IMU: non facciamone una crociata ideologica (di Salvatore Sinagra)

L’imposta sugli immobili è in Italia una delle forme di prelievo fiscale più criticate e discusse; nel nostro paese è l’unica vera e propria imposta sul patrimonio. Nel 2010 meno del 5% delle nostre entrate fiscali arrivava da imposte su immobili e  attività finanziarie, contro il 6% registrato in Spagna, l’8,5% in Francia ed il 12% in Gran Bretagna. Gli economisti, in maggioranza, concordano nell’affermare che l’unico modo per finanziare efficientemente l’attività dei comuni è un’imposta sulla casa.IMU case

Scrive il fiscalista Francesco Tesauro, autore di un manuale di diritto tributario che ha molto successo nelle università italiane, che l’imposta sulla casa in Italia è stata fin dalla sua introduzione nel 1992 molto contestata dalla gente comune perché è un prelievo particolarmente inviso al popolo. Qualcuno, senza successo e a mio parere facendo una grossolana approssimazione, ha chiesto l’abolizione dell’imposta sulla casa, perché non compatibile con l’articolo 53 della costituzione che prescrive che il sistema tributario è orientato a criteri di progressività.

L’imposta sulla casa, anche quella sulla prima, non è iniqua per definizione, ma in Italia lo diventa nell’applicazione. Tesauro sottolinea che, ad esempio, ai fini dell’ICI (ora IMU) è indifferente il fatto che l’immobile sia gravato da mutuo. Nel 2012 il gettito complessivo dell’IMU è stato di circa 24 miliardi, di cui  4 miliardi relativi alla prima casa, e la rimanente parte quasi equamente suddivisa tra abitazioni  civili diverse dalla prima casa e immobili commerciali o industriali. Il carico fiscale pare quindi distribuito tra prima casa e altre abitazioni in modo abbastanza equo, ma così non è tra le diverse categorie di proprietari di prima casa. Si pensi alla differenza di prelievo tra un’abitazione in una grande città e quella del piccolo centro, concettualmente non immotivata, ma nei numeri eccessiva: in Lombardia per esempio può capitare di pagare un’IMU di 700 euro per una prima casa nella città di Milano che non si trova in uno stabile di prestigio e non pagare nulla per un’immobile che si trova in un comune a meno di dieci minuti in macchina da Milano; ancora nel capoluogo lombardo vi sono case di sessanta metri quadri in prossimità dell’università che vengono affittate a studenti a ben oltre 1000 euro (non si tratta quindi per i proprietari di prima abitazione) che scontano un’IMU ridicola e prime case in periferia gravate da diverse centinaia di euro di imposta. Infine, lascia perplessi il carico significativo, circa 10 miliardi, che grava  su immobili a destinazione commerciale o industriale, e quindi pesa su attività produttive molte delle quali in perdita in tempo di crisi.direzioni diverse

Il dibattito è stato notevolmente politicizzato, ma non è l’opinione pubblica ad aver inseguito la politica bensì la politica che ha puntato su certe tendenze dell’opinione pubblica. Berlusconi nel 2008 abolì l’imposta sulla prima casa avendolo promesso in ben due campagne elettorali. Dopo la sua reintroduzione nel 2012 girava su internet un appello al presidente Monti che chiedeva di non reintrodurre l’imposta sulla prima casa e di recuperare il mancato gettito con i tagli della politica. Al di là del fatto che l’IMU sulla prima casa vale circa 40 volte quello che si potrebbe risparmiare da una cura dimagrante senza precedenti per la nostra classe politica, mi ha molto colpito che nell’appello l’IMU venisse definita una tassa assurda, perché una forma di prelievo fiscale sulla prima casa esiste praticamente in tutto il mondo progredito: negli Stati Uniti e in tutti i più grandi paesi dell’Unione Europea. Si noti tra l’altro che in alcuni paesi come la Francia ed, almeno per ora, in Spagna la casa, se concorre a formare un grosso patrimonio (1.300.000 euro secondo Parigi, 700.000 secondo Madrid), viene colpita anche dalla patrimoniale. In Francia addirittura vi sono due prelievi sulla casa, uno a carico del proprietario ed uno a carico dell’inquilino.

Le contestazioni di tale imposta sono dettate anche e soprattutto da ragioni culturali e mediatiche. Si stima che oltre l’80% delle famiglia italiane possieda la casa in cui abita, mentre, per esempio, in Germania tale percentuale scende al 50%. La rata del mutuo, se comparata ad uno stipendio o salario ordinario, è più pesante in Italia che in Germania; se a ciò si aggiunge che in Germania i benefici degli affitti pagati da circa la metà della popolazione vanno nelle tasche di circa un quinto della popolazione, non sorprende che in Italia è considerata quasi immorale l’introduzione di un’imposta sulla prima casa. In Germania, invece, lo sarebbe la sua abolizione, perché il proprietario di casa in Germania è percepito come colui che sta meglio di almeno metà della popolazione.città IMU

In generale, ed in particolare nel nostro paese, vi sono validi motivi per preferire all’esenzione da imposta della prima casa altri tipi di agevolazioni pensate per i meno abbienti, quali un’aliquota più contenuta sui redditi più bassi e detrazioni e deduzioni per mutui casa e affitti. Anzitutto l’IMU è un’imposta fondamentale per l’autonomia impositiva degli enti locali, ovvero quello che molti chiamano federalismo fiscale. Come dice Graziano Del Rio senza imposta sulla prima casa non si potrà mai istituire un legame anche labile tra i servizi che offre un comune e quello che paga il cittadino; inoltre, come sottolineato da autorevoli commentatori quali la Corte dei Conti, gli studiosi dell’Agenzia del Catasto e, di recente, il segretario dell’OCSE, potendolo fare,  in un paese in crisi sarebbe meglio abbassare le imposte sul lavoro e non quelle sul patrimonio. A ciò si aggiunge che in un paese con un elevata evasione fiscale un‘imposta sugli immobili (rimodulata nel corso degli anni al fine di evitare gli effetti delle bolle immobiliari) e più in generale tutte quelle sul patrimonio, potrebbero portare contemporaneamente a maggiore equità e maggiore efficienza.

Salvatore Sinagra

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