I veri costi della politica: il caso ATAC

Dopo la scoperta dello scandalo dei biglietti falsi sui giornali si fanno i conti in tasca all’ATAC, la più grande azienda di trasporto pubblico d’Italia. Diventa così di dominio pubblico il disastro dei conti che ha fatto accumulare in un decennio perdite per 1,6 miliardi di euro. Due anni fa ATAC è stata pure ricapitalizzata con un miliardo di euro di soldi pubblici. Con centinaia di milioni di perdite ogni anno anche questi soldi finiranno presto.

Ciò che sappiamo: mille assunzioni clientelari imposte dalla Giunta Alemanno, assunzioni inutili visto che gli autisti sono in rivolta proprio per la mancanza di personale; manager strapagati che si sono succeduti alla guida di ATAC e che hanno fatto indisturbati il comodo loro con i soldi dei cittadini (amministratori delegati con premi quasi pari alla retribuzione oppure con contratti di consulenza per l’azienda da loro stessi amministrata; consulenze per decine di milioni di euro nonostante 12.000 dipendenti; appalti e acquisiti all’esterno con prezzi moltiplicati rispetto ai valori di mercato); un servizio di trasporto che è al collasso per inefficienza e qualità.

Questo il quadro di un disastro della politica realizzato da tutti i partiti che hanno governato Roma (sindaci Rutelli, Veltroni e Alemanno). Una politica attenta a conquistare consensi a tutti i costi, che ha rabbonito il “popolo” con grandi eventi, retorica e chiacchiere in politichese, ma che ha costruito un sistema di potere con i soggetti forti dell’economia e delle professioni e con i vertici aziendali e amministrativi in uno scambio di favori realizzato sulla pelle della città. I dati oggettivi parlano chiaro e sarebbe bello se i protagonisti del sacco di Roma si pentissero e si vergognassero almeno un po’. Fermo restando che qualcuno dovrà pagare anche in termini penali

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