Il precariato: sono i giovani i veri colpevoli? (di Flora Frate)

Il ministro Fornero insiste che i giovani vogliono lavorare stando vicino a mamma e papà. Monti afferma che il posto fisso è noioso e si dice, inoltre, che chi guadagna 500 euro al mese è uno sfigato al pari, dunque, di una persona che si laurea in ritardo, quasi a costruire un parallelismo di questo tipo: “ lo sfigato che si laurea in ritardo guadagna 500 euro al mese”.

In qualità di rappresentante degli studenti e dei precari, cercherò di fare un punto della situazione basandomi sulla mia esperienza personale oltre che istituzionale. Un  laureato alla triennale, età compresa tra i 22 e 23 anni, non aspira (ancora) di sicuro al posto. Ascoltando le testimonianze di molti giovani studenti, posso affermare che l’aspettativa  del posto fisso non emerge e le motivazioni sono molteplici:

1) la coscienza del futuro non è ancora sviluppata; 2) la necessità è il completamento del percorso  di studi, al Nord quanto all’estero; 3) i giovani credono di investire nello studio per garantirsi le competenze necessarie alla realizzazione dei propri  progetti di vita; 4) perché, riportando l’esempio dei sociologi non sanno come spendere la propria laurea nel mercato del lavoro.

Non potendo lavorare gli studenti  aspirano ad  un tirocinio sia per  sviluppare competenze specifiche e pratiche – prevalentemente per i laureati nel settore umanistico –  sia per un efficace ed efficiente servizio di orientamento al lavoro. Il Sud, poi, soffre di un basso feedback tra la  laurea/ tirocinio/lavoro. In Campania abbiamo assistito ad un investimento regionale nella  formazione fine a se stessa e senza reali sbocchi lavorativi.  Softel e Almalaurea, servizi  telematici di orientamento al lavoro e all’università, non hanno mai soddisfatto gli studenti.

Una volta laureati non si trova altro che call center e centri commerciali. Se l’unica alternativa valida al contratto atipico sembra essere il posto fisso, è chiaro che si preferisce  la certezza di quest’ultimo. Or dunque, se la figlia della Fornero lavora a Torino, comoda affianco alla mamma, di quali giovani stiamo parlando? È chiaro che questo governo non conosce la situazione  reale dei giovani.

Dobbiamo renderci conto che le varie riforme universitarie non hanno affrontato i problemi in maniera risolutiva.  Dal 2000 al 2012  migliaia di studenti precari e senza lavoro sono parcheggiati ancora all’università. E dunque chi sono gli sfigati? Gli studenti, i giovani  o i ministri al governo?  Oltretutto, la scelta  tra i diritti e il lavoro è improponibile.

Noi abbiamo diritto sia all’articolo 18 sia al lavoro. Il sindacato, la Cgil, deve riflettere su stessa: la nuova generazione non ricorre più al sindacato perché non si sente adeguatamente rappresentato. La Cgil deve iniziare a fare un’attenta analisi e recuperare il suo antico valore storico.  Come al tempo della catena di montaggio ha salvato migliaia di operai e figli di operai, cosi oggi la Cgil deve rappresentare la salvezza dei precari e dei figli dei precari.

Flora Frate

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