Il voto degli immigrati per il Parlamento Europeo

Il 26 maggio si vota per il nuovo Parlamento europeo, un appuntamento che sa di sfida all’ultimo sangue, visto l’attacco frontale all’Istituzione lanciato dai  “sovranisti” e dalla galassia dei populisti che animano il vecchio continente, un attacco che di fatto punta a minare  le fondamenta della stessa Europa, col tentativo nemmeno troppo nascosto di ricacciarla indietro,  verso gli anni grigi, cupi e drammatici dei nazionalismi. Un voto dunque che segnerà uno spartiacque, una tappa storica sicuramente che porterà con sé conseguenze sostanziali per il futuro di tutti noi. Nuove dinamiche internazionali apriranno  scenari complessi che porranno  l’Europa al centro di attacchi anche delle superpotenze (USA, Russia, Cina) per condizionarla e tentare di impedirne la coesione.

Quanti europei voteranno? Il diritto al voto riguarda circa 400 milioni di persone, ma nelle ultime elezioni (2014) ha votato solo il 48%. Comunque voteranno solo i cittadini con passaporto di uno degli stati membri. E gli altri? Quelli che vivono e lavorano nelle nostre città che non cittadini di uno degli stati europei, ma che hanno ottenuto il permesso di soggiorno  EU di lungo periodo? Sono esclusi dal voto eppure si tratta di persone che hanno creduto nell’Europa.  Ricordiamo che ottenere  il permesso di soggiorno Eu non è facile e richiede una serie di documenti importanti fra i quali quelli relativi al reddito, al lavoro, alla residenza di almeno 5 anni e comporta una disamina da parte degli organi competenti prima di essere rilasciato e consente l’accesso a tutta una serie di diritti (esempio pensione di invalidità ecc.) e  badate bene non è soggetto a rinnovo! Insomma avere il Permesso di soggiorno EU vuol dire essere un immigrato integrato, un immigrato che è parte integrante del percorso della comunità, di fatto un cittadino che ama l’Europa.

Possiamo affermare dunque che il  Permesso di soggiorno EU è concesso per sempre eppure l’Europa  considera  questi cittadini inadeguati ad esprimere un voto, a partecipare democraticamente allo sviluppo e alle scelte politiche. Perché?

È il caso di ricordare che il voto dovrebbe essere un diritto fondamentale per  ogni cittadino residente in un determinato Paese, nel quale dimostri di lavorare e pagare le tasse. Un concetto cardine della democrazia rappresentativa ormai patrimonio di tutte le democrazie mondiali che  fu urlato e richiesto per la prima volta dai vecchi coloni americani contro il Governo Britannico e che è diventato il motto per la stessa rivoluzione americana, un concetto ancora oggi  fondamentale per la  democrazia:  “No taxation without representation” .

Come si può dunque oggi escludere dal voto proprio quei cittadini che hanno creduto fortemente nell’Europa pur non essendo di nascita europei, che hanno scelto di viverci e crescervi i propri figli, che hanno deciso di portare il proprio lavoro e la propria cultura e la propria intelligenza e di entrare a far parte di questo continente? Oggi sono gli ultimi, ma, inevitabilmente nel futuro saranno parte integrante dell’Europa. La crisi demografica la rende una via obbligata. Non sarebbe più logico coinvolgerli da subito nella scelta della massima istituzione rappresentativa che unisce popoli diversi?

In fondo questo voto è fortemente incentrato sulla questione dell’immigrazione eppure a mancare sarà proprio la voce di coloro che sono arrivati come immigrati, ma che ormai tali sono soltanto per provenienza, ma, di fatto, sono residenti stabili. Se non possono esprimersi su una scelta così importante quando sarà loro consentito di farlo? Bisognerebbe, invece, completare la loro integrazione con il voto per l’elezione del Parlamento Europeo. Sono già oggi e ancor più saranno in futuro i nuovi europei

Alessandro Latini

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