Il sistema sanitario che uccide non è frutto né del caso né della malasorte, ma ha un nome ed un cognome: collusione consociativa e corruzione (di Paolo Baronti)

Pubblichiamo la lettera aperta inviata al Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale Sen. Ignazio Marino e al Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali On. Leoluca Orlando dal Presidente di Cittadinanzattiva dell’Umbria

Ormai  è un bollettino di guerra: in Italia, in media, ogni mese, si contano 15 casi di presunta malasanità Ben 163 vittime di cui 88 – praticamente la metà – concentrate in due sole regioni: Calabria (50) e Sicilia (38). Non basta ai cittadini sentire al TG della sera dire: “ennesimo caso di malasanità in Sicilia o in Calabria” e passare alla successiva notizia, senza che poi nessuno, né il Ministro, né l’assessore regionale né qualche Parlamentare o dirigente di partito provino, almeno, a tentare di dare una spiegazione di tali fatti ai parenti affranti dal dolore e ai milioni di cittadini siciliani e calabresi sempre più insicuri e preoccupati di entrare in un ospedale. Le commissioni di inchiesta servono a mettere in grado il Parlamento di conoscere per agire, non di perpetuare il proprio incarico in attesa di un incarico successivo. Altrimenti i cittadini pensano di avere di fronte una classe dirigente che abdica totalmente al proprio ruolo, sempre troppo impegnata in altre “priorità”: le beghe interne su nuovi  nomi  o aggregazioni di partiti o  le candidature da scegliere e che non vuole comunque rischiare di compromettere una brillante (?!) carriera criticando una potente corporazione che potrebbe  poi qualificarlo come inaffidabile presso i dirigenti del suo partito.

La malasanità c’è anche nelle altre regioni italiane ed è frutto di una cultura della classe medica  ancora troppo  corporativa ed autoreferenziale che rifiuta di accettare il metodo della qualità totale, di valutare cioè gli errori per crescere e migliorare le procedure standard, unica garanzia di un livello di qualità  elevato e costante.   

Ma in Sicilia ed in Calabria vi sono altre, diverse e più gravi  cause. L’aumento degli indici di corruzione nel Paese, la stretta commistione tra un ceto politico sempre più a caccia di consensi personali su base clientelare e sistemi di potere anche criminale, in particolare, ma non solo, nelle regioni meridionali, ci dice che i concorsi negli enti e nelle aziende pubbliche seguono altre vie che non sono quelle del merito. Una volta solo una quota dei posti era destinata a tali assunzioni, ma poi progressivamente si è estesa a tutti.

Non solo medici di scarsa preparazione, ma, qualora la filiera della corruzione si sia estesa anche alla fase del corso di laurea, dei veri e propri “non medici”, cioè soggetti per i quali non è stato solo truccato il concorso, con la sostituzione della prova scritta nella busta – per non rischiare – ed una prova pratica provata prima decine di volte, ma anche tutto il corso di laurea dal primo esame alla tesi totalmente regalato con domande concordate e tesi fatta da altri.

In questi casi, nelle realtà sane, la struttura  dell’ospedale reagisce creando anticorpi: chirurghi che non hanno mai operato, confinati in uffici con incerte mansioni, medici del pronto soccorso sempre presidiati da un infermiere con il compito di non lasciarli mai soli, etc.

Ma quando in una realtà cominciano a prevalere i “medici scadenti” o  i “non medici”, i quali non avendo una preparazione professionale non hanno alcun interesse al miglioramento dell’organizzazione del  servizio e spesso sono impegnati durante l’orario in altre attività funzionali al padrino politico che li ha sponsorizzati, allora il sistema, piano piano, degrada fino al collasso e si cominciano a moltiplicare in maniera esponenziale i casi di malasanità, i quali per altro, sono sempre in numero maggiore di  quelli resi pubblici, per i tentativi, spesso riusciti, di tacitare il fatto o di alterare l’andamento reale dei fatti, con la manipolazione delle cartelle cliniche.

In queste situazioni non basta reagire, come fa il ministro  Fazio, inviando l’ennesimo ispettore che aspetterà qualche mese, sperando che diminuisca l’attenzione dei media, per concludere con formule rituali, oppure le due commissioni parlamentari presiedute dalle S.S. V.V.  che convocano in audizioni altrettanto rituali ed improduttive.

I medici italiani, contrariamente ai loro colleghi dell’Unione Europea  non sono sottoposti a verifiche di qualità.

Cittadinanzattiva avanza pertanto una proposta, l’unica che appare adeguata alla gravità della situazione e che consenta alle Commissioni di avere una qualche utilità per l’interesse generale: proporre ed approvare in tempi brevissimi una Legge, con la quale si decida di sottoporre tutti i medici italiani, partendo da quelli ospedalieri  e cominciando dalla Sicilia e dalla Calabria, ad una verifica di qualità per stabilire l’effettiva idoneità a ricoprire il posto che occupano. Le commissioni non dovranno palesemente essere decise dagli stessi soggetti che sono i principali responsabili della situazione  attuale – politici e clinici compiacenti e collusi -, ma potranno essere  formate da clinici anche di altri Paesi europei. Tali esami saranno pubblici e Cittadinanzattiva si impegna a presenziare a tutte le verifiche. In caso di esito negativo del test di idoneità  tale test sarà ripetuto dopo due mesi ed in caso di ulteriore esito negativo, si procederà al licenziamento del medico ed all’attivazione di un’indagine sul concorso e su tutte le progressioni di carriera dello stesso medico, chiamando a rispondere tutti i componenti delle commissioni di concorso responsabili di tali atti.

Gli indici di degrado sopra indicati non riguardano solo la dirigenza medica, ma anche quella amministrativa e tecnica: vi sono dirigenti amministrativi che non sono in grado di scrivere una lettera di convocazione di una riunione o di redigere in italiano un verbale, ma i disastri da loro causati hanno effetti meno immediati e drammatici sui cittadini.

 La corruzione  non comporta solo uno spreco di risorse economiche, che si traduce in minori servizi per i cittadini, specie per i più bisognosi; la corruzione non solo deteriora i rapporti economici, sociali e politici, contribuendo all’abbassamento dei livelli di legalità e facilitando il malgoverno, ma “ la corruzione uccide”, come ci ammoniva dalla TV uno spot di qualche tempo fa realizzato da Trasparency international.

Non sembrino pertanto quelle prospettate, le proposte eccessive di un giacobino esagitato,  ma sono le proposte minime idonee a salvare il SSN a ridare un minimo di fiducia ai cittadini, non solo quelli  siciliani e calabresi, bloccando un degrado progressivo, che in seguito sarà sempre più difficile curare. Come il medico indulgente rese la ferita purulenta, così oggi una classe dirigente che non vuole né vedere né sentire, perché compromessa fino in fondo nei meccanismi perversi che hanno determinato tali disastrosi effetti,  e si mostra, tutta, palesemente inadatta a far rinascere questo Paese e quindi a governarlo.

Con la stessa legge dovrà poi essere istituito un fondo nazionale per la tutela delle vittime degli errori professionali in grado, almeno, di garantire un risarcimento a chi abbia subito un danno da intervento medico o assistenziale, anche indipendentemente dal fatto che si sia riusciti ad individuare con precisione il responsabile.

 Paolo Baronti Presidente Cittadinanzattiva Umbria

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