Il cittadino comune

Il cittadino comune non esiste. Esistono tanti cittadini, ognuno con la sua condizione sociale, i suoi problemi, il suo punto di vista, i suoi interessi, la sua cultura. Eppure il cittadino comune è una finzione necessaria, anzi indispensabile. Come faremmo a districarci tra una miriade di entità isolate l’una dall’altra se non riconoscessimo un qualcosa di comune che indichi una relazione di collettività?

Eppure il cittadino comune sembra interessare poco la politica e i media. Un osservatore esterno direbbe che da noi possono esistere solo i cittadini che si identifichino con un’appartenenza politica anzi, partitica.

C’è chi considera pregiudiziale il fatto che Renzi tratti con Alfano e chi lo considera un marchio d’infamia ancor prima che si parli di programmi da attuare. O, anche, c’è chi rivendica assolutamente uno schieramento con un chiaro marchio di appartenenza (di sinistra, di destra ecc) come se questo fosse di per sé una garanzia.

Forse bisognerebbe domandarsi cosa pensa il cittadino comune e di cosa ha bisogno. Magari si scoprirebbe che ha bisogno di cose semplici: un governo che governi con equità e composto di gente onesta, che escluda i privilegi da ogni ambito delle istituzioni e dello Stato, che sappia comporre tanti interessi diversi in un disegno unitario, che si prenda cura degli interessi generali cioè di quelli che rendono molto concreta la “finzione” del cittadino comune perché rimandano alle condizioni necessarie di esistenza di una collettività (una essenzialmente: che l’egoismo individuale non sia di intralcio o danneggi le altre persone). Forse bisognerebbe partire da qui

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