Immigrati e decreti sicurezza

Da molti anni si combatte sull’immigrazione una battaglia politica a colpi di parole. Le politiche pubbliche sull’immigrazione sono state ondivaghe, inefficaci o declamatorie. I fatti si sono imposti e hanno trovato un’Italia impreparata a governarli. Spesso non si è voluta vedere la realtà per non doverla riconoscere come tale. È ciò che è accaduto anche con i cosiddetti decreti sicurezza del governo Lega – M5s. Momento fondamentale della campagna di Matteo Salvini per dare la scalata al potere, non hanno migliorato in nulla la sicurezza alla quale erano dedicati realizzando il capolavoro di trasformare in un dramma sociale e in un incubatore di illegalità la presenza di centinaia di migliaia di immigrati non regolarizzati. Si fa presto a sintetizzarli: drastico taglio delle spese per assistenza ed integrazione, ridimensionamento dei piccoli centri per l’accoglienza, riduzione dei permessi di protezione umanitaria. In pratica si è resa più difficile la vita degli immigrati con l’effetto di spingerli verso l’illegalità. Ovviamente raccontando che lo si faceva per difendere gli italiani.

Per chi crede che esistano strade alternative per affrontare la questione dei migranti la campagna “Ero straniero” è un punto di riferimento. Tradotta in una proposta di legge di iniziativa popolare presentata alla fine del 2017 alla Camera dei Deputati non è ancora stata discussa. Di seguito riportiamo una sintesi tratta dal sito della campagna https://erostraniero.radicali.it

Come affrontare l’irregolarità?

Secondo l’ultimo​Dossier statistico immigrazione (Idos) appena pubblicato, i ​530 mila stranieri irregolari stimati in Italia a inizio 2018 lieviteranno entro il 2020 a oltre 670 mila​. Come ormai assodato, queste persone difficilmente potranno essere rimpatriate, e finiranno per ingrossare le fila del lavoro nero, dei circuiti illeciti e della marginalità sociale. Un provvedimento di emersione e di regolarizzazione consentirebbe a centinaia di migliaia di persone di vivere dignitosamente e all’Italia di ridurre in misura consistente lo sfruttamento lavorativo e il lavoro sommerso, che tanto penalizzano con la concorrenza sleale l’economia italiana. Per questo, la ​proposta di legge prevede ​un meccanismo di regolarizzazione su base individuale​, nel caso sia dimostrabile l’esistenza in Italia di un’attività lavorativa o della disponibilità di un contratto da parte di un datore di lavoro, con l’introduzione di una procedura per il rilascio di un ​permesso di soggiorno per comprovata integrazione​.

Una scelta di legalità e di sicurezza

In attesa che tale passaggio si compia occorre fare una scelta di legalità e sicurezza e procedere con un ​provvedimento straordinario di emersione ​per i cittadini stranieri irregolari. Se, a fronte della firma di un contratto, fosse loro rilasciato un permesso di soggiorno per lavoro, ​gli effetti positivi per la collettività sarebbero molteplici​:

– si offrirebbe l’opportunità di vivere e lavorare legalmente nel nostro Paese a chi già si trova sul territorio ​ma che, senza titolo di soggiorno, è spesso costretto per sopravvivere a rivolgersi ai circuiti illeciti;

– si andrebbe incontro, allo stesso tempo, ai ​tanti datori di lavoro che, bisognosi di personale​, non possono assumere persone senza documenti, anche se già formati, e ricorrono al lavoro in nero: pensiamo solo alla condizione in cui si trovano decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici domestiche e di altre figure legate ai servizi di cura nelle nostre case;

– e ancora, con l’emersione si avrebbero maggiore ​controllo e contezza delle presenze sui nostri territori ​di centinaia di migliaia di persone di cui oggi non sappiamo nulla, e quindi maggiore sicurezza per tutti.

Nel documento si sottolinea che la scelta di regolarizzare gli immigrati darebbe la possibilità di incrementare le entrate fiscali e quelle contributive (valutate rispettivamente in 1 e in 3 miliardi l’anno). È la strada seguita nel passato con la regolarizzazione di circa un milione di lavoratori extra comunitari. 

Nella proposta di legge sono indicate diverse modalità di ingresso per i lavoratori stranieri. Il permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di lavoro innanzitutto. In questo caso si prevede un’attività d’intermediazione da parte dei centri per l’impiego, agenzie private per il lavoro, enti bilaterali, università, purché dispongano di idonee strutture all’estero, ai quali sono stati aggiunti le rappresentanze diplomatiche e consolari all’estero, i fondi interprofessionali, le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) e le associazioni e gli enti che già svolgono attività a favore degli immigrati. Le norme per il rilascio del permesso temporaneo di soggiorno per la ricerca del lavoro a favore dei candidati selezionati dai servizi pubblici e privati per l’impiego sono molto semplificate e il permesso temporaneo ha durata massima di dodici mesi: si prevede, in particolare, l’obbligo da parte dell’intermediario pubblico o privato di garantire la disponibilità da parte del lavoratore straniero di mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del soggiorno e anche per il ritorno nel Paese di provenienza, salvo che se ne faccia carico personalmente; l’impegno sottoscritto dal lavoratore straniero a rimpatriare in caso di mancata assunzione; l’eventuale attestato della sua conoscenza della lingua italiana.

Si prevede poi il ripristino dello sponsor (garanzia per l’accesso al lavoro e chiamata diretta del lavoratore) anche da parte dei privati già previsto dall’articolo 21 della legge Turco -Napolitano (legge 6 marzo 1998, n. 40), per l’inserimento nel mercato del lavoro del cittadino straniero con la garanzia di risorse finanziarie adeguate e la disponibilità di un alloggio per il periodo di permanenza sul territorio, agevolando in primo luogo quanti abbiano già avuto precedenti esperienze lavorative in Italia o abbiano frequentato corsi di lingua italiana o di formazione professionale.

Infine si prevede un permesso di soggiorno per comprovata integrazione indirizzato alla regolarizzazione dei migranti irregolari, compresi i richiedenti asilo ai quali è stata respinta la richiesta di protezione internazionale, che dimostrino di essere radicati nel territorio e integrati nel tessuto civile e sociale del nostro Paese, condizione desumibile da elementi quali l’immediata disponibilità al lavoro, il grado di conoscenza della lingua italiana, la frequentazione di corsi di formazione professionale, i legami familiari o altre circostanze di fatto o comportamenti idonei a dimostrare un legame stabile con il territorio nel quale vivono.

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