Il calcio e noi

Ultima partita dell’Italia ai mondiali di calcio. In campo i bianchi e gli azzurri. Le riprese da lontano mostravano un fenomeno strano: i bianchi riuscivano a fare squadra e ogni azione di uno di loro non era mai isolata; gli azzurri si perdevano in rinvii a centro campo o all’indietro e quando partiva un’azione spesso l’azzurro restava solo, circondato da bianchi.

L’impressione che davano gli azzurri? Confusione, incertezza, mancanza di strategia, individualismi, poca determinazione. Sembravano dilettanti privi di una guida tecnica.

Una metafora della condizione dell’Italia nel mondo? Non esageriamo, ma un po’ sì. Un passato importante, un presente difficile come una squadra disarticolata e priva di qualcosa che la indirizzi verso un risultato.

Come nel calcio, troppi interessi in campo e troppi approfittatori che si sono arricchiti senza preoccuparsi di rovinare il gioco e le sue regole. Che sono le istituzioni pubbliche e la legalità, il territorio e le infrastrutture, le attività economiche e le pubbliche amministrazioni.

Inutile poi gridare che l’arbitro o la Merkel sono i colpevoli. Siamo noi che ci siamo abituati male ed è meglio che invertiamo la rotta prima di stare ancora peggio

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