Il sonno della politica (di Salvatore Sinagra)

sonno della politicaQuando nel 2011 il governo Berlusconi implose sulla sua incapacità di approvare la legge finanziaria qualcuno parlò, a sproposito, di sospensione della democrazia. Arrivarono i tecnici, innalzarono l’età pensionabile e fecero tagli. In molti avrebbero voluto che i partiti  che sostenevano quel governo si assumessero le loro responsabilità esprimendo una buona parte dei suoi ministri. Invece, il governo Monti partì con molti esordienti della politica e con qualche grande esperto della macchina dello Stato: nessun ministro era legato ai partiti di governo. Si parlò di nuovo e a sproposito di sospensione della democrazia: i provvedimenti di quel governo furono tutti approvati dal Parlamento eletto dal popolo.

fallimento ItaliaIl fallimento della politica si è manifestato clamorosamente un anno e mezzo dopo, quando gli stessi partiti che avevano sostenuto il governo Monti, sono stati costretti ad assumersi la responsabilità di un altro governo di grande coalizione, questa volta mettendoci la faccia, quella delle proprie donne e dei propri uomini che sono diventati ministri.

Ma anche oggi è come se fossimo in mano ai tecnici a tempo indeterminato, perché la politica sembra vivere di stati di necessità e, quindi, non decide e c’è sempre qualcuno che la sospinge che si chiami UE o Presidente della Repubblica. D’altra parte è pure logico: se chi gestisce le istituzioni non agisce qualcun altro riempie il vuoto.

chiacchiere politicaEsempio lampante è la legge elettorale. Si sente parlare della necessità di riformarla dal 2006. Ebbene ancora oggi l’unica cosa certa è che la legge elettorale è stata rimodellata dalla Corte costituzionale. I partiti presenti in Parlamento (M5S compreso) continuano ad agitarsi e a sventolare astrusi modelli ibridati da quelli di altri paesi, ma non decidono.

Anche la polemica sulla legittimità del Parlamento serve per prendere tempo sostituendo con le chiacchiere il lavoro concreto per approvare una legge nuova. Eppure tutti sanno che il Parlamento è legittimo per un elementare principio di continuità altrimenti si sfascerebbe lo Stato. Ma fanno finta di niente e continuano a polemizzare.

crisi EuropaLe cose non vanno molto meglio in Europa. Nel 2009 bisognava dare una risposta politica al default della Grecia e, invece, un punto di equilibrio è stato trovato, con alti costi sociali, dai mercati. Il cancelliere Gerhard Schroeder, secondo molti il politico europeo che negli ultimi decenni più è stato in grado di parlare ai mercati, ha definito la gestione della crisi greca una vittoria dei mercati sulla politica, che la politica avrebbe potuto evitare se solo avesse voluto.

Non meno assente è stata la politica nella gestione della crisi dell’euro, o meglio della crisi fiscale in cui si sono impantanati molti Stati dell’area euro dal 2011 in avanti. La recessione, che ormai dura da troppi trimestri morde e una grande depressione è stata evitata, e speriamo non solo posticipata, dalla BCE e non dalla politica.

Certo, le istituzioni dell’Unione Europea non hanno un’elevata intensità politica, ma la politica in Europa c’è. La dovrebbero fare i governi, a partire da quello tedesco, magari conferendo all’Unione Europea una dimensione politica, creando un governo ed un budget almeno per l’area euro e dotando l’UE di una politica estera, economica e ambientale.

Alle primarie del PD si è registrata una partecipazione insperata, quasi un appello che almeno l’ultimo partito rimasto, il PD, torni a fare politica cioè a decidere. Se questo non accadrà allora bisognerà fare direttamente le primarie per scegliere i componenti di Banca d’Italia e della Corte Costituzionale e, magari, anche della BCE.

Salvatore Sinagra

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