Il sentiero stretto di Renzi (di Claudio Lombardi)

esperimento governo RenziMa perché l’ha fatto? Renzi ha scatenato un putiferio sia dentro che fuori del PD. Dentro, però non nei gruppi dirigenti quasi compatti a dirgli “vai tranquillo”, ma tra i militanti. Fuori, nell’opinione pubblica più attenta ed esigente. E tutti gli altri? Tutti gli altri erano e sono spettatori delusi, stufi di un modo di fare politica che appare sempre meno comprensibile e quasi rassegnati a che non cambi nulla.

Il primo a non cambiare nulla è stato il governo dimissionario, nato sull’onda di un’emergenza resa tale da coloro che volevano solo evitare di imboccare strade diverse.

Ha ragione Civati: “ il modo ancor m’offende”. La manovra rozza che ha defenestrato Letta è stato un brutto spettacolo di quelli che squalificano la politica e i partiti. Ma, modo a parte,  vogliamo dimenticare lo scontento quasi generalizzato per le cose non fatte, per il contrasto netto tra dichiarato e realizzato, per gli obiettivi insensati perseguiti a tutti i costi  in un’idolatria della stabilità declinata solo come supina accettazione di ricatti e diktat di “pirati” e “vecchie volpi” della politica?

dubbi su governo LettaVogliamo ignorare, a proposito di riforme, che quella elettorale era uno degli obiettivi fondanti del governo delle larghe intese e che è stata usata (insieme alla pretesa di riscrivere la Costituzione) spudoratamente per prendere tempo rischiando pure di fare dei danni come lo stravolgimento delle procedure di revisione costituzionale?

Quante volte questo impegno è stato strombazzato e rivenduto dallo stesso Letta che ci ha messo la faccia sapendo benissimo che non era possibile arrivare ad una conclusione?

Vogliamo dimenticare che l’abolizione dell’IMU prima casa nel 2013 è costata miliardi di euro che sono venuti a mancare per impieghi più sensati?

buropoliticaLasciamo perdere che dei tanti provvedimenti del governo (Letta e Monti persino) ben pochi siano arrivati all’attuazione secondo le statistiche che puntigliosamente ripropone Il Sole24ore. Lasciamo perdere perché bisognerebbe chiedere a questo governo dimissionario cosa ha fatto contro l’onnipotenza dell’alta burocrazia titolare di un potere esorbitante dato che sia la scrittura delle leggi che la loro attuazione passa dalle sue mani.

Si poteva fare diversamente? Forse no o, forse, sì. Certo è che i segnali di esasperazione non sono mancati. Persino Prodi ha invitato giorni fa Letta a rischiare di più; persino la Confindustria lo ha minacciato di invocare le elezioni anticipate con tanto di manifestazione di piazza di artigiani e piccoli imprenditori contro la politica del governo.

Perché il governo si è appiattito sul mantenimento della stabilità condannandosi a fare poco e male? Forse perché è mancata l’iniziativa del maggior partito di governo, il PD. Lo si è detto più volte nel corso di questo primo anno di legislatura, ma ben poco è cambiato fino all’8 dicembre giorno dei risultati delle primarie che hanno portato Renzi alla guida del partito.

Colpa di Letta se il PD è stato fermo? No. Poteva il PD continuare a stare fermo? No. L’iniziativa clamorosa di Renzi sulla legge elettorale ha messo fine ad un traccheggiamento indecente non interrotto nemmeno dalla sentenza della Corte Costituzionale. Non doveva fare il patto con Berlusconi? E allora cosa doveva fare se era passato quasi un anno di chiacchiere inutili?

chiacchiere inutiliLe critiche e le polemiche sono una specialità della politica italiana nella quale tutti si mobilitano quando c’è da bloccare qualcuno, ma poi scompaiono quando c’è da decidere qualcosa. Anche adesso fioccano le critiche, ma, a parte Civati che ha sempre avuto una posizione chiara (programma limitato, legge elettorale, elezioni), tutti gli altri, interni ed esterni al PD, cosa hanno saputo fare di concreto per sbloccare la situazione? Nulla.

Ora bisogna fare i conti con un impegno preso da Renzi che appare irrealistico: arrivare alla fine della legislatura. È evidente che lo doveva dire e che dovrà provare a farlo, ma è altrettanto evidente che la strategia non può che essere quella di Civati pur se reinterpretata da Renzi: programma limitato, legge elettorale un minimo di riforme costituzionali (il Senato) e poi al voto. Con questa maggioranza non ha senso pensare di fare di più, mentre ha molto più senso pensare a vincere le elezioni e a formare una maggioranza compatta. È facile, quindi, immaginare una condotta del governo che demitizzerà la stabilità puntando ai risultati. Renzi sa benissimo che o farà così o tornerà a Firenze e nemmeno da sindaco

Claudio Lombardi

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