Il vero problema del finanziamento pubblico dei partiti (di Paola Caporossi)

finanziamento partitiFinanziamento pubblico ai partiti: va abolito o mantenuto? Renzi non ha dubbi: va abolito. Così come non li ha Sposetti, il potente ex-tesoriere dei Ds e l’ideatore delle fondazioni che di questi ultimi hanno ereditato l’ingente patrimonio immobiliare: per lui il finanziamento va mantenuto.
Né l’uno né l’altro dicono la verità, sapendo di non dirla. La questione è più complessa di come la rappresentano, semplificando entrambi per un proprio tornaconto, che per Renzi è riscuotere consensi elettorali cavalcando la rabbia montante dei cittadini verso la “casta”, mentre per Sposetti è conservare un apparato che è da sempre un punto irrinunciabile dei vecchi Pci.
Anche Grillo la pensa come Renzi, che, infatti, sta bene attento a non farsi scavalcare. Mentre, però, il “no” al finanziamento pubblico non stupisce da parte di Grillo, in quanto coerente con il programma di scardinamento totale degli assetti politici esistenti, stupisce di più da parte di Renzi. Anzi, delude: non può sfuggirgli, infatti, che abolire i rimborsi elettorali non significa fermare il flusso di denaro pubblico verso i partiti. Come chiamare, altrimenti, le agevolazioni fiscali ai partiti e la contribuzione volontaria del due per mille sull’Irpef? E come tacere, poi, sui milioni di euro che ogni anno vanno ai gruppi parlamentari? Le mezze verità non sono, poi, tanto diverse dalle mezze bugie.
equilibrio sistema partitiMa è il momento è molto delicato: il sistema politico italiano è troppo compromesso per appesantirlo ancora di posizioni demagogiche o di forzature interessate. Se il dibattito continua su questo piano di contrapposizioni frontali, rischia di saltare tutto. L’opinione pubblica, infatti, è stanca dell’ennesima presa in giro sui soldi pubblici, che vengono tolti ai partiti solo per essere ridati sotto altre forme: quand’anche i cittadini si facessero ingannare, ora, dallo scalpo della finta abolizione del finanziamento pubblico, come potrebbero reagire nel momento in cui si rendessero conto che si tratta solo di una stratagemma?
I partiti sono ancora in tempo: azzerino il dibattito e ripartano tutti dal Rapporto del Greco, l’organismo europeo per la lotta alla corruzione, che lo scorso anno ha analizzato la nostra disciplina sui partiti e proposto soluzioni immediatamente applicabili. Saprebbero, allora, che il vero problema dei partiti italiani non è il finanziamento pubblico in sé, ma il suo eccesso in termini di importo, lo sperpero negli utilizzi, la totale opacità sugli scambi finanziari tra sedi centrali e sedi periferiche, l’incomprensibilità dei bilanci e la mancata diffusione di dati disaggregati di entrata e di uscita. Dal Greco i partiti imparerebbero anche che il totem del finanziamento privato può trasformarsi in un flagello se non si pongono tetti severi di importo alle donazioni annue da parte di uno stesso donante. E, soprattutto, coglierebbero il vero punto debole della normativa italiana che li riguarda: la mancanza di controlli efficaci. Neanche le norme migliori possono alcunché se il controllo sulla loro applicazione è sparso, come avviene oggi, tra tre organismi diversi, non coordinati tra loro e per lo più privi di risorse e poteri adeguati.
Il nostro appello, perciò, va ai Renzi e agli Sposetti di tutti i partiti: accettate un confronto sui dati del Greco. Noi, come soggetto terzo e indipendente, siamo disponibili a un contraddittorio pubblico, mettendo anche a disposizione i risultati del nostro studio recentemente pubblicato.
Paola Caporossi tratto da www.fondazionetica.it

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