Il nemico da sconfiggere: i costi occulti da disservizio (di Fabio Pascapè)

Viviamo tempi difficili. Il potere di acquisto del nostro reddito è in calo. Per avere un’idea della situazione delle famiglie in Campania dobbiamo considerare che, ad esempio, 23 famiglie su 100 arrivano a fine mese con difficoltà, che 41 famiglie su 100 non riescono a sostenere spese impreviste, che 16 famiglie su 100 sono state in difficoltà almeno una volta nell’ultimo anno nel pagare le bollette, nell’acquistare generi alimentari e nell’affrontare spese mediche.
Tale situazione viene resa ancora più delicata dal fatto che ogni giorno, spesso anche inconsapevolmente, il nostro reddito viene ulteriormente eroso perché con esso dobbiamo sostenere “costi occulti”.

Ma cosa intendiamo per costi occulti? Quei costi legati ai disservizi, alle disfunzioni, ai malfunzionamenti, alle lentezze, alle incongruenze della Pubblica Amministrazione.
Prendiamo ad esempio i servizi scolastici. Per quel che concerne gli asili nido comunali una ricerca della Fondazione Civicum di Milano ha mostrato come, ad esempio, Napoli offra una fascia oraria giornaliera di copertura del servizio di appena sette ore a fronte delle dieci ore offerte da Milano, Roma e Torino. Questo significa che molti non si rivolgono proprio al servizio pubblico perché troppo distante da quello che è il bisogno. Questo significa ricorrere, laddove possibile, alla rete familiare, ai vicini, agli amici o significa assumere una baby sitter. Naturalmente sempre se se ne hanno le possibilità.

Lo stesso dicasi anche per coloro i quali utilizzano il servizio che, allo stesso modo, sono costretti a ricorrere ai familiari o a baby sitter per integrare una fascia oraria così ridotta. La situazione assume aspetti grotteschi se si pensa che inevitabilmente, la fascia oraria piena di fruizione viene garantita, normalmente, solo alla fine di ottobre e cioè quando parte la refezione scolastica. Per non parlare deI fenomeno dei ponti per i quali le scuole chiudono nei giorni inseriti tra due festività: incubo sempre in agguato che getta la sua ombra sinistra su un’organizzazione familiare prossima al collasso. Anche le consultazioni elettorali giocano il loro ruolo in quanto in alcune realtà comunali per il loro svolgimento utilizzano gli edifici scolastici e questo significa altre interruzioni, spesso lunghe, nella erogazione di un servizio che sembra più pensato per chi lo eroga che non per chi ne fruisce.

Altro esempio il trasporto pubblico. Quanti di noi possono dire che avere un’automobile è una libera scelta? O forse è una vera e propria necessità legata al fatto che il trasporto pubblico non funziona a dovere? Occorre riflettere sul fatto che un’automobile di piccola cilindrata incide per circa 4.000,00 euro l’anno…senza utilizzarla molto però! Ammortamento, manutenzione, carburante, parcheggiatori (più o meno abusivi), etc.. Qui emerge un paradosso. La faticosa ricerca di un alloggio con un fitto contenuto oppure un mutuo d’acquisto sostenibile porta le persone a spostarsi in periferia o nei piccoli centri immediatamente a ridosso delle grandi città. Questo le costringe a dotarsi di una o più auto che finiscono con l’assorbire in termini economici tutta la convenienza dell’abitare appunto in periferia o nei piccoli centri. Per non parlare della dispendiosità dell’auto in termini di tempi di vita e di stress. Ma questa è un’altra storia.

Ancora un altro esempio: i servizi sanitari. Chi è che alle prese con un problema di salute di un proprio caro appena appena più preoccupante non pensa di rivolgersi ad uno specialista privato? Per non parlare poi della necessità di effettuare un intervento chirurgico. Spesso e volentieri per evitare attese lunghe e snervanti si opta per l’intramoenia con quello che comporta in termini economici.

Altro esempio: gli sportelli pubblici. Avete mai provato ad immaginare il tempo che trascorriamo in fila per un pagamento ad un ufficio postale, per un adempimento all’INPS, per un accertamento all’Agenzia delle Entrate? È tempo prezioso perché sottratto ai familiari, agli svaghi, alla vita di relazione. Ma è anche tempo sottratto al lavoro, in quanto, gli orari degli uffici pubblici tendenzialmente vengono costruiti senza tenere conto del fatto che, spesso, gli utenti per potervi accedere devono richiedere un permesso dal lavoro che poi dovrà essere recuperato.
Qualche anno fa fu emanata una norma che prevedeva e prescriveva la redazione di Piani dei Tempi e degli Orari che consentissero appunto di ottimizzare i tempi ed i modi di erogazione dei servizi integrandoli con i tempi di vita dei cittadini. Salvo qualche esperienza d’eccellenza che ha interessato prevalentemente i Comuni del centro nord, l’attenzione ad uno strumento così promettente è progressivamente calata.

La domanda a questo punto è: quanto incidono questi disservizi sul nostro reddito, sulle nostre attività imprenditoriali? Non è semplice dare una risposta. Quello che è certo è che sosteniamo costi che potremmo non sostenere se solo l’organizzazione delle nostre città migliorasse, se ci fosse – in chi decide – una visione d’insieme, se fosse possibile per tutti i portatori di interessi rappresentare il proprio punto di vista facendo sì che possa diventare parte integrante della decisione pubblica. E allora? E allora tutti, e dico tutti, i servizi al cittadino dovrebbero essere corredati da una carta della qualità dei servizi costruita con gli utenti/committenti, che contenga i livelli qualitativi minimi di erogazione dei servizi medesimi, che sia nota, che sia facilmente consultabile, che sia stampata in un formato tascabile, che sia aggiornata tutti gli anni, che renda semplice reclamare per un disservizio.
Un sogno ad occhi aperti? Ma no! C’è una legge dello stato: il comma 461 della Finanziaria 2008. Gli enti locali in sede di stipula dei contratti di servizio, prescrive il comma 461, devono prevedere l’obbligo per il soggetto gestore di emanare una «Carta della qualità dei servizi» redatta d’intesa con le associazioni di tutela dei consumatori e con le associazioni imprenditoriali interessate. Questa Carta deve contenere gli standard di qualità e di quantità relativi alle prestazioni erogate, le modalità di accesso alle informazioni, quelle per proporre reclamo e quelle per adire le vie conciliative e giudiziarie. Debbono essere perfino previste le modalità di ristoro dell’utenza in caso di inottemperanza.

Sotto il profilo della partecipazione è previsto un meccanismo periodico di verifica, con la partecipazione delle associazioni dei consumatori, dell’adeguatezza dei parametri quantitativi e qualitativi del servizio erogato, ferma restando la possibilità per ogni singolo cittadino di presentare osservazioni e proposte in merito.

Dunque Carta dei servizi e reddito sono molto più legati di quanto non si possa immaginare ad un primo esame. Migliorare i redditi significa sempre di più anche alleggerirli dei costi occulti con una Pubblica Amministrazione di qualità, efficiente e socialmente responsabile. Tanto si è fatto ma tanto resta da fare. E pure questo è un modo per aumentare il reddito effettivamente a disposizione delle famiglie perché il reddito serve per comprare beni e servizi. E se i servizi rendono poco perché sono male organizzati o sono gravati dalla mala gestione parassitaria è inutile tentare di spremere il cittadino con tariffe più care come, purtroppo, sta avvenendo negli ultimi anni.

Fabio Pascapè Cittadinanzattiva Napolicentro

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