Il motore del futuro: lezioni dagli USA (di Claudio Lombardi)

Nel diluvio di commenti sull’elezione di Obama è difficile dire qualcosa di originale che non sia già stato detto o letto. Eppure ci sono alcune riflessioni che vale la pena comunque proporre perché toccano aspetti cruciali della politica in generale e del modo di agire di una forza progressista.

Molti potrebbero contestare già questo punto di partenza perché non considerano il Partito Democratico USA una forza progressista. Che lo sia o meno, però, non lo decide un articolo o un saggio o una dichiarazione per il semplice motivo che lo ha già deciso la storia. Negli USA la sinistra o centro sinistra o la parte progressista che dir si voglia è il Partito Democratico. Che poi spesso non si sia comportato come tale è un altro discorso che potrebbe essere rivolto ad altri partiti in tanti altri paesi del mondo. La coerenza, si sa, è più facile rivendicarla dagli altri che praticarla direttamente.

Della campagna elettorale USA sappiamo molto, ma soprattutto si è parlato di soldi: quanti ne ha raccolto Obama, quanti ne ha raccolto Romney. Ben poco sappiamo di quello che hanno fatto i militanti dei due partiti e poco di quanto gli americani abbiano partecipato al confronto aspro, ma ricco che ha coinvolto i due candidati. Abbagliati dal luccichio dell’oro abbiamo un po’ trascurato ciò che accadeva fra gli esseri umani. Da alcune cronache, da alcuni dettagli sembra, invece, che questo aspetto sia stato fondamentale. I soldi sono serviti ad attirare l’attenzione e ad attizzare il dibattito e lo scontro con un diluvio di spot televisivi certo, ma un ruolo, forse altrettanto importante, lo hanno avuto le telefonate a casa degli elettori, il lavoro porta a porta e la preparazione degli eventi pubblici.

Abbiamo così scoperto che la politica negli USA non è fatta solo di media, ma anche di gente in carne e ossa e che la ricerca di un contatto diretto con i cittadini resta sempre uno degli strumenti fondamentali delle campagne elettorali e, quindi, della politica.

Per noi italiani che, tante volte, abbiamo guardato agli USA per farne un nostro modello nei più diversi campi è una bella scoperta. Se la capiamo bene, magari riusciamo a farla nostra prima che passi quel lasso di tempo che sempre separa l’originale dalle imitazioni. In realtà, basterebbe che guardassimo alla tanto vituperata Prima Repubblica per capire che anche noi abbiamo un “originale” a cui rifarci: il partito di massa radicato nel territorio, con migliaia di sedi frequentate dai cittadini e con quella trasparenza e quel controllo impliciti e inevitabili quando le persone, tante persone, si coinvolgono direttamente e partecipano. Non c’è più quel tipo di partito? E allora? Si può sempre rifare e comunque ci sono le associazioni e i movimenti della cittadinanza attiva. E se non partecipano alla politica che senso hanno?

Altra riflessione riguarda la correttezza e il senso delle istituzioni che hanno i politici negli USA. Il riconoscimento senza recriminazioni della vittoria è qualcosa che abbiamo visto già diverse volte. La trasparenza che viene imposta a chi si impegna in ruoli pubblici pure. Siamo stati spettatori di vicende (francamente per noi inimmaginabili) che hanno toccato gli aspetti più intimi della vita del Presidente Clinton. Abbiamo constatato la “spietatezza” con la quale viene colpita la menzogna, la slealtà e la disonestà di un uomo pubblico. Ecco un modello da copiare senza se e senza ma. Noi che siamo abituati a politici condannati e pluriinquisiti che discettano di sottili questioni giuridiche o che si dichiarano perseguitati politici anche quando organizzano orge con prostitute minorenni o truffano lo Stato e sempre vogliono restare al loro posto dovremmo imparare dagli USA. Imparare e imitare, ma subito perché il nostro sistema distrugge la fiducia nello Stato e nella legalità.

L’ultima riflessione parte dall’affermazione di Obama che ha detto di tornare alla Casa Bianca più determinato che mai. Ebbene sì di questa determinazione c’è un gran bisogno perché (sta scritto in tutti i commenti) Obama ha corso il rischio di non essere rieletto non solo e non tanto per le promesse non mantenute, ma per aver dato l’impressione di non avere il coraggio e la fermezza di provarci a mantenerle.

Ecco un altro bell’insegnamento: una forza progressista non può solo moderare i contrasti e mantenere gli equilibri esistenti. Ciò contraddice le ragioni della sua stessa esistenza. Esiste perché c’è bisogno di rinnovamento e di progresso e se non si impegna con coraggio anche “gettando il cuore oltre l’ostacolo” chi di quel cambiamento ha bisogno non ci metterà il suo di cuore.

Ricordiamocene noi italiani che vogliamo essere progressisti o di sinistra. Il cuore e la passione delle persone sono essenziali per mettere su basi solide visioni, ideali, sogni che alimentano il futuro. Ma il cuore e la passione non si comprano coi soldi, si conquistano con il dialogo e con la partecipazione.

Claudio Lombardi  

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