Il coronavirus che ci risveglia

Ogni giorno il coronavirus occupa il 90% dello spazio dedicato alla comunicazione via stampa, tv, social e internet. Tra la gente quasi non si parla d’altro. Le scorte di mascherine e disinfettanti per le mani come si formano così si esauriscono e nelle farmacie ci si mette ormai in lista di attesa. Ammesso e non concesso che siano effettivamente indispensabili. Almeno in un caso si è arrivati a comprare bombole di ossigeno da tenere in casa a scopo di prevenzione. Di cosa? Di un impossibile ricovero in un reparto di terapia intensiva che ha esaurito i posti e che, si dice, somministrerebbe l’ossigeno così come chiunque può fare per conto suo. Una rianimazione fai-da-te.  Sembra uno scherzo, ma succede anche questo.

Si decreta la chiusura di paesi e cittadine: non si entra e non esce. E poi di stadi, cinema, teatri, musei, discoteche, pub, palestre. Grandi città come Milano sono quasi bloccate. La psicosi è confermata dall’enorme mobilitazione del mondo dell’informazione e delle istituzioni di governo. Il Presidente del Consiglio tiene conferenze stampa e dirette televisive a tutte le ore.

Insomma, è proprio difficile avere dei dubbi che ci si trovi effettivamente di fronte ad una minaccia mortale. Improvvisamente tutte le paure si condensano nell’unica grande PAURA: quella del virus invisibile e ubiquo. Tutto il resto viene messo da parte ed ogni colpo di tosse diventa un capo di accusa.

La riflessione potrebbe finire qui ed accodarsi al torrente in piena degli allarmi. E invece no. Viviamo in un mondo nel quale le minacce mortali sono parte integrante della nostra vita e, anche  limitandosi alle malattie, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. Non moriremo tutti di coronavirus, questo è certo.

Però questa strana creatura biologica sta producendo anche effetti positivi. Vediamoli.

Dopo anni di svilimento delle competenze e di esaltazione del cittadino comune con il suo bagaglio di (in) competenze raccolte a caso sulla rete e per sentito dire adesso siamo tutti appesi alle labbra degli scienziati e dei ricercatori. Cioè dei competenti. Bella vittoria. Quando le cose si mettono male da loro si va a cercare protezione. Oggettivamente tutto il mondo è in attesa spasmodica di un vaccino che faccia rientrare questo coronavirus nel novero delle influenze che conosciamo bene, che ogni anno colpiscono milioni di persone soltanto in Italia provocando complicazioni gravi e morte in parecchie centinaia di individui (preferibilmente anziani e indeboliti proprio come sta capitando con quest’ultimo virus), ma che ci sono tanto familiari. Chi si spaventa per un’influenza? Nessuno. Lo sappiamo che arriva un paio di volte l’anno e accettiamo le conseguenze.

Dopo anni di sbeffeggiamento e di disprezzo per i politici e, quindi, per le cariche istituzionali (le mitiche poltrone) che ricoprono adesso ascoltiamo con grande attenzione le dichiarazioni di chi rappresenta il governo, le presidenze regionali, i comuni. Avvertiamo chiaramente che loro è la responsabilità di dirigere quegli apparati dai quali dipende la vita della collettività. Loro devono decidere – in stretta collaborazione con i tecnici – dove indirizzare le risorse e quali leve muovere. Sentiamo che ci sono delle istituzioni rappresentative e non ci passa nemmeno per la testa che possano venire dopo la magistratura che avvertiamo legata al perseguimento dei reati e non alla soluzione dei problemi o alla rappresentanza dei cittadini.

Alcuni se la sono presa per anni con l’Europa, ma oggi se altri paesi cominciano a temere che gli italiani diffondano il contagio e quindi prendono provvedimenti contro la libera circolazione delle persone, ci dispiace, ci sentiamo colpiti, avvertiamo che viene meno una certezza. E da tutte le parti si chiede a gran voce: “ma cosa fa l’Europa?”. Giusto, è una domanda che contiene un’affermazione: l’Europa è necessaria, anzi, indispensabile.

La globalizzazione ha attirato tanto astio, però se le nostre fabbriche rischiano di fermarsi perché si interrompe la catena globale della produzione abbiamo paura di perdere lavoro e benessere. E cosa stanno facendo i ricercatori in varie parti del mondo? Cercano una cura per tutti noi e, quando sarà stata trovata, non conterà l’identità della nazione della scoperta perché tutti i laboratori la condivideranno. E chi se non le grandi industrie del farmaco potranno produrre i rimedi per curarci?

Il coronavirus sembra che ci stia facendo mettere i piedi per terra e i puntini sulle “i”.

Anche noi, cittadini comuni, di fronte al pericolo sentiamo di appartenere ad una stessa collettività e avvertiamo quanto sia importante la solidarietà e la possibilità di aiutarsi anche solo scambiando qualche frase nei luoghi che frequentiamo: in farmacia, alla posta, nel supermercato. Serve a confermare che ci riconosciamo vicini. Rancore e rivalità vengono messi un po’ in disparte. Li tireremo fuori ad emergenza finita, ma oggi no. Anche le forze politiche si accingono ad unirsi nell’affrontare il momento difficile e, forse, persino Salvini interromperà la campagna elettorale per qualche giorno.

Resterà qualcosa di tutto ciò? Forse sì

Claudio Lombardi

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