. Sono solo in discussione (allora) i suoi contenuti. Ma trovatemi qualcuno che sia capace di scindere senza ucciderle queste sorelle siamesi: contenuti e cornice, contenuti e metodo, contenuti e telecomando.

Ma voglio andare al dettaglio, fare qualche esempio. Non mi va di rimanere negli apoditti. Allora chiamo a testimoniare i “Los 33” e proprio il GF 11. La seduta è aperta. Ambedue reality della nostra televisione. Ambedue specchi del nostro tempo. Il lato chiaro e il lato oscuro.

Come interpretare questi due fenomeni? Quale chiave di lettura, televisivamente parlando, ha aperto il lucchetto dello share? Per ambedue un’ambizione. Da una lato la vita. Dall’altra il successo. E’ solo una questione di millimetri.

I minatori cileni, dopo qualche disorientamento iniziale, sono riusciti a salvarsi per la concomitanza di tre contingenze: la tecnologia (le trivelle che li hanno raggiunti e le videocamere che permettevano la comunicazione, la speranza), la solidarietà (il legame tra di loro e il legame con i familiari all’esterno, un cordone ombelicale potentissimo), e la fiducia (verso la nazione, il Cile, il genere umano, il destino o  – chi credeva – in Dio). La fiducia che ce l’avrebbero fatta. Ecco, la fiducia è stata il catalizzatore più significativo nella complessa catena della loro salvezza.

Ma anche i Media sono stati protagonisti, anche loro hanno aperto il lucchetto della speranza. Ci hanno informato senza invasività. Hanno raccontato senza farci emozionare a buon prezzo. Hanno tenuto alta l’attenzione della gente. Hanno lavorato affinchè – pur con i loro vantaggi – la salvezza dei minatori diventasse la nostra salvezza. Quasi una redenzione del genere umano.

Il Grande Fratello invece, ci insegna che per caratterizzarsi dentro la casa (e avere successo fuori) le variabili per emergere sono molto più semplici: le emozioni low profile (amori recitati, storie familiari melense, accoppiamenti-separazioni, lacrime a basso costo, storie senza senso piene di pura fiction), la litigiosità (la gelosia, l’invidia, l’aggressività, l’inganno), e l’apparenza (essere i più desiderati perché rispondenti ai canoni della bellezza mediatica, spogliarsi, puntare ai preferiti del pubblico per non essere nominati). Insomma essere trash per imporsi a un pubblico che ormai è costretto ed abituato a barcamenarsi nel trash della propria esistenza quotidiana. Con la solita musica, identica da 11 anni che, in compagnia di quel movimento di luci e ombre che ci fa estasiare. Con Alessia che annuncia: “dichiaro chiuso il televoto”. Ta-Taaa!.

Io (allora) dichiaro chiusa la mia coscienza e sabato sera niente birra. Prendo una tachipirina e al diavolo la febbre. Lunedì devo essere pronto e sveglio. Norma viene in studio e, a noi e alla Marcuzzi, racconterà la sua storia, ci farà vedere il suo corpo. Norma.

Si, vabbè (direte) prima critichi il GF e poi sai pure della esclusione della bellissima Norma e della sua sensualità. Sei un ipocrita (allora).

Certo che so di Norma. Il mio mestiere è sapere. Ed è logico che sembro ipocrita. Ma non è così. Primo, perché per criticare, bisogna vedere. E poi, perché anche Bellini, verso la sua Norma, la pensava a suo modo quello che noi pensiamo del GF.

E se pure Bellini canticchiava (morbosamente): “Casta Diva, che inargenti – Queste sacre antiche piante – Al noi volgi il bel sembiante –  Senza nube e senza vel”, a noi non ci resta che soffiare sulle nubi e occhieggiare sotto il vel di Norma del Grande Fratello. Salvo sputarci sopra un secondo dopo.

Michele Pizzuti psicologo

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