I veri problemi della giustizia: il punto di vista di Cittadinanzattiva (intervista a Mimma Modica Alberti)

Con le ultime vicende di cronaca giudiziaria e politica che toccano il Presidente del Consiglio riparte il solito ritornello sulla politicizzazione della magistratura e sui complotti che questa organizzerebbe contro di lui. Il tema della giustizia è sulle prime pagine dei giornali da anni e sembra interessare al Governo molto più del programma che è stato votato dagli elettori. Ora si ripropone il processo a durata predefinita cosiddetto processo breve, così chi può pagarsi buoni avvocati sa che basta tirarla per le lunghe con cavilli e artifizi e il processo finisce da sé. È ovvio che non è questa la giustizia che interessa ai cittadini, ma solo quella per pochi privilegiati. Anche Cittadinanzattiva si interessa alla giustizia definendola addirittura una “grande opera”. Che differenza c’è tra questo interesse e quello che appare sulle prime pagine dei giornali?

Dai dati pubblicati nel II Rapporto sulla giustizia dal punto di vista dei cittadini abbiamo tratto tutti gli elementi utili ad individuare i veri problemi che affliggono la giustizia italiana. Elementi che possono così riassumesi.

In ambito civile una media di 9,7 anni di pendenza di un procedimento al Sud, rispetto ai 7,1 anni del nord, uno scarto quindi di ben 2,6 anni. Sempre se si guardano i dati ufficiali 2008 relativi alla giacenza media dei procedimenti civili presso i Tribunali ordinari, quindi di I grado, tutti i distretti del sud (da Potenza 830 giorni, a Bari 791 giorni, a Messina 790 giorni, a Salerno 668 giorni) hanno una media di giacenza superiore alla media nazionale (457 giorni). Il Nord invece registra tutti i suoi distretti al di sotto della media nazionale con le eccellenze di Trento (190 giorni) e Torino (255 giorni). Confrontando i dati 2006 e 2008 però alcune timide “eccellenze”  si registrano anche al Sud. In ambito penale il divario territoriale è confermato: nelle aree geografiche del Sud i procedimenti durano in media 6,9 anni a differenza del Nord in cui i procedimenti durano in media 3,7 anni. Una differenza quindi di tre anni.

Mentre chi governa il nostro paese si occupa d’altro, dunque, l’Italia continua ad essere condannata dalla Corte Europea di Strasburgo e dovrà risarcire i cittadini per i ritardi con cui amministra ed eroga la giustizia (7,3% del totale delle cause trattate dalla Corte nel 2010 con un +1,3% rispetto al 2009). In termini economici le sanzioni conseguenti alle condanne della Corte ammontano a circa 4milioni e 300mila euro (dati Council of Europe Committee of Ministers, Rapporto 2009). L’incremento dell’1,3% registrato nel 2010, lascia prevedere di conseguenza un aumento anche del risarcimento che lo Stato Italiano dovrà corrispondere ai cittadini.

I veri problemi della giustizia italiana li evidenzia anche il primo Presidente della Corte di Cassazione in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario 2011 per il quale risultano essere d’ordine strutturale e connessi principalmente all’anacronistica distribuzione geografica degli uffici giudiziari; alla carenza di strutture e risorse, che impedisce in molti uffici l’attività d’udienza pomeridiana; alle difficoltà e alla lentezza che patisce il processo d’informatizzazione; alla scopertura di organici; alla progressiva diminuzione di personale amministrativo e tecnico.

Se guardiamo al Sud, leggendo la relazione del Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, ci rendiamo conto della condizione in cui di fatto operano i magistrati in Calabria; una regione che ha un indice di densità criminale intorno al 27% della popolazione ed un  “fatturato”, per varie attività illecite, di oltre 47 miliardi di euro (fonte Eurispes per anno 2007). Appare del tutto evidente che in Calabria non si può combattere la ‘ndrangheta senza adeguati strumenti, tecnologie e personale numericamente adeguato. Invece, l’Ufficio della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria “soffre in misura notevole della mancata copertura dei posti in organico di Sostituto Procuratore nonché della insufficienza dell’organico di alcune categorie di personale amministrativo (in particolare, quello dei cancellieri, previsti in 28 unità a fronte di 30 magistrati)”.

In definitiva, alla giustizia Italiana non servono riforme procedurali ma servono con urgenza riforme strutturali con le quali ammodernare il sistema giudiziario tagliando gli sprechi ed utilizzando al meglio le risorse esistenti.

Il Rapporto sulla giustizia presentato poche settimane fa sottolineava che la macchina giudiziaria non è in grado di rispondere all’elementare bisogno di efficienza e qualità che viene dai cittadini e dalle imprese e che rappresenta una palla al piede per lo sviluppo del Paese. Cosa pensa Cittadinanzattiva delle cause di questa situazione ?

L’apertura dell’anno giudiziario ci ha consentito di acquisire e confrontare i dati ufficiali sul reale stato della Giustizia Italiana con quelli presentati nel II Rapporto PiT giustizia. Appare evidente una forte convergenza sulle reali cause della cosiddetta “mala giustizia” che colpisce gli ignari cittadini: carenza ormai cronica di informazioni, inaccessibilità al servizio, carenze organizzative, disomogeneità di funzionamento al nord come al sud, carenze di organico e di strumenti, prescrizione dei reati, tempi lunghi, costi elevati ed altro ancora. In cosa tutto ciò si traduce per i cittadini e per le famiglie è facile dirlo: sofferenza, disagi e sacrifici economici; per le imprese e l’economia del paese in un costo economico che, in un momento di crisi generale, porta spesso al fallimento; per il paese in un blocco dello sviluppo economico e delle possibilità di occupazione in quanto dissuade gli investitori stranieri.

In questa situazione, i  cittadini si aspetterebbero dal Governo un provvedimento straordinario sulla giustizia in virtù del quale intanto dimostrare di voler trattare la Giustizia Italiana alla stregua di una Grande Opera al fine di restituirla finalmente al Paese come un effettivo servizio pubblico, universale ed indispensabile per il suo sviluppo economico e sociale. Invece le Istituzioni ed il Governo si occupano d’altro: di processo breve, di legittimo impedimento, di intercettazioni telefoniche da bloccare, di separazioni delle carriere, di giudici naturali arrivando persino ad uno scontro tra istituzioni dello Stato dimenticando che la giustizia italiana deve funzionare non solo per i pochi ricchi e potenti ma per la maggioranza dei cittadini italiani vittime malcapitate ed inermi di un sistema in crisi.

Mimma Modica Alberti Coordinatore nazionale Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva

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