Il sistema giudiziario rischia il blocco per i tagli del Governo (di Claudio Lombardi)

L’Associazione nazionale magistrati lancia l’allarme: dopo i tagli della finanziaria il complesso sistema informatico che presiede al lavoro dei magistrati e degli uffici giudiziari rischia di bloccarsi per mancanza di manutenzione. I fondi per le spese informatiche erano di 85 milioni nel 2008, scesi a 58 l’anno successivo e ancora a 45 l’anno scorso. Per il 2011 il ministero dell’economia ha previsto uno stanziamento di circa 28 milioni contro una richiesta del ministero della giustizia di 60. In pratica se si blocca un pc o salta una rete informatica di un tribunale quest’anno non ci saranno i soldi per riparare i guasti.

Sembra di essere tornati all’estate dell’anno scorso quando, di fronte alla manovra prevista dal Governo, insorsero i sindacati di polizia che, in rappresentanza di tutti i lavoratori della sicurezza denunciarono una situazione paradossale che vedeva tagli alle spese per il carburante delle pattuglie, la riduzione delle volanti in servizio e delle altre spese necessarie per l’operatività della polizia di Stato. Sui giornali si lessero cronache grottesche sulla situazione di commissariati e questure alle prese con la riduzione dei finanziamenti. E questo in un momento in cui i leader del Governo denunciavano l’insicurezza e l’assenza di controllo del territorio come uno dei mali peggiori che colpivano i poveri cittadini.

Come nel caso della giustizia con una faccia si denuncia un male – l’insicurezza o la lentezza dei processi – con l’altra si ordina di tagliare risorse vitali per il funzionamento di settori delicati per lo Stato e per la società tutta. Poi, quando il guaio è fatto ci si mette in mostra sui telegiornali dichiarando che bisogna rimediare ed impedire più gravi danni.

Sembra un gioco delle parti e, in effetti, lo è. E tutto per salvare capra e cavoli, ossia presentare un bilancio pubblico che taglia le spese, (ma non alle clientele che si alimentano della spesa pubblica) e tirando indietro la mano non appena l’opinione pubblica si accorge che sono stati combinati guai veri.

Ci stanno forse prendendo in giro i politici che siedono al Governo? Sì ci stanno prendendo in giro. Si comportano come se fosse normale progettare, decidere, sostenere ed approvare tagli di spesa in una procedura che prende diversi mesi e poi non tener conto e disinteressarsi delle conseguenze lasciando a chi ci lavora il compito di lanciare l’allarme.

E allora che ci stanno a fare al Governo? I giornali raccontano di un ministro della giustizia furioso con il suo collega dell’economia. Ma furioso oggi, 5 gennaio, e non nei mesi scorsi quando le decisioni oggi attuate sono state studiate e prese. Anche qui: presa in giro di noi cittadini creduloni.

Meno male che ci sono le associazioni di categoria come l’ANM  e i singoli magistrati che tengono più all’efficienza del sistema giudiziario di quanto ci tenga il Governo che nemmeno si rende conto di quel che combina e tenta sempre di correre ai ripari quando scoppiano le emergenze da lui stesso causate.

Meno male anche che ci sono i cittadini ai quali serve assolutamente che la giustizia funzioni e che si preoccupano di monitorarne lo stato come da un po’ di tempo sta facendo Cittadinanzattiva che ha presentato poche settimane fa un rapporto sullo stato della giustizia in Italia (per il testo www.cittadinanzattiva.it). In una dichiarazione rilasciata oggi la responsabile nazionale del settore – Mimma Modica Alberti – ricorda che “la decisione del Governo di destinare meno fondi al sistema giustizia, tra le altre cose, non farà che allungare la già eccessiva durata dei procedimenti, rendendo di fatto ancora più salato il conto che il nostro Paese paga in termini di sanzioni comminate dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo con il risultato  che viene sempre più messo a rischio un servizio universale di fondamentale importanza per la cittadinanza”. Inoltre, risulta “sorprendente l’immobilismo del Ministero della Giustizia. Piuttosto che avallare silenziosamente simili circoli viziosi, sarebbe il caso che avvii una radicale opera di razionalizzazione ed eliminazione degli sprechi. Dal nostro punto di vista, appare urgente una revisione delle circoscrizioni giudiziarie e una verifica sulla utilità per i cittadini degli uffici giudiziari italiani a partire da quelli i cui organici risultano al di sotto delle 10 unità. Allo stesso tempo andrebbero chiusi o accorpati almeno 100 Uffici dei Giudici di Pace, provvedendo a verificarne sia l’effettiva utilità che il numero dei casi trattati e il bacino di utenza di riferimento. Caro Ministro Alfano, è chiedere troppo?”.

Non è ovviamente la sola Cittadinanzattiva a preoccuparsi di denunciare la situazione e a proporre soluzioni. Ciò che colpisce, però, è la maturità e la serietà di un movimento di cittadini che si fa carico di un problema cruciale per la collettività.

Sarebbe una buona cosa se i politici della maggioranza imparassero da questi esempi cosa vuol dire prendersi cura dei beni comuni e dell’interesse generale.

Ma forse è tempo che la politica sia profondamente riformata e che cambino mestiere tutti quelli che da decenni hanno sfruttato la politica per fare i propri interessi personali e che si avvii un radicale mutamento di classi dirigenti. L’Italia e gli italiani ne hanno bisogno.

Claudio Lombardi

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