Il governo c’è. Cominciamo dal reddito minimo garantito (di Claudio Lombardi)

Ora che c’è un governo si può dire: il 15 aprile 2013 è stata presentata alla Camera una proposta di legge di iniziativa popolare sull’istituzione del reddito minimo garantito. Le 50mila firme che devono accompagnare la proposta più le oltre 170 associazioni, movimenti, comitati, sedi di partito e sindacali che l’hanno sostenuta. Queste le credenziali di una legge pensata ed elaborata dalla società civile. Ora che si comincia a lavorare in Parlamento perché c’è un governo e c’è una maggioranza con un programma che prevede proprio l’introduzione di forme di reddito garantito è il momento di passare ai fatti.reddito minimo garantito

Che dice la proposta di legge? Il reddito minimo garantito consiste nell’erogazione di 600 euro al mese (rivalutate in base al nucleo familiare a carico del beneficiario). Somma non cumulabile con altri trattamenti di sostegno al reddito di natura previdenziale (compresa la cassa integrazione) ed assistenziali erogati dallo Stato.

Il reddito minimo può essere attribuito ai residenti in Italia da almeno ventiquattro mesi; iscritti alle liste di collocamento dei centri per l’impiego (oppure ai lavoratori autonomi, a tempo parziale, sospesi dalla retribuzione); che abbiano un reddito personale imponibile annuo non superiore ad 8 mila euro; che stiano in un nucleo familiare che non superi determinati livelli di reddito; che non abbiano maturato i requisiti per la pensione; che non siano in possesso di un patrimonio mobiliare o immobiliare superiore a livelli decisi col regolamento di attuazione della legge. Il medesimo regolamento stabilisce la soglia patrimoniale oltre la quale si perde il diritto al reddito minimo garantito (prima casa esclusa).

In aggiunta al reddito minimo le regioni e gli enti locali possono prevedere ulteriori prestazioni come abbonamenti ai trasporti pubblici, la fruizione gratuita di servizi (cultura e sport); contributi al pagamento delle forniture di pubblici servizi; gratuità dei libri di testo scolastici; contributi per gli affitti; gratuità di prestazioni sanitarie; erogazioni in denaro.

Il reddito minimo viene erogato per dodici mesi. Alla scadenza chi ne ha ancora bisogno deve presentare una nuova domanda anche per dimostrare di avere ancora i requisiti richiesti.giovani e lavoro

Ovviamente nel caso di dichiarazioni false chi ha preso il reddito minimo deve restituirlo e non può chiederlo per un periodo doppio di quello in cui ne ha beneficiato illegittimamente.

Raggiunta l’età pensionabile o i 65 anni il reddito minimo cessa. La stessa cosa accade se il beneficiario lavora (anche da autonomo) o se questi rifiuta una proposta di impiego offerta dal centro per l’impiego territorialmente competente.

La legge prevede tre deleghe con le quali il governo deve riordinare la disciplina delle prestazioni assistenziali erogate dallo Stato; riformare la disciplina degli ammortizzatori sociali, in modo tale da introdurre un sussidio unico di disoccupazione, esteso a tutte le categorie di lavoratori in stato di disoccupazione, indipendentemente dalla tipologia contrattuale di provenienza e dall’anzianità contributiva e assicurativa; stabilire un compenso orario minimo applicabile a tutti i rapporti aventi ad oggetto una prestazione lavorativa, inclusi quelli di natura parasubordinata e quelli con contenuto formativo in modo tale che non sia inferiore al reddito minimo garantito.

Questa in sintesi è la proposta che i cittadini e la società civile organizzata hanno lanciato al Parlamento. Anche la semplice lettura rivela un disegno serio e impegnativo che merita di essere preso come base dal governo o almeno dalla parte più sensibile a questo tema all’interno della maggioranza.

tasche vuoteCertamente c’è un problema di soldi perché a tutto non si può arrivare e così sembra veramente inopportuno e fuori tempo prevedere di abolire l’IMU con una spesa di oltre 4 miliardi di euro che, invece, sarebbero spesi molto meglio con questa proposta di legge.

L’IMU può aspettare e così svariate spese militari (prima di tutto i famigerati F35 e la digitalizzazione delle forze armate che messi insieme fanno decine di miliardi di euro).

Ora che c’è un governo e c’è una maggioranza vogliamo cominciare a lavorare sul serio?

Claudio Lombardi

Un commento

  • So di sembrare retrograda o conservatrice, ma vivere in un paese scandinavo dove il sussidio di disoccupazione esiste da tempo mi fa preferire altre soluzioni: personalmente preferirei un sincero sforzo di creare posti di lavoro anche pubblici, perché un sussidio rischia di divenire il contentino o la condanna per molte persone, destinate a rimanere in uno stato di povertà, private anche dello stimolo a cercare un lavoro, cosa di per sé ardua… “tanto si tira a campare” oppure prese come manovalanza ancor sempre precaria e quasi “schiavizzata”, che non può rifiutare qualsiasi lavoro venga offerto dall’ufficio di collocamento, pena la perdita anche del mini sussidio. Preferirei che quelle risorse fossero utilizzate per posti di lavoro veri che permettessero alle persone “guadagnare” il proprio pane, mettendo a frutto le loro energie e capacità. Non è con un modesto sussidio che si restituisce il senso di dignità e di valore ad una persona che si sente fallita perché – pur nel pieno delle capacità e risorse è considerata marginale per la società. Tutto il contrario…. Invece del sussidio vorrei avere la garanzia di un lavoro, anche se precario, e la garanzia di una sanità, studio, formazione, trasporti pubblici funzionanti e gratuiti. Vorrei insomma mantenere il vincolo lavorativo per il guadagno e lasciare i sussidi alle persone gravemente impedite ad esercitare un lavoro. Tutti possono e desiderano essere utili agli altri, e trovo fortemente diseducativo introdurre un simile assistenzialismo per persone capaci di lavorare. Torniamo a parlare di diritto al lavoro, non di diritto al denaro!

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