Il civismo delle cose semplici (di Alfonso Annunziata)

Una lezione di civismo e di responsabilità pratica che mi sarebbe sempre rimasta impressa mi venne tanti anni fa proprio dalla tanto vituperata Napoli.

Erano i primi anni ’90, il clima era assai diverso e certo non c’era la monnezza degli anni appena trascorsi,  ma Napoli era anche allora una città povera e piena di contraddizioni. Quella mattina il traffico alle spalle dello stadio verso la tangenziale aveva deciso di bloccarlo un disperato che minacciava il suicidio con un salto dal cavalcavia. Le prime pattuglie sopraggiunte erano tutte intente a dissuadere l’uomo dal suo gesto. Dunque nessuno aveva avuto ancora tempo e uomini per occuparsi del traffico che sormontava sempre più fitto all’imbocco della rampa, senza possibilità di sbocco o retromarcia.

Mentre ero intasato in tanta calca osservavo la scena rassegnato, pensando fra me alla ineluttabilità della mattina perduta. In quel mentre vedo una decina di automobilisti scendere dalle altre auto come a un richiamo comune, dirigersi verso i cassonetti dei rifiuti a bordo via (erano vuoti e gestibili, allora…) collocarne alcuni al fondo della rampa a mo’ di blocco. Penso: bravi, almeno non attirano altra gente in questa trappola…

Ma gli omini non si fermano: trascinano altri cassonetti sul marciapiedi fra le corsie, in un punto basso… stanno disegnando uno svincolo di emergenza… come quelli dei gran prix… iniziano a dare disposizioni alle altre auto: «tu più indietro, tu svolta, prima tu…»

In un quarto d’ora decine di auto, furgoni e camion sono fuori dalla trappola. I cittadini avevano percepito l’impegno prioritario delle autorità e si erano autonominati vigili ausiliari, attribuiti gradi e strumenti,  dati una strategia e un obbiettivo… restai senza parole…

Questo fatto lo tenni a mente. Mi capitò di ripensarci spesso, in tante altre occasioni successive in cui qualcosa del genere, a concederle il suo spazio, sarebbe stata molto importante…

Quasi quindici anni dopo mi ritrovo in un banale ingorgo sull’autostrada presso Bari, un’auto ha urtato il guardrail ed è finita in testa coda, nessun ferito ma ha lasciato pezzi su tutte le corsie: decine di automobilisti fermi che attendono l’intervento della polizia stradale. Uso la lezione imparata: mi alzo, raggiungo la testa della colonna, faccio notare che polizia e carro attrezzi sono sicuramente bloccati come noi in fondo alla colonna chilometri indietro, che se non sblocchiamo da soli almeno una corsia non arriverà nessuno, comincio  a mò di esempio a raccogliere pezzi di ruota e di radiatore, dapprima guardato con sospetto… dopo qualche secondo arriva un altro automobilista: è un agente fuori servizio, mostra il tesserino, spiega che la mia osservazione è corretta, non arrivano i soccorsi se non li facciamo arrivare…, di persone cominciano a muoversene qualche decina, qualcuno sa anche come spostare l’auto, consiglia di fare foto… dopo qualche minuto ci sono tante di quelle persone a dare una mano, a fare spazio che io praticamente non servo più, anzi l’autostrada è così sgombra che debbo correre per raggiungere la mia auto prima che il traffico riavviato mi travolga…

È così che funziona: non esiste nei comportamenti delle persone solo un innesco negativo, una pancia del vizio in cui si indulge… esiste anche un ciclo virtuoso, al quale si accede con princìpi non molto diversi, che però una volta innescati è comunque difficilissimo che si arrestino…

L’esempio che ha mostrato De Magistris, che sta mostrando Pisapia, che bisogna mostrare è fondamentale, è qualcosa che trascende la stessa importanza di sinistra e destra, perché ne va del futuro del nostro Paese…

Alfonso Annunziata (da: il blog di Alfonso)

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