I teppisti di Milano e i cittadini attivi

mercato e politica

teppisti politiciCosa funziona di più per cambiare le cose: usare la violenza o usare il proprio potere di cittadini attivi? I fatti di Milano danno una risposta netta: la violenza qui e ora non serve. Servirebbe se ci fosse una guerra contro un regime dittatoriale o contro un’invasione straniera. Servirebbe come è servita la lotta di Resistenza. O come è servita per aver ragione del nazifascismo.

Ma la violenza nella lotta politica usata nell’ambito di un sistema democratico che permette modi di intervento popolare molto più efficaci ha una funzione regressiva: serve per schiacciare la libera espressione della partecipazione democratica, del dissenso, della protesta e della proposta togliendo loro lo spazio politico di cui hanno bisogno e l’attenzione dell’opinione pubblica.

Esattamente ciò che è accaduto a Milano rispetto agli organizzatori del corteo di protesta contro l’EXPO schiacciati sulle violenze dei teppisti. Speriamo che altre forze un po’ più intelligenti raccolgano i migliori elementi di una protesta che nasce con motivazioni più che sensate, ma presentate male. La via dell’antagonismo è un vicolo cieco che non porta da nessuna parte, ormai è chiaro. Troppa confusione tra analisi e idee con la sistematica violazione delle regole che si esprime, per esempio, nel gran calderone delle occupazioni di case o nella lotta dei No-Tav. O con l’esaltazione della marginalità come modello di vita che si percepisce quando si esalta l’esperienza dei centri sociali.

cittadini puliscono milanoNo da quella parte non può venire una proposta valida. La società italiana è così complessa che non è certo in quel modo che si può sperare di cambiarla. Se poi si mischia con l’internazionale del teppismo allora non c’è proprio speranza: ai margini sono e ai margini resteranno. Peccato perché i problemi di cui parlano sono veri.

Eppure qualche voce di simpatia o di velata comprensione per i teppisti di Milano si è sentita. Un po’ di voyeurismo di massa nel quale si sfogano rabbia, frustrazioni e paure. Un po’ di arzigogoli intellettuali che portano a spiegare la violenza nelle proteste con il disagio sociale e l’ingiustizia. Bella scusa. In questo mondo disagio e ingiustizia non mancheranno di sicuro per i prossimi mille anni. E così abbiamo trovato una giustificazione perpetua. Come le luci dei cimiteri.

No, così non si va lontano. Conta molto di più, invece, la reazione dei milanesi che hanno dimostrato l’esistenza di un’altra forza, quella pacifica e costruttiva della cittadinanza attiva, in grado di opporsi a chi vorrebbe negare la sostanza del sistema democratico.

cittadini attiviLa cittadinanza attiva ha un valore politico perché esprime una spinta alla partecipazione diretta che spazia dalle procedure con cui si assumono le decisioni rilevanti per la collettività, alla loro attuazione, al monitoraggio della loro efficacia. Bisogna dire che finora l’intermediazione di partiti, sindacati e di altri soggetti organizzati ha frenato la partecipazione, l’ha incanalata verso le attività di gruppi dirigenti che spesso si sono distaccati dalla loro base e hanno agito come oligarchie interessate alle proprie carriere e ai propri interessi.

Oggi i cittadini sono alla ricerca di nuovi spazi, nuove forme di rappresentanza e di coinvolgimento attivo. Ciò dovrebbe portare, da parte di partiti, sindacati e associazioni, allo sforzo di rendere trasparente e accessibile la loro azione. Tutti devono poter sapere e poter far conoscere il loro punto di vista. La ricerca di nuovi strumenti, sedi e momenti di partecipazione riguarda tutti, anche gli ultimi arrivati come il M5S, anche le associazioni civiche.

I cittadini che sono scesi in strada per pulire Milano così come quelli che hanno fatto rivivere spazi pubblici in altre città o che hanno dimostrato di essere capaci di prendersi cura dell’interesse generale devono avere spazio e voce. Questa è la migliore risposta a chi vorrebbe sequestrare le loro capacità nei recinti delle oligarchie al comando e nel dispotismo criminale dei gruppi della violenza organizzata

Claudio Lombardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *