In Germania arrivano i pirati e in Italia i “grillini” (di Claudio Lombardi)

Potrebbero arrivare anche in Italia i nuovi pirati? Ovvero un movimento politico “né di destra né di sinistra”, che va oltre i vecchi partiti, piace finalmente ai giovani, è liberale ma non liberista, pratica la democrazia diretta tramite la rete e supera d’un balzo le stucchevoli chiacchiere sulla “riforma della politica” fatta dai partiti che l’hanno distrutta. Era questa fino a poco tempo fa la domanda che ci si faceva. Oggi è cambiata e ci si chiede se il Movimento 5 Stelle sia il Piratenpartei versione italiana. La domanda non è oziosa: in Germania il partito dei pirati ha preso un bel po’ di voti ogni volta che si è presentato alle elezioni e in Italia la stessa cosa è accaduta con le liste del Movimento 5 stelle alle ultime amministrative.

Vediamo di aiutarci a capire di che si tratta prendendo anche spunto da un articolo pubblicato su ”Internazionale” del 6 aprile scorso a firma di Michael Braun.

“Un partito apparentemente venuto dal nulla sta per cambiare completamente lo scenario politico tedesco” e riapre i giochi degli equilibri politici che sembravano chiusi in vista delle elezioni politiche del 2013: perdente la coalizione di Angela Merkel, vincenti i socialdemocratici e i verdi.

“Con una strabiliante affermazione alle elezioni per il parlamento regionale di Berlino – dove nel settembre 2011 hanno preso un sensazionale 8,9 per cento – sono apparsi sulla scena i Piraten, il partito dei pirati”. “Alle elezioni nel Land della Saar – quanto di più provinciale si possa immaginare – due settimane fa i Piraten hanno ottenuto un lusinghiero 7,4 percento, assicurandosi quattro seggi. E, con grande sconforto dei “vecchi” partiti, tutti i sondaggi ora prevedono a questi Pirati della politica un risultato fra il 9 e il 12 per cento alle prossime elezioni politiche.”

Questa la fotografia della novità che irrompe sulla scena tedesca. Ma ci sono somiglianze col fenomeno italiano del Movimento 5 stelle?

Braun afferma che “alcune analogie sono più che evidenti. Entrambe le forze si dichiarano “né di destra né di sinistra”, usano il web come piattaforma principale di comunicazione politica e hanno costruito la loro ascesa totalmente ignorati dai mezzi d’informazione. E tutt’e due affermano che i cittadini devono riappropriarsi della politica, togliendo spazio ai “vecchi partiti, giudicati autoreferenziali e obsoleti.”

Una correzione va fatta a questo elenco di analogie perché in Italia la fama del M5S deve molto a Beppe Grillo che da anni lavora per la diffusione del movimento e Grillo non è certo uno sconosciuto. Al contrario, la lunga marcia prima del battesimo elettorale, è stata segnata da tante apparizioni pubbliche e da un forte interessamento dei mezzi di comunicazione attirati, più che dai temi e dalle caratteristiche del movimento, dalle provocazioni di Grillo molto spesso una via di mezzo tra spettacoli di satira e comizi.

Ovviamente di questa differenza se n’è accorto anche Braun che sottolinea come il movimento sia nato e sia saldamente controllato dal comico genovese diventato leader politico.

Vediamo con l’aiuto del “Non statuto” del M5S perché si tratta di qualcosa di molto diverso dai partiti e da tutte le forme associative tradizionali.

Art. 1 – natura e sede

Il “MoVimento 5 Stelle” è una “non Associazione”. Rappresenta una piattaforma ed un veicolo di  confronto e di consultazione che trae origine e trova il suo epicentro nel blog www.beppegrillo.it.

La “Sede” del “MoVimento 5 Stelle” coincide con l’indirizzo web www.beppegrillo.it. I contatti con il MoVimento sono assicurati esclusivamente attraverso posta elettronica all’indirizzo MoVimento5stelle@beppegrillo.it.

Art. 3 – contrassegno

Il nome del MoVimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso.

 Non associazione bensì piattaforma e veicolo di confronto di ciò che è contenuto nel blog di Beppe Grillo e poi nome registrato e di proprietà del medesimo Grillo, Beppe per gli aderenti del Movimento. Scrive Braun: “I Piraten, invece, sono al momento del tutto privi di un “lider maximo”: se si chiedesse oggi ai cittadini tedeschi di nominare qualche loro dirigente farebbero spallucce. Si vota, come ai vecchi tempi, un partito, non un capo carismatico. Eppure i Piraten sembrano, molto più dei grillini, un vero partito del ventunesimo secolo.”

Già, ma perché? Intanto si definiscono “partito” e non appare una scelta casuale. La loro nascita risale al 2006, pochi mesi dopo la fondazione dello svedese Piratpartiet (che a sua volta era nato per difendere politicamente il sito di filesharing Piratebay con un implicito riconoscimento, quindi, della funzione della politica e delle sedi istituzionali nelle quali si esprime). All’inizio l’unico tema del partito è stata la libertà – di download, contro la censura e i controlli – su Internet. Quindi un obiettivo deciso collettivamente da chi aderiva.

Un po’ diverso l’approccio del M5S. Vediamo

Art. 4 – oggetto e finalità

Il “MoVimento 5 Stelle” intende raccogliere l’esperienza maturata nell’ambito del blog www.beppegrillo.it, dei “meetup”, delle manifestazioni ed altre iniziative popolari e delle “Liste Civiche Certificate” e va a costituire, nell’ambito del blog stesso, lo strumento di consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati a promuovere le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo…

Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.

Dunque il M5S viene definito “strumento” “nell’ambito del blog” di quanti potranno sviluppare le campagne promosse da Beppe Grillo. Il comma successivo, coerentemente, precisa che il confronto si svolgerà “al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi” che non avrebbero senso alcuno dato che si tratta di selezionare i migliori interpreti delle campagne decise e promosse dal titolare del nome, cioè Beppe Grillo.

Strano caso di un movimento che nasce e si sviluppa nell’ambito di un blog personale per svilupparne le tematiche. Più che un movimento si direbbe uno strumento di marketing. Inevitabile, quindi, che il forte legame personale fra aderenti e proprietario del marchio si rafforzi quando si presentano le liste alle elezioni. Vediamo come

Art. 7 – procedure di designazione dei candidati alle elezioni

In occasione ed in preparazione di consultazioni elettorali su base nazionale, regionale o comunale, il MoVimento 5 Stelle costituirà il centro di raccolta delle candidature ed il veicolo di selezione e scelta dei soggetti che saranno, di volta in volta e per iscritto, autorizzati all’uso del nome e del marchio “MoVimento 5 Stelle” nell’ambito della propria partecipazione a ciascuna consultazione elettorale.

Non si precisa da chi saranno autorizzati “di volta in volta e per iscritto” gli aderenti che promuoveranno le candidature né chi sceglierà i candidati. Non essendovi organismi direttivi o rappresentativi l’unico che può scegliere e autorizzare è, di conseguenza, il titolare del marchio cioè, ancora una volta, Beppe Grillo.

Torniamo al Piratenpartei. Secondo Braun il problema dei politici tradizionali è che sono abituati ad usare anche i nuovi strumenti della comunicazione come internet in maniera vecchia cioè “top down” dall’alto verso il basso. “I Piraten, invece, predicano il principio del “bottom up”: non a caso si classificano come “Schwarmintelligenz”, come “intelligenza dello sciame”. Tutte le decisioni del partito vengono prese via web, utilizzando software come liquid feedback, ogni iscritto può partecipare al dibattito virtuale e al voto conclusivo.”

Nel Movimento 5 Stelle, in realtà, sembra che questo principio si applichi soltanto in parte e cioè in ambito locale perché c’è il limite costituito dalle “campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo” che è per definizione uno schema top down nel quale da un vertice giungono indicazioni da sviluppare e attuare. Questo forte elemento di centralizzazione di quella che si potrebbe definire linea politica è del tutto assente, invece, nei pirati che condividono, però, con il 5 Stelle la visione di internet come un nuovo spazio di partecipazione.

Si domanda Braun: “E se il rapporto con internet fosse uno dei veri cantieri della politica futura?” e poi continua: “ È inutile dare degli utopisti ai Piraten. Ai vecchi partiti di massa sarebbe molto più utile interrogarsi se non è venuto anche per loro il tempo di aprire nuovi canali di reale partecipazione per i cittadini. Ed è inutile per loro sperare che i Piraten non avranno nulla da dire sulle altre questioni politiche: infatti già cominciano ad attrezzarsi, con gruppi di lavoro sul web, dedicati a scuola, politica sociale, diritti civili eccetera. Reddito minimo di cittadinanza, libero e gratuito accesso all’educazione, dagli asili nido all’università, sì agli sponsor privati nelle scuole ma no a una loro intromissione nei programmi scolastici, sì a una equiparazione completa fra coppie gay e coppie etero: sono queste le loro prime proposte programmatiche. Caratterizzano il nuovo partito come partito liberale ma non liberista, anzi con una forte vocazione sociale. E lo caratterizzano come partito che non viene dai margini, ma dal cuore della società tedesca.”

Ecco il limite che gli aderenti al Movimento 5 Stelle si troveranno di fronte non appena si troveranno a dover rispondere ai loro elettori sui problemi di governo degli enti locali oggi e, domani, del Paese nella sua interezza. Potranno sviluppare autonomamente e con strumenti democratici i temi politici che decideranno di voler affrontare o dovranno ricevere “per iscritto” l’autorizzazione dal proprietario del marchio nonché promotore delle “campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica” ?

Una trasformazione in organizzazione democratica è urgente e inevitabile. Gli italiani che li hanno votato e gli stessi “grillini” non possono giocare al Movimento, ora vogliono fare sul serio. E speriamo che Grillo non si metta ad urlare.

Claudio Lombardi

3 commenti

  • Non è vero che ci vuole un leader maximo ,anzi io penso che se per motivi organizzativi c è bisogno di un segretario o di un portavoce o che altro , sarà bene tirare a sorte tra quelli che si propongono ,fare durare le cariche per un periodo breve massimo un anno e a rotazione sempre tra quelli che di volta in volta si propongono per questi incarichi.

  • Valentino Roiatti

    Siamo d’accordo che il 5 stelle è il partito di Beppe grillo Che è padre e leader maximo indiscutibile. Anche i pirati dei mari però un leader lo eleggevano. Un leader, portavoce che dir si voglia deve esserci. E’ nella natura umana.
    Valentino Roiatti

  • bella nonno!!!! 🙂 articolo assai assai interessante!

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