Investire in istruzione: cominciamo dalla sicurezza (di Adriana Bizzarri)

La sicurezza nelle scuole. Sembra un tema minore in tempi di scandali, di malaffare, di crisi dei modelli di sviluppo e dei sistemi di governo delle società occidentali e dell’Europa in particolare. Sembra, perché, forse, c’è una vecchia abitudine a considerare la scuola come un momento inevitabile nei percorsi di vita delle persone destinato, però, a diventare presto un ricordo. Chi se l’è lasciata alle spalle la pensa con simpatia e con nostalgia, ma non c’è la percezione diffusa della sua essenzialità. In pratica non la si considera un settore nel quale si fanno investimenti. Così della scuola si parla quando ogni anno si diffondono le proteste studentesche o quando l’attenzione dei giornali è catturata dallo stato di profondo disagio in cui versa l’istruzione pubblica. Oppure se ne parla quando qualche edificio casca a pezzi. Ma sempre con l’atteggiamento di chi non vede l’ora di chiudere il discorso. All’indomani dell’evacuazione dei 450 studenti della scuola primaria L. Sciascia a Villa Bonelli di Roma, lo scorso 18 settembre, per il cedimento di un pilone al piano terra della scuola, un consigliere del XV Municipio di Roma ha dichiarato, ad un noto organo di stampa, in risposta alla preoccupazione manifestata dalle famiglie degli alunni: “E’ solo allarmismo. E’ tutto sotto controllo”. Davvero?

Il crollo della trave portante nella scuola elementare di Cordenons prima dell’apertura dell’anno scolastico e l’ingresso dei 400 bambini (11 settembre), il cedimento di un pilone della scuola di Villa Bonelli a Roma (18 settembre), l’esplosione della caldaia della succursale dell’Istituto Tecnico Matteucci di Roma con il ferimento del tecnico e di una bidella e l’allontanamento degli studenti (24 settembre), sono solo gli ultimi tre episodi in ordine di tempo di cui si ha notizia, riguardanti lo stato di precarietà, di pericolo, di degrado in cui versano almeno un terzo delle scuole del nostro paese. Al nord, come al centro, come al sud.

Il X° Rapporto di Cittadinanzattiva sulla “Sicurezza, qualità e comfort degli edifici scolastici” fotografa la situazione e lo fa con gli occhi di chi la scuola la frequenta perché ci lavora, perché ci studia, perché ha i suoi figli lì dentro e non può pensare di metterli fra quattro mura insicure.

Trattandosi del X° Rapporto si poteva sperare che mostrasse segnali concreti di miglioramento. Sarebbe stato bello e giusto poter annunciare qualche buona notizia per la risoluzione di questa gravissima emergenza nazionale: dieci anni sono tanti e non si può sempre denunciare senza veder risolti i problemi.

Così non è stato perché di segnali tangibili che indichino un serio cambio di tendenza non se ne sono visti. Se a questo aggiungiamo lo scaricabarile delle responsabilità tra enti, la lentezza della burocrazia nell’erogazione e nell’utilizzo dei fondi, la mancanza di dati analitici sullo stato delle scuole da parte di molte istituzioni pubbliche competenti in materia di sicurezza (Comuni, Province, Regioni, Miur) il quadro di un decennio sprecato dalle amministrazioni pubbliche e dai politici appare abbastanza chiaro.

Eppure qualcosa sta cambiando.

Sta cambiando la percezione della gravità della sicurezza delle scuole da parte di genitori e studenti se, come dicono alcuni sondaggi nazionali, il 94% dei genitori la considera tale e gli studenti ritengono che, dopo la digitalizzazione, quello dell’edilizia sia il secondo grande ambito della scuola italiana sul quale occorra intervenire.

Sta cambiando la percezione comune della scuola come bene comune, come bene da preservare se sono sempre di più coloro che, soprattutto tra i genitori, si impegnano direttamente al reperimento di risorse economiche e materiali, mettono a disposizione competenze tecniche e tempo per la manutenzione degli ambienti e per il miglioramento della struttura scolastica.

E’ cambiata anche la modalità di intervento sugli edifici scolastici da parte delle istituzioni pubbliche in caso di gravi calamità naturali, come dimostrano l’Abruzzo prima e l’Emilia Romagna poi, che, in pochi mesi dal sisma, hanno verificato le condizioni delle scuole, cominciato gli interventi di ristrutturazione, ove possibile, nonchè la costruzione di prefabbricati o l’individuazioni di altre soluzioni temporanee atte a garantire la ripresa del servizio scolastico.

E allora, in aggiunta al piano di lavoro delineato dalle proposte concrete di Cittadinanzattiva contenute nel X° Rapporto sulla sicurezza delle scuole (anagrafe dell’edilizia nominativa e pubblica, piccola manutenzione affidata direttamente alle scuole, 8X1000 al patrimonio scolastico per la quota parte destinata allo Stato, programmazione almeno quinquennale dei fondi pubblici disponibili, allentamento dei limiti imposti dal patto di stabilità per comuni e province che investono su edilizia scolastica, revisione dell’artt. 64 della legge 133/2008 per impedire il formarsi di aule troppo numerose che mettono in pericolo sia l’incolumità che le condizioni di salubrità e di apprendimento di molte classi) ne indico due che rivestono particolare importanza.

Primo, selezionare, alle prossime elezioni, gli amministratori locali e nazionali sulla base del loro impegno verso la scuola: dall’edilizia scolastica, alla creazione e ammodernamento dei servizi didattici, alla digitalizzazione delle scuole, alla manutenzione ordinaria, alla cura per l’effettiva erogazione di servizi primari a costi calmierati, all’apertura e all’utilizzo pomeridiano delle scuole.

Secondo, pretendere (democraticamente) che le nostre amministrazioni locali e nazionali rendano ordinarie le procedure sperimentate durante i recenti terremoti, almeno per quanto riguarda il controllo ordinario e periodico delle strutture scolastiche e gli interventi più urgenti legati alla manutenzione ordinaria e straordinaria per fare in modo che la situazione torni ad essere “sotto controllo”.

“Facciamo finta”: è la frase magica usata dai nostri bambini quando, volando alto rispetto alla realtà che li circonda, la trasformano e tutto diventa armonia, colore, musica, bellezza.

Proviamo ad imitarli. “Facciamo finta” che tutte le scuole italiane diventino antisismiche, sicure, manutenute, ben arredate, colorate, belle, digitalizzate, ecosostenibili…

Sognare può forse aiutarci a non perdere la speranza, a rafforzare l’impegno di tutti, ad orientare energie e risorse perché le nostre scuole diventino un bel posto dove imparare e crescere.

Adriana Bizzarri, Coordinatrice nazionale della Scuola di cittadinanza attiva

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