Il 14 febbraio, una giornata esemplare

La giornata di ieri con gli arresti e le notizie di altre accuse giudiziarie contro il mondo politico affaristico che capiamo adesso essere stato la classe dirigente dell’Italia negli ultimi venti anni ci insegna tante cose.

  1. I politici non sono tutti uguali. C’è una bella differenza fra dire, come fa Berlusconi, che le tangenti sono giustificate e dire, come fanno Bersani, Vendola, Monti, Ingroia, che sono un male da combattere. Berlusconi parla così perché questa è la cultura che ha in testa e ci conferma che questo è il criterio che ha sempre usato nella sua vita di affarista e di pseudo politico. Non servivano conferme esplicite: ce n’eravamo accorti dai tanti reati di cui è stato accusato, dalla lotta ai processi e ai magistrati con l’utilizzo di tutte le armi (pulite e sporche) del potere, dalle condanne che sono arrivate, dalla gente che ha e che ha avuto attorno, dalle leggi che ha scritto per sé stesso e fatte approvare dai suoi dipendenti seduti in Parlamento. Questa è la persona che ha comandato in Italia e che ancora vorrebbe comandare tentando persino di allargare il suo impero televisivo con l’acquisto de La7.
    Gli altri politici hanno commesso tanti errori, ma non hanno questa cultura in testa e non hanno questa potenza economica e mediatica a disposizione. È un differenza enorme e non vederla è una colpa e un pericolo.
  2. Grillo non la vede e va all’assalto urlando “via tutti” . Prenderà sicuramente tanti voti e darà sfogo alla rabbia di tanti cittadini che si sentono traditi dalla politica e dalla democrazia. Ma non distingue e non aiuta i cittadini a capire. È una colpa perché se attiri l’interesse di milioni di persone ti prendi una responsabilità.  Ed è una colpa perché sfogata la rabbia bisogna costruire qualcosa. Adesso urla perché deve prendere i voti, ma dopo che li avrà presi dovrà finire di urlare e insultare perché dovrà dimostrare cosa è capace di fare. Meglio che si metta anche a ragionare e dialogare perché al mondo non c’è solo lui e nessuno gli ha dato il potere di decidere chi può rappresentare gli italiani.
  3. Il problema dell’Italia è il sistema di potere che lega insieme politica, apparati pubblici, parte del mondo delle imprese private, manager di aziende pubbliche. Un sistema che corrisponde ad un blocco sociale e ad una classe dirigente che ha comandato finora. Ebbene questo blocco deve essere smantellato dal prossimo governo e non solo dalla Magistratura. Ci vuole un piano di revisione di tutte le cariche dirigenziali nello Stato, negli enti pubblici e nelle aziende pubbliche. E ci vuole la fine del sistema degli aiuti alle imprese che dissipano miliardi di euro distribuiti secondo accordi e rapporti politico-clientelari

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