Inps: smart working o sportelli aperti?

Tre domande ad Alessandro Latini esperto di questioni previdenziali, assistenziali e del lavoro

1 Gli uffici dell’Inps sono aperti oppure no? Come si può comunicare, chiedere spiegazioni, presentare domande e verificarne il percorso?

Gli uffici INPS sono chiusi in base al DPCM del 9/3 e fino a nuove disposizioni, quindi l’utenza non può che  rivolgersi al call center o effettuare comunicazioni via email-pec o per gli intermediari abilitati utilizzare  il “cassetto previdenziale”. Insomma l’INPS non è accessibile (o lo è con difficoltà) in un momento decisivo per la vita di milioni di persone. Ovviamente la scelta della chiusura risponde anche all’esigenza di evitare l’assalto agli sportelli e, considerati i mancati pagamenti delle casse integrazioni e della Naspi, anche le inevitabili tensioni che potrebbero manifestarsi. Sia chiaro, l’INPS  è da tempo che ha deciso di chiudersi a riccio, non vuole nessuna richiesta in presenza, ma solo email, non vuole gente tra i piedi. Solo chi ha frequentato in questi anni le sue sedi può comprendere cosa significhi non essere ascoltati anche se, spesso, è questa la via più diretta per la risoluzione di un problema. Da quando poi, con le disposizioni del Governo Monti, ha inglobato anche l’INPDAP e l’ENPALS praticamente gestisce l’intero mondo delle pensioni e dell’assistenza di tutti i lavoratori tolti i professionisti che hanno le loro casse.

Comunicare con l’INPS è, quindi, ormai così difficile che la sensazione di essere lasciati soli si è fatta più forte. La scelta del management dell’INPS si spiega facilmente: utilizzare gli intermediari (caf-patronati e consulenti) e girare a loro oltre alle rogne anche la responsabilità delle pratiche.

2 L’Inps ha dovuto farsi carico oltre al solito lavoro anche di milioni di pratiche di integrazione salariale, di sussidi per gli autonomi e del reddito di emergenza. A che punto siamo? I soldi sono arrivati a chi ne ha diritto? L’Inps era in grado di farsi carico di tutto quel lavoro aggiuntivo?

All’INPS c’è tantissima gente che si danna l’anima nel lavoro, ma non ci sono dubbi che ci voglia più personale e che sia formato e competente. I Governi negli ultimi decenni  hanno deciso che sia l’INPS a gestire qualsiasi cosa: dal reddito di cittadinanza, al reddito di emergenza, agli sgravi, alla Naspi, alla cassa integrazione, ai 600 euro, oltre alle pensioni. È davvero troppo!

3 Ora che persino palestre cinema e teatri sono aperti che senso ha continuare con il lavoro a distanza negli uffici pubblici? Non c’è il rischio di una paurosa caduta di efficienza che si aggiunge a quella tipica delle amministrazioni pubbliche italiane?

Lavorare da casa è giusto, è utile e in questo periodo drammatico del virus è  servito. Molti però (oltre al Prof. Ichino) hanno pensato che per tantissimi  lavoratori pubblici sia stata una lunga vacanza. Nemmeno più la scocciatura di timbrare il cartellino, i soldi gli arrivano dritti a casa senza muoversi dal divano. Inoltre, nessun pericolo di licenziamento e niente cassa integrazione. Per l’opinione pubblica è, quindi, difficile immaginare che siano pure in “vacanza”. Nel caso dell’Inps a questo si aggiunge la difficoltà per gli utenti di comunicare e di ricevere risposte e spiegazioni.

E’ ora che tornino in ufficio, la produttività non può che averne risentito, e soprattutto qualcuno dovrebbe anche spiegarci come siano stato impiegati i lavoratori: in un periodo di task force possibile che all’INPS non si sia pensato di destinare più risorse interne nei settori più importanti? Dovremmo conoscere chi e quanti impiegati sono stati messi a lavorare alle casse integrazioni e capire la produttiva degli stessi e, invece, nemmeno si riesce a sapere chi debba ancora ricevere i soldi dell’integrazione salariale.

E vogliamo parlare dei DURC (documento di regolarità contributiva)? Documento essenziale per le aziende per potersi far pagare dai committenti validi 4 mesi ed ogni volta che dev’essere richiesto partono una serie di preghiere; spesso restano inevasi per giorni, bloccati per un nonnulla, e spesso le risposte dell’INPS non solo sono inesatte, ma a volte sono assolutamente fuori contesto se non del tutto pretestuose.. L’inps sembra ostacolare e non agevolare le aziende e i cittadini, sembra far di tutto per creare problemi e non risolverli.

È chiaro che, se ad una situazione pregressa non ottimale, aggiungiamo gli sportelli chiusi e il lavoro da casa dei dipendenti allora è inevitabile che ci sia diffidenza per quella che sarebbe anche un’evoluzione, forse inevitabile, del lavoro se fosse fatta seriamente e senza caduta della qualità del servizio.

È dunque giusto riaprire e rimandare ad un prossimo futuro la riorganizzazione del lavoro

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