Il bisogno di assistenza delle famiglie di anziani

anziani

Un articolo di Chiara Saraceno su Repubblica richiama l’attenzione sulla condizione degli anziani, ma lo fa parlando della loro vita fuori dai tecnicismi sui quali a volte si concentra l’attenzione dei commentatori. Non si affrontano in astratto le questioni delle prestazioni assistenziali o sanitarie o pensionistiche, ma si viene calati in una dimensione concreta della quale si percepisce tutta la drammaticità. Lo spunto è dato da una notizia di cronaca: “un anziano di 84 anni residente in provincia di Lucca ha tentato di uccidere a martellate la moglie di 82 anni, malata di Alzheimer; poi ha cercato di uccidersi a sua volta”.

coppie di anzianiSi sottolinea che si tratta di una “testimonianza della solitudine drammatica in cui si trovano molte anziane coppie in cui un grande anziano, spesso anch’egli/ella in salute malandata, e comunque in condizioni di fragilità fisica e psichica, deve fronteggiare senza, o con pochi aiuti la dipendenza grave di un coniuge. Dal sopportare di non essere riconosciuto/ a e talvolta insultato/a, a dover provvedere ad ogni minimo bisogno della vita quotidiana, inclusa l’igiene personale in caso di incontinenza, passando notti insonni perché l’altro/a si lamenta, scambia la notte per il giorno, ha paura, si sporca e deve essere cambiato”.

Sia che si tratti di uomini o di donne che si trovano costretti a prestare cure cui non sono preparati e proprio “nelle circostanze più penose e sgradevoli, e quando loro stessi avrebbero bisogno di accudimento”.

La realtà è che “uomini o donne che siano, troppi grandi anziani passano gli ultimi anni della loro vita in un gorgo senza fine di richieste e di umiliazione, imprigionati con un coniuge del quale è sempre più difficile ricordare, per farsi forza e motivarsi a continuare, l’amore, la solidarietà, l’allegria, ciò che si è fatto insieme, anche quando ci sono stati e sono stati belli e importanti. La massacrante routine quotidiana fatta di bisogni minuti e di richieste fisicamente e psicologicamente pesanti non lascia spazio altro che alla disperazione, che può trasformarsi in rancore”.

assistenza famigliareSe ci sono dei figli il loro aiuto è importante, “ma i figli hanno anche una loro famiglia e talvolta vivono altrove. Non ci si può neppure attendere che lascino tutto per dedicarsi a tempo pieno alla cura dei genitori fragili e dipendenti”.

La durata della vita è aumentata, gli anziani sono in costante crescita e così le loro esigenze di cura e di accudimento, ma il welfare italiano ha lasciato queste situazioni “pressoché esclusivamente alle risorse individuali e famigliari” che sono economiche, ma anche di rete di rapporti che fanno capo alle famiglie. Ciò che il welfare può dare in caso di disabilità e di non autosufficienza totale è un assegno di accompagnamento. “Ma nessuno si cura di vedere se il beneficiario riceve cure appropriate e se la sua rete famigliare è materialmente in grado di fornirle”.

Di qui il ricorso alle badanti che “nella sua ampiezza, è tutto italiano. Ma riguarda pur sempre una quota ridotta delle persone non autosufficienti e ancora più esigua se si tratta di tempo pieno. Per quanto si tratti spesso di un lavoro sottopagato, non tutti possono permettersi di acquistarlo, o di acquistarne una quantità di ore sufficienti, soprattutto la notte. Le residenze sanitarie, oltre a non godere sempre di buona fama e ad essere considerate, anche per motivi culturali, l’ultima spiaggia di chi non ha famigliari disponibili all’accudimento a tempo pieno, hanno lunghe liste d’attesa”.

assistenza anziani“Il risultato è che le persone più vulnerabili e con meno risorse sono prive di alternative. Un coniuge anziano di una persona non autosufficiente si trova costretto a turni, non solo di guardia, ma di lavoro, di 24 ore, interrotte, se gli/le va bene, più o meno sporadicamente da qualche aiuto. I suoi bisogni fisici e psicologici passano in secondo piano, quando non spariscono del tutto, senza che sia affatto provato che le cure che presta e il modo in cui lo fa siano le più adatte”.

Ciò che manca è anche un supporto all’assistenza che viene data in famiglia. “Non si va a vedere come se la cava una coppia di ultraottantenni di cui uno non è autosufficiente. Non c’è scambio di informazioni sistematico tra medici di base e servizi sociali, ad esempio. Non c’è da stupirsi se ogni tanto qualcuno non ce la fa più ……………… Piuttosto c’è da stupirsi e rimanere commossi della dedizione di tanti coniugi nell’accompagnare anche per diversi anni il doloroso declino del proprio compagno/a, nonostante la fatica e talvolta il senso di umiliazione e di mancanza di riconoscimento che caratterizza le situazioni in cui la non autosufficienza fisica si accompagna al deterioramento psichico”.

Ed ecco la conclusione amara di Chiara Saraceno: “tutta presa a discutere del costo sul bilancio pensionistico e sanitario dell’invecchiamento della popolazione, l’Italia continua pervicacemente a ignorare i bisogni degli anziani fragili e soprattutto dei loro famigliari, spesso grandi anziani essi stessi. Eppure, questo settore sarebbe un grande ambito di lavoro specializzato, sia a livello tecnologico sia delle relazioni umane, in cui investire in modo integrato e solidaristico risorse pubbliche e private, per evitare che, anche in questa fase delicata e difficile della vita, le disuguaglianze facciano premio su tutto”.

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