I tempi delle vacche grasse

Scontro fra Tremonti e un giornalista tedesco a Otto e mezzo. Tremonti si è arrabbiato perchè il giornalista ha mostrato i dati della Banca d’Italia secondo i quali l’euro ha portato una netta riduzione della spesa per interessi sul debito pubblico che è durata anni e anni.

I famosi mercati finanziari allora non punivano l’Italia che godeva di credito e di tassi bassi senza problemi in un quadro generale di crescita economica. Purtroppo proprio in quegli anni la spesa corrente aumentò in maniera tale da creare nuovo debito pubblico che passò dal 108% del Pil al 119% (dal 2001 al 2010) cioè da 1.358 a 1.843 miliardi di euro. In pratica centinaia di miliardi di euro sono scomparsi senza lasciare traccia se non negli interessi particolari che sono andati a compensare. Oggi sappiamo che il debito ha superato il 135% con un Pil declinante. Ma questo non è frutto del rigore dell’Europa o dei perfidi speculatori, bensì del fatto che quegli anni senza problemi finanziari non furono utilizzati dalle classi dirigenti italiane per investire e per risolvere i problemi strutturali del Paese.

Infatti come furono utilizzati quei margini possiamo vederlo, in parte, dalle cronache giudiziarie e, in parte, dalle sacche di spreco, di parassitismo, di privilegi, di inefficienza che piano piano andiamo scoprendo e che ci mostrano una società italiana frantumata nel culto degli interessi particolari incapace di riconoscere e di ritrovarsi intorno agli interessi generali.

Risorse immense sono state distrutte e oggi ci ritroviamo più poveri e con gli stessi problemi. Tutto è avvenuto con la guida della politica che ha ampiamente approfittato del denaro pubblico godendo per di più di un potere capace di penetrare in ogni settore della società. Ma tutto è avvenuto anche con la partecipazione della classe dirigente in senso ampio dai vertici delle burocrazie pubbliche, agli industriali, agli intellettuali, a tutti i rappresentanti degli interessi organizzati. Tutti uniti intorno alla spartizione delle risorse pubbliche e alla colonizzazione degli apparati e delle aziende pubbliche. Cerchiamo di ricordarcene per non ripetere gli stessi errori

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