Il M5S in stallo tra miti e incapacità politica (di Claudio Lombardi)

Un passaggio del discorso di Grillo a San Giovanni dice molto di una cultura e di un problema. Grillo ammette di essere ricco, ma di esserlo in virtù del suo lavoro contrapponendosi a Bersani definito come “parassita”. Ora, il lavoro di Grillo è quello di comico; quello di Bersani da molti anni è quello di un politico con ruoli istituzionali (Presidente della regione Emilia-Romagna; Ministro dell’industria; Ministro dei trasporti; Ministro dello sviluppo economico) a cui si è aggiunta dal 2009 la direzione del Pd.

comici politicaParassita in quanto politico dunque mentre in quella piazza stava chiedendo i voti per mandare a fare il lavoro politico e istituzionale i rappresentanti del M5S. Contraddizione clamorosa, ma applausi scroscianti della folla.

Politici parassiti e inutili per la società? La verità è ogni società può benissimo fare a meno di un comico, ma non può fare a meno di chi si occupa di far funzionare le istituzioni né di chi si dedica alla cura degli interessi della collettività cioè alla politica.

italiano arrabbiatoConfondere le (enormi) responsabilità di tanti politici con la funzione che svolgono politica e istituzioni significa fare confusione per dare soddisfazione a chi ha voglia di sfogarsi, ma non vuole fare i conti con la comprensione dei problemi e con l’elaborazione delle soluzioni.

D’altra parte è l’esistenza stessa del M5S che si fonda su questa confusione perché il movimento è sicuramente un canale di sfogo e di discussione, ma non serve per decidere le politiche. Al massimo serve per compilare un elenco nel quale accanto al reddito di cittadinanza ci stanno i parcheggi condominiali per le biciclette in un miscuglio tra esperienze e punti di vista particolari incapaci di generare proposte politiche vere. Ormai il cosiddetto programma del M5S è stato vivisezionato in tanti commenti, ma colpisce che ancora non si sia tradotto in proposte più chiare. Forse non ne sono capaci i militanti del M5S? No, la risposta è che in quell’organizzazione magmatica, liquida e destrutturata nessuno è autorizzato a decidere all’infuori del duo Grillo – Casaleggio e dello Staff.

Il M5S o, meglio, Grillo è stato capace di agganciarsi ad alcuni miti in circolazione da tanto tempo e di usarli per acchiappare i voti. Il primo mito è che ci sia una “naturale” purezza dei popoli inquinata dalla politica in generale e peggio ancora se è espressione di un regime democratico. È questo mito che permette visioni molto semplicistiche per le quali basta “mandarli tutti a casa” per rifondare una comunità sui valori dell’onestà e dell’interesse generale.

Un secondo mito è che non ci sia bisogno di nessuna organizzazione nella quale si raccolgano le proposte e le si elabori per trasformarle in progetto. Questo mito vede solo soluzioni dirette e semplici e si manifesta con la doppia illusione che uno-vale-uno e che chiunque saprebbe gestire gli affari pubblici partendo dalla sua quotidiana esperienza di vita. In pratica è l’esaltazione della politica come conquista del potere che fonda la propria forza sulla forza stessa ed è un gigantesco imbroglio perché chi dispone della forza sono pochi e incontrollabili capi carismatici gli unici che non contano UNO bensì TUTTO perché non sono sottoposti ad alcun controllo e stanno sopra tutte le procedure e i regolamenti che loro hanno scritto e che riguardano sempre gli altri.partecipazione M5S

Un terzo mito è che la partecipazione si possa realizzare su internet e possa sostituire qualunque altro meccanismo di formazione del consenso, così, semplicemente, con i commenti a un blog come ha fatto e fa Grillo col M5S.

Sono tre miti che fotografano una gigantesca contraddizione tra la spinta al cambiamento che è venuta da milioni di elettori e l’effettiva capacità del M5S di trasformarla in fatti e atti politici sensati e concreti.

Di fatto il M5S è in stallo anche se appare come l’ago della bilancia e riesce solo a ripetere ossessivamente il mantra “mandiamoli tutti a casa” oppure “non ci alleiamo con nessuno”. Di fronte ad una decisione importante come quella di formare un governo che guidi l’Italia in questo drammatico periodo di crisi il M5S continua a richiamare gli eletti ad una disciplina di gruppo ferrea che nascerebbe da un regolamento legato all’accettazione delal candidatura. UN REGOLAMENTO! Non una linea politica decisa in modo democratico e trasparente. Come proposta per il Paese ci si limita a rielencare venti punti tratti da un programma già di per sé generico e vacuo. Insomma lo stallo c’è e con queste premesse il fallimento politico del M5S rischia di diventare un problema serio.

Claudio Lombardi

5 commenti

  • Lisa sì Grillo si mette sullo stesso piano dei partiti nel momento in cui non parla chiaro, si esprime con frizzi e lazzi, tappa la bocca agli eletti e impedisce che altri parlino oltre a lui e alle persone che lui ha nominato, e, infine, lascia appesa la domanda sul “che fare” per gli italiani

  • allora Francesco lungi da me l’idea di diventare più fico. Posso anche aver scritto imprecisioni, ma dimmi tu quali e contestale. Gabi il fallimento dei partiti tradizionali E’ un problema serio, il rischio si è già avverato

  • Trovo il comportamento di Grillo dittatoriale e non lascia nessun spazio al libero arbitrio.L’inconcludenza dell’azione politica e’ una zavorra in piu’ per l’Italia che avrebbe bisogno di persone con specifiche competenze per contrastare la recessione.Mi sembra che Grillo si metta sullo stesso piano dei partiti politici tradizionali, quello di parlare molto e concludere poco.

  • come al solito si fa disinformazione per risultare più fichi! complimenti per questo pezzo scritto a casaccio

  • Il fallimento di PDL e PDmenoL rischia di diventare un problema serio. Paura eh!

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