Il grande gioco della finanza e la via d’uscita per l’Europa (di Guido Grossi)

I capi di stato stanno confabulando per salvare le banche. Cerchiamo di capire.

Il sistema bancario internazionale ha un cancro: la finanza. Si prende tutta la linfa vitale. E’ solo per questo che non c’è più credito per aziende e famiglie.

Negli ultimi decenni è stato permesso alle banche che fanno credito commerciale di fare investimenti finanziari. Erano vietati. Nuove leggi hanno sistematicamente abolito tutti i divieti mentre il sistema veniva privatizzato. Perché è sbagliato?

Se io compro in borsa un titolo di una azienda che poi fallisce, perdo il mio capitale. Se una banca d’affari fa la stessa cosa, perde i suoi soldi. Ma il resto del mondo va avanti felice.

Se una banca commerciale, che raccoglie i depositi dei risparmiatori ed eroga prestiti a singoli, famiglie ed aziende specula sui mercati finanziari e perde i soldi crea problemi seri a chi ha avuto le ha dato fiducia perché le banche non investono il loro patrimonio privato bensì un grossissimo multiplo del loro patrimonio che è costituito dal denaro dei risparmiatori.

Non ci vuole uno scienziato per capire che questa commistione è una grave imprudenza. Le attività vanno separate. Eppure, non solo ciò è stato consentito, lo si è pure incentivato. Come? In due modi:

1) I regolamenti “prudenziali” (sic!) obbligano le banche ad avere un proprio patrimonio disponibile per far fronte alle eventuali perdite. Se prestano 100 euro ad un’ azienda devono accantonare 8 euro di patrimonio. Se comprano un titolo della stessa azienda devono accantonare solo una piccola frazione di 8 euro. Se comprano un derivato sul quel titolo l’onere corrisponde ad una frazione ancora più piccola. Quindi i cosiddetti regolamenti “prudenziali” incentivano l’investimento finanziario a scapito dell’economia reale.

2) Se i soldi vengono indirizzati più sui mercati finanziari che nell’economia reale, nascono inevitabilmente le bolle speculative: i valori dei titoli salgono anche se l’economia reale è ferma. Cosa fanno le banche centrali quando i mercati finanziari oscillano? Regalano montagne di liquidità alle banche private senza alcun vincolo di destinazione. Così le bolle rinascono, si spostano e continuano a crescere fino a livelli insostenibili.

Perché lo fanno? Sono forse dirette da matti o da ignoranti? No, sono in conflitto d’interesse.

Le speculazioni finanziarie hanno provocato buchi enormi nei bilanci delle banche private. Nello stesso tempo, però, hanno arricchito i loro manager ed i loro migliori clienti. Poche grandi banche d’investimento internazionali legate da intrecci azionari controllano tutta l’operatività sui mercati finanziari e sono in posizione tale da poter privilegiare alcuni clienti importanti, quelli che non perdono quasi mai, che hanno l’informazione giusta al momento giusto.

Si è creata prevalentemente così – e non con la bravura di qualcuno né con il sudore della fronte – l’élite, il famoso 1% della popolazione mondiale che dall’altalena delle bolle speculative ha tratto enormi benefici. Assieme ad un potere immenso con il quale ha potuto “comprare” la politica, l’informazione, la ricerca che avalla un certo tipo di cultura e ci infila nella testa i miti della crescita, della competizione, dei mercati e quant’altro. Un potere che è riuscito ad influenzare i governi, le banche centrali, le istituzioni sovranazionali che disegnano e mettono a punto il modello.

Chi fa i regolamenti “prudenziali”? Chi gestisce le banche centrali? Chi deve decidere se far scoppiare le bolle speculative e far fallire le banche oppure salvarle?

Organismi al confine fra il pubblico e il privato, nei quali le persone che decidono non sono scelte con metodi elettivi e democratici: sono cooptate all’interno di una cerchia di persone non propriamente larga, nata e cresciuta nella cultura neo liberista. Magari convinti in buona fede che sia il sistema migliore per far progredire il mondo. Persone comunque ricche, che appartengono all’élite ed hanno propri ingenti patrimoni personali il cui valore è fortemente legato a quel sistema.

Non ci interessano le teorie complottiste. Usiamo tempo ed intelligenza per osservare i fatti. Torniamo alle banche, piene di buchi nei bilanci. Buon senso vorrebbe che le perdite degli investimenti finanziari si esauriscano per quello che sono: capitale bruciato. Chi ha sbagliato paga e chi lo ha fatto per conto d’altri perde il posto. Vi sembra che prevalga il buon senso?

L’attuale classe dirigente e le persone che dovrebbero tirarci fuori dai problemi, cosa decideranno: di lasciar svanire quel castello di carta come sarebbe giusto? O si arrampicheranno sugli specchi per salvare il salvabile del castello nel quale sono stabilmente insediate?

Con la scusa che le banche fanno anche credito commerciale, e che quindi se falliscono rovinano le aziende e le imprese ci stanno raccontando che è nostro dovere salvarle!

Sono ammalate di cancro. Non sono curabili. Ma ci chiedono sacrifici enormi per attaccarle alla spina e salvarle.

Alzi la mano chi ha udito una proposta proveniente dagli stessi ambienti che miri a curare il male alla radice. Pannicelli caldi: Tobin tax, blind trust, nuovi regolamenti, agenzie di supervisori.. Ma pensano che la gente abbia tutta l’anello al naso??

E’ tristissimo dover constatare quanto le istituzioni dell’Unione Europea – che non ha mai avuto il coraggio di farsi Stato – si siano trasformate in strumento di difesa acritica dei mercati finanziari. Ci raccontano che, se non salviamo le banche (queste banche piene di cancro finanziario), come prevedono studi “autorevoli” le conseguenze saranno drammatiche: crollo dell’economia.. crollo degli stati.. inflazione incontrollabile, recessione, disperazione. Ci spaventano per indurci ad accettare nuovi sacrifici. Nuovo debito pubblico che con l’altra mano ci stanno imponendo di ridurre!!

L’unica certezza è che, se fallissero queste banche, a crollare con fragore sarebbe sicuramente la ricchezza ed il potere dell’élite che da questo sistema privato ha tratto enormi e ingiustificati profitti e privilegi. Solo dalla separazione delle due attività e dal conseguente fallimento della finanza speculativa, si potranno liberare, finalmente, le risorse per la crescita del benessere dei cittadini. Magari a qualcuno sarà già venuto in mente che questo sarebbe un buon motivo per tentare di toglierci la democrazia: perché i cittadini se correttamente informati e resi partecipi ridiventano sovrani e, prima o poi, scoprono quale sia la scelta più giusta e più conveniente per loro. È appena il caso di ricordare che la nascita del neoliberismo alcuni decenni or sono nacque proprio da questo ragionamento.

Guido Grossi

Un commento

  • Filippo Crescentini

    L’Unione Europea “che non ha mai avuto il “””coraggio””” di farsi Stato”. Coraggio???? Cosa significa, Grossi?

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