Il voto in Emilia Romagna e il cambiamento finto

Contro ogni logica le elezioni regionali per le quali si vota domani 26 gennaio sono state trasformate dalla destra di Salvini in una battaglia per far cadere il governo. In particolare in Emilia Romagna il leader leghista ha completamente occupato la scena conducendo in prima persona la campagna elettorale non sui temi del governo regionale però bensì su quelli più utili per aizzare l’elettorato contro il governo nazionale.

Un pessimo esempio per gli elettori ai quali è stato trasmesso un messaggio chiaro: non ha importanza chi andrà a governare la regione, a noi interessa buttare giù la maggioranza attuale, provocare una crisi e far sciogliere il Parlamento perché il potere spetta a noi. In altre parole: ogni mezzo è lecito per raggiungere i propri scopi. Poi a governare la regione può andare una persona qualunque basta che non sia il presidente uscente. E hanno proposto una candidata palesemente inadatta e impreparata.

Per raggiungere l’obiettivo ovviamente Salvini non poteva centrare la campagna elettorale sugli errori e le manchevolezze della Giunta regionale e del presidente che ha concluso il suo mandato. Non poteva sia perché non aveva molto da dire visti i risultati positivi generalmente riconosciuti a Bonaccini, sia perché i temi del governo regionale non si prestavano a raggiungere quella eccitazione degli animi che era necessaria per alzare il livello dell’attenzione dell’opinione pubblica e per mobilitare la parte di elettorato che vota a destra.

Fra i pochi temi regionali c’è stato ovviamente il caso di Bibbiano. Ma, l’evocazione della vicenda di Bibbiano si è rivelata un’arma spuntata. A parte lo squallore del comizio nella cittadina con Salvini che faceva appello all’unione di tutti intorno ai bambini (ovviamente unione intorno al voto per la Lega utilizzando i bambini) c’era ben poco da dire anche in questo caso. Il sindaco è stato liberato e la Cassazione ha detto che non doveva essere arrestato, altri magistrati hanno circoscritto gli illeciti a poche famiglie. Insomma una vicenda triste, ma che non tocca minimamente il governo della regione. Ma era abbastanza divisiva per essere sventolata ad uso di un elettorato aizzato alla rabbia.

Per il resto poco e niente di rilevante sul piano regionale. Lo scopo di Salvini però era esattamente questo: far dimenticare che si deve votare per eleggere consiglio e un presidente della regione. Lui voleva spostare l’attenzione su un altro piano che non era nemmeno quello dell’attuale maggioranza di governo nazionale. Era esattamente quello dell’evocazione del rancore per scagliarlo contro un nemico. Che è tutto ciò che si oppone alla conquista salviniana del potere.

Per attuare questo proposito aveva bisogno di non far ragionare il suo pubblico, ma di stimolare emozioni sia positive che negative. Quelle positive si sono concentrate soprattutto sui campioni alimentari regionali. È arrivato a dire che il parmigiano è un “valore”. Ha baciato mortadelle e prosciutti. Ha cucinato e ovviamente ha mangiato e bevuto. La narrazione è sempre la stessa: Salvini è uno di noi.

Tra le emozioni negative va messa, come al solito, l’esasperazione dei toni che livella i ragionamenti portandoli ad una base elementare: noi contro loro. L’immagine è sempre quella del Capitano bloccato dalle lungaggini e dalle trappole della democrazia e l’appello al popolo per avere i pieni poteri (no, stavolta non lo ha detto esplicitamente, ma si capiva che il messaggio era quello). Ovviamente i suoi fan trascurano il piccolo dettaglio che il loro leader è stato ministro dell’interno e vice presidente del Consiglio per oltre un anno e ha utilizzato questo tempo e i suoi poteri per fare campagna elettorale continua. Con i decreti sicurezza si è assicurata una rendita di posizione sulla drammatizzazione della situazione dei migranti. Il suo capolavoro è stato aver saputo utilizzare l’arrivo di qualche nave di migranti per far credere che fosse in atto un assalto ai nostri confini con lui che li difendeva strenuamente. Un capolavoro completato, come già detto, con i decreti sicurezza. Con questi in pratica si è messa in atto una fabbrica di illegalità trasformando i migranti sottoposti a protezione umanitaria e inseriti nei percorsi di accoglienza e integrazione in clandestini senza identità buttati allo sbando in tutta Italia. Salvini vive di drammatizzazioni. Non può risolvere i problemi perché sennò non avrebbe argomenti per la sua conquista del potere.

È questa la caratteristica più odiosa del personaggio. Salvini non è un semplice leader di destra. È un distruttore di equilibri. È come se qualcuno andasse in giro la notte rompendo i vetri delle finestre per poi sbraitare di giorno contro i teppisti che li rompono.

Anche l’evocazione del cambiamento ripetuta come uno slogan pubblicitario senza altri chiarimenti è servita allo scopo. Persino dichiarazioni di personaggi pubblici molto noti farfugliavano di “cambiamento” senza avventurarsi a chiarire di cosa e in che modo. In questo modo si svuota di senso la politica e si riduce la partecipazione dei cittadini ad folla urlante.

Per questi motivi bisogna sperare che gli elettori riflettano prima di dare il loro voto. L’Emilia Romagna deve avere persone capaci alla sua guida. In un paese normale e sano la conferma di Bonaccini sarebbe la scelta più ovvia. Speriamo che gli emiliano romagnoli lo capiscano

Claudio Lombardi

Un commento

  • L’Emilia ha tradizioni positive di carattere,temperamento e intelligenza.Il voto del 2014,ha significato,un anticipo di possibile cambiamento di “pelle”.Più che in ogni altra regione,si erano sentiti traditi nelle certezze *di sinistra*.più radicate.E avevano ragione.La sinistra,troppo sicura di sé,aveva trascurato il suo elettorato,nei momenti più difficili! Oggi,il buongoverno di Bonaccini,-forse-ha rimpiazzato le carenze della sinistra.Così sta accadendo dovunque,sia perla mancanza di leader che per la “spocchia”,divenuto lo standard abituale del Partito Democratico,soprattutto dalla gestione Renzi in poi.Se vincerà la sinistra,gran parte del merito.lo avrà anche Salvini,per le sue tante bravate,che hanno fatto nascere anche le sardine.

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