Il Movimento contro i cartelloni come paradigma dell’intervento civico nella gestione della cosa pubblica (di Roberto Crea)

INTRODUZIONE

A Roma le cose già non andavano benissimo, ma la nuova amministrazione Alemanno è riuscita a creare un vero e proprio far west della cartellonistica stradale con la sciagurata delibera 37/2009.

In sostanza si è applicata una deregulation del settore che ha portato in pochi mesi all’installazione per le strade della città, nei giardini pubblici, in vicinanza di monumenti e aree tutelate di decine di migliaia di impianti (cartelloni) di varia foggia e dimensione da suscitare lo scandalo non solo a livello nazionale, ma anche all’estero. Il tutto in violazione o in deroga alle normative esistenti.

Stiamo parlando di un giro d’affari di circa 4-500 milioni di euro che hanno portato nelle casse del Comune circa 22 milioni lo scorso anno.

LA BATTAGLIA CIVICA

Poco dopo il varo della delibera, singoli cittadini, comitati e associazioni hanno deciso di reagire e hanno costituito il “Comitato Promotore per la Delibera di Iniziativa Popolare per la modifica della delibera 37/2009”. Cittadinanzattiva ha aderito fin dall’inizio e si è resa protagonista di questa battaglia di civiltà.

In tre mesi,  nell’estate 2010, sono state raccolte oltre 10.000 firme di cittadini romani, quando la soglia minima è 5000.

Non è stato facile, perché la crisi economica allora incipiente e la consapevolezza in molti della deriva civile e morale del Paese portava a sottovalutare – tramite la diffusione del noto e ahimè bipartisan “benaltrismo” (sono ben altri i problemi da risolvere) – gli aspetti legati alla legalità, alla sicurezza della circolazione e al decoro di una città che è la capitale del patrimonio culturale, monumentale e artistico per il mondo intero.

Quindi abbiamo dovuto intraprendere anche una colossale opera di informazione e sensibilizzazione, in una prima fase praticamente privi di strumenti di comunicazione di massa e politicamente isolati.

Finita con successo la raccolta firme, abbiamo depositato la delibera e strutturato una strategia per sostenerla, facendo prima di tutto crescere la consapevolezza dei cittadini sul problema e in generale sul diritto dovere di intervenire per difendere i propri diritti in modo partecipato e attivo.

Poiché, come società civile, crediamo nelle istituzioni al di là di chi si trova a rappresentarle pro tempore, ci siamo avventurati in ben due formali tavoli di lavoro con l’Assessorato competente, quello al Commercio, per cercare, fiduciosi delle nostre buone ragioni. Dopo pochi mesi siamo usciti da uno di essi – quello più operativo e più facile da valutare -, sempre più convinti che il concetto di partecipazione civica è la cosa più lontana dalla cultura della nostra classe politica attuale. Il secondo si è concluso con la presentazione di una serie di modifiche al Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari in fase di sviluppo: nessuna delle nostre richieste formali è stata raccolta, ufficialmente per motivi procedurali.

Nei mesi successivi, grazie anche alla credibilità che ci siamo conquistati sul campo con una serie di contatti chiave e di iniziative di successo anche mediatico, abbiamo avuto accesso ai media locali e nazionali e dato risonanza enorme al problema, mettendo in seria difficoltà una classe politica impreparata e in gran parte complice o indifferente ai temi della legalità e della sicurezza. Un drammatico incidente stradale determinato da un impianto pubblicitario abusivo collocato al centro di uno spartitraffico largo un metro su una strada consolare ha causato la morte di due ragazzi lo scorso ottobre, e questo ha cambiato la consapevolezza del fenomeno.

Dopo interventi formali del Prefetto e una diffida legale (violazione grave del regolamento comunale in termini di tempi di discussione e votazione delle delibere di iniziativa popolare) la delibera è giunta in consiglio comunale ed è stata bocciata con una votazione che ha visto solo un componente della maggioranza sostenere in aula con il voto la battaglia di migliaia di cittadini. Tuttavia la nostra mobilitazione continua, dobbiamo solo cambiare strategia. Abbiamo ragione e ne verremo a capo, ne siamo convinti.

LA RIFLESSIONE

E’ triste pensare che la Società Civile venga vista da gran parte della politica e dell’amministrazione come un avversario anziché come un vigile alleato anche se critico. Gli strumenti a disposizione dei cittadini non sono molti e si devono scontrare con il “potere” della politica che può decidere con un voto quello che si farà e quello che non verrà fatto. Ci si trova alla fine a dover ricorrere ad istanze che dovrebbero essere l’estrema ratio quali la magistratura, quando il problema avrebbe potuto e dovuto venire risolto, con le necessarie mediazioni, molto prima. Non è un elemento di frustrazione, ma di rabbia vedere che le logiche applicate sono quelle della “vecchia” politica, fatta di schieramenti “a prescindere”, di critiche all’avversario per la sua appartenenza e non per quello che dice o che promuove. I temi civici sono di tutti, ma la cultura di molti componenti dell’amministrazione pubblica e di moltissimi, troppi politici, non riesce ad andare oltre gli schieramenti ideologici, mentre la cittadinanza – e non solo quella più avanzata culturalmente –  è già oltre.

Il lavoro di raccordo, costruzione di reti eterogenee ma unite sugli obiettivi e sulla strategia, la valorizzazione delle differenze e delle competenze, il confronto e l’ascolto sono gli strumenti che i cittadini devono mettere in campo, insieme al coraggio di rendersi visibili in prima persona, ma non da soli perché dietro molti problemi ci sono organizzazioni pericolose, come nel caso dei cartelloni di Roma.

Bisogna infine avere il coraggio di riconoscere che oggi manca proprio la cinghia di trasmissione tra i cittadini e le sedi nelle quali vengono prese le decisioni che li riguardano: questo vale a molti livelli e in tutti gli schieramenti. Se non si riuscirà a ricostruire questa cinghia virtuosa, a ricreare la rappresentanza nelle sedi istituzionali e a guardare ai problemi e alle soluzioni piuttosto che alle tessere e alle appartenenze, la spaccatura tra società civile e politica sarà sempre più profonda e sempre più difficile sarà la possibilità di incidere sulle scelte che fanno della nostra vita un percorso più facile e solidale o più difficile e tristemente individualista.

Roberto Crea coordinatore Assemblea territoriale Cittadinanzattiva Roma centro

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