Il traffico di migranti e le scelte da fare

barcone migrantiChe i morti siano 50, 700, 900, 10.000 non cambia la sostanza: la migrazione dall’Africa del nord verso l’Europa esiste e, come tutte le migrazioni, non può essere fermata ed è parte di un più ampio fenomeno che riguarda tanti altri paesi, dal Bangladesh all’Afghanistan.

Le reazioni emotive ad ogni nuova tragedia che chiamano in causa una nostra responsabilità o che fanno appello al senso di umanità servono perché aiutano a prendere coscienza e a muoversi verso un’azione piuttosto che verso l’indifferenza.

Tuttavia le emozioni da sole non servono a nulla e rischiano di apparire come un esercizio di retorica che allontana l’attenzione invece che richiamarla. L’emozione deve risvegliare la razionalità e portare ad una visione lucida, realistica e concreta. Bisogna fissare alcuni punti fermi senza i quali si resta in balia delle illusioni e delle falsificazioni.

migrazioni foto SalgadoInnanzitutto l’umanità si è sempre spostata senza conoscere confini. Il mondo che esiste oggi è frutto del miscuglio di etnie e delle migrazioni di ogni tipo che si sono succedute nei millenni. Noi stessi siamo il prodotto di un rimescolamento di geni e nessuno può vantarsi di avere un DNA non contaminato. Quindi è inutile dare ascolto a chi stoltamente vorrebbe difendere il suo territorio dall’ingresso di chi viene “da fuori”. Non è possibile, non è mai accaduto e non è nemmeno utile ad una collettività.

La presenza degli immigrati è la normalità dappertutto e in quello che chiamiamo Occidente in particolare. Le economie sviluppate non sarebbero tali senza il lavoro di tanta gente che ha lasciato il luogo dove viveva per andare a lavorare altrove. Ogni esempio sarebbe superfluo; basta guardarsi intorno per capire che l’integrazione degli immigrati c’è e c’è sempre stata anche quando le migrazioni erano solo italiane dal sud al nord.

soccorso migrantiIl soccorso verso chi soffre è un elemento che distingue le culture dell’Occidente da quelle di altre parti del mondo. Discutiamo tanto di come soccorrere i migranti nel Mediterraneo, ma ne discutiamo noi italiani e un po’ l’Europa. Nessun altro paese si pone il problema. Anche quelli che dovrebbero condividere con i naufraghi una comune base religiosa. È un fatto, ne prendiamo atto, ma teniamone conto quando leggiamo i tanti commenti che vorrebbero far pesare i morti sulle nostre coscienze. Perché sulle nostre e non, innanzitutto, su quelle degli assassini che organizzano questi traffici? Perché non anche su quelle dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo (dal Marocco alla Turchia)? C’è qui un’inclinazione alla retorica e alla colpevolizzazione che nasce da una visione idealistica della realtà poco utile per agire concretamente.

Il traffico di migranti viene organizzato e gestito da bande che operano sulle coste libiche innanzitutto, ma non solo su quelle. Se questi criminali mandano la gente a morire dopo averla depredata cosa possiamo fare noi?

La risposta più logica sarebbe chiedere al governo libico di combattere i trafficanti. Già, ma in Libia non esiste un vero governo, bensì un conflitto di tribù e bande armate. Allora bisognerebbe agire sul piano politico e diplomatico per aiutare i libici a trovare un equilibrio minimo che permetta l’esistenza di un governo.

Libia guerra civileNon facciamoci illusioni però, perché il traffico di esseri umani è un’attività economica che rende molto ed è probabile che sia gestito anche da chi dovrebbe aiutare a governare quei territori. E allora che si fa?

Un’opzione è lasciar perdere la Libia e limitarsi a raccogliere sistematicamente i migranti in mare dando per scontato che una parte di loro muoia così come muoiono al riparo dai nostri occhi nel viaggio fino al mare. Per quante navi possiamo schierare non riusciremo mai ad impedire anche solo un naufragio. Ci vorrebbe un “Mare nostrum” moltiplicato per dieci e condotto dall’Unione Europea. Obiettivamente, però, sarebbe una collaborazione di fatto con i trafficanti: loro mettono in mare un relitto con mille persone a bordo e noi corriamo a raccoglierli prima che anneghino. Ha senso? E fino a quando si può fare?

Se, invece, vogliamo fare di più dobbiamo decidere azioni mirate contro i trafficanti sul suolo libico. Azioni per distruggere le imbarcazioni e combattere le bande. Azioni di polizia internazionale con uso delle armi ovviamente condotte dagli stessi paesi che pochi anni fa abbatterono il regime di Gheddafi. Azioni militari che servono per stabilire delle teste di ponte da cui far partire i traghetti per portare in tutta sicurezza i migranti in Europa.

Già in molti invocano dei “corridoi umanitari”, ma l’unico corridoio vero parte dai paesi di origine con visto valido sei mesi o un anno per cercare lavoro. E il viaggio si fa in aereo. Quando si imboccherà questa strada semplice e concreta che oggi appare fantascienza? Vorranno venire in tanti? Ma perchè, oggi non arrivano con i costi umani e nel caos che sappiamo?

Il presupposto di ogni azione è che ciò che accade nel Mediterraneo non è un problema solo italiano, bensì europeo. Altre alternative non esistono. Bisogna scegliere

Claudio Lombardi

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