Israele-Palestina: un conflitto che viene da lontano (di Angela Masi)

Dei massacri, delle  violenze, dei soprusi, della tragicità di un lunghissimo, snervante e drammatico conflitto ne hanno scritto e parlato tutti. Tutti sanno qualcosa del conflitto fra israeliani e palestinesi, tutti hanno un’idea di dove si trova Gerusalemme o Gaza e tutti hanno sentito l’espressione “processo di pace” almeno una volta negli ultimi venti anni. Sono morte tante persone in questo conflitto anomalo, pochi soldati veri e tantissimi civili cioè uomini, donne, bambini, anziani. Abbiamo capito il significato del termine “martirio”, abbiamo scoperto che esistono milioni di palestinesi profughi nei vari paesi arabi, abbiamo visto le immagini dei bombardamenti dell’esercito israeliano e i corpi straziati dopo un attentato per le strade di Tel Aviv.

(il colore verde indica il territorio controllato dai palestinesi, il bianco quello israeliano)

Dolore e morte, ragioni e responsabilità si sono spesso alternate: una volta gli israeliani, una volta i palestinesi. Una cosa però è chiara: chi vive in quei territori non può non volere la pace. Ma i governi cosa vogliono? E l’ONU? E la Comunità internazionale?

E’ una storia complessa, filosofica, religiosa, storica e politica che parte da lontano: dalla necessità della popolazione israeliana di avere uno stato, dalla “occupazione” autorizzata dalla comunità internazionale della Palestina, dall’espansione del territorio di Israele oltre i confini riconosciuti….

Ne abbiamo sentito parlare così tanto che adesso non facciamo più caso alla barbarie di donne, uomini e bambini uccisi sotto le bombe! L’ultima escalation di violenza, quella dei mesi scorsi quasi non ha suscitato nulla: qualche post di indignazione sui social network e il silenzio della Comunità internazionale….

UN CONFLITTO CHE VIENE DA LONTANO

29 NOVEMBRE 1947: Dopo circa 30 anni di tensioni e di conflitti fra la popolazione araba e quella ebraica una risoluzione dell’ONU stabilisce la creazione di 2 stati palestinesi: uno arabo e uno israeliano.

 14 MAGGIO 1948: Non appena le forze armate inglesi abbandonano la Palestina, il governo provvisorio ebraico proclama la nascita dello stato di Israele

 MAGGIO 1948-FEBRAIO 1949: Prima guerra arabo-israeliana. I membri della lega araba, egiziani, giordani, libanesi, siriani, iracheni procedono all’invasione del nuovo stato. Israele riesce a difendersi e a ricacciare indietro le forze combattenti arabo-palestinesi. In seguito alla nascita dello Stato di Israele migliaia di palestinesi sono costretti ad abbandonare la propria terra e rifugiarsi nei Paesi arabi confinanti (lasciano la Palestina oltre il 60% dei palestinesi). Gli arabi vengono sconfitti. Rilevanti sono gli ingrandimenti territoriali da parte di Israele. Gerusalemme rimane divisa in 2 parti: una occupata dagli arabi e una occupata dagli ebrei.

1964: Nascita dell’OLP(Organizzazione per la liberazione della Palestina) che ha come scopo il riconoscimento dei diritti dei palestinesi costretti a vivere dentro  campi profughi allestiti dalla Croce Rossa internazionale oppure spinti ad emigrare nei paesi arabi circostanti. I palestinesi rimasti senza patria iniziano a rivendicare un proprio territorio. Capo dell’ OLP Arafat.

GIUGNO 1967: Gli arabi sono sconfitti da Israele nella famosa “Guerra dei sei giorni”, in cui Israele riesce a completare l’occupazione di Gerusalemme e a mettere sotto controllo una vasta area che va dalle rive del Giordano al Canale di Suez. Israele è sostenuta dagli STATI UNITI e dai paesi occidentali, in quanto l’esistenza del nuovo stato di Israele, è considerata fondamentale in un’ area di decisiva importanza economica.

 NOVEMBRE 1967: Il Consiglio di Sicurezza dell’ ONU vota una risoluzione (la n. 242), con la quale è affermato il diritto di Israele ad esistere, ma se ne chiede il ritiro dai territori occupati con la “Guerra dei sei giorni” in seguito alla quale la  situazione dei palestinesi si era aggravata e molti si erano rifugiati in Giordania e Libano. Il disagio dei palestinesi aveva portato a un rafforzamento dei gruppi estremisti, che agivano attraverso attentati terroristi e incursioni nel territorio di Israele.

 SETTEMBRE 1970: Il re di Giordania, Hussein, per timore delle ritorsioni israeliane, fa attaccare i campi profughi palestinesi. Questo periodo venne chiamato “Settembre nero”. Dopo veri e propri massacri, costringe i palestinesi a spostarsi in territorio libanese

 6 OTTOBRE 1973: Guerra del Kippur. L’Egitto in accordo con la Siria lancia una guerra contro Israele, per riprendersi i territori occupati nel 1967. In questa occasione tutti i paesi arabi, produttori di petrolio, appoggiano i siriani e gli egiziani, bloccando le esportazioni di petrolio. Più tardi alzano il prezzo del petrolio con una politica che mirava a colpire gli USA e i paesi occidentali che sostenevano Israele.

 SETTEMBRE 1978: Accordi di Camp David con la mediazione degli Stati Uniti.  Pacificazione tra Egitto e Israele. Israele restituisce il Sinai all’Egitto e autonomia ai palestinesi a Gaza e in Cisgiordania.

1982: Dopo l’uccisione del presidente egiziano Sadat i rapporti tra palestinesi e israeliani tornano tesi. Israele contrario alla creazione dello stato palestinese e i palestinesi appoggiati dagli stati arabi contrari a ogni trattativa. È l’epoca degli  attentati terroristici e delle rappresaglie di Israele. Nel giugno del 1982 nei campi profughi di Sabra e Chatila, alla periferia di Beirut, viene compiuto il massacro di migliaia di civili ad opera delle milizie cristiane libanesi protette dall’esercito israeliano.  L’obiettivo era quello di allontanare dal Libano le forze palestinesi che, armate, vivevano confuse  con la popolazione di quel paese.
Dopo 20 anni di occupazione le condizioni di vita sono pressoché intollerabili per chi vive nei territori occupati, la questione palestinese figura sempre in fondo all’elenco delle priorità in occasione dei summit della Lega araba. Isolata a Tunisi la dirigenza dell’OLP è rassegnata alla perdita della patria e all’impossibilità dell’autodeterminazione dei palestinesi. L’unica scena vivace è quella dei territori occupati dove si muove una giovane leadership nazionale.

 Dal 1987 al 1992 i palestinesi cominciano una forma di resistenza popolare chiamata “Intifada”, ovvero il risveglio. L’inizio e il diffondersi della rivolta coglie di sorpresa gli israeliani compresi i vertici dell’OLP e gli osservatori internazionali. L’OLP produce, intanto, un documento intitolato “Dichiarazione di indipendenza” nel quale riprende i temi della rivolta, del destino dei rifugiati, dei confini dello Stato e del futuro di Gerusalemme.

 1993: vengono firmati gli Accordi di Oslo con la creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese, ma i nodi principali restano irrisolti e rimandati a un secondo turno di negoziati come la nascita dello Stato palestinese indipendente, il rientro dei profughi e lo status di Gerusalemme.

 1994: la Giordania firma un accordo di pace con Israele. Nelle zone che dovevano diventare il futuro Stato palestinese comincia una forma di autogoverno guidata dall’Autorità Nazionale Palestinese, presidente della quale viene eletto nel 1996 Yasser Arafat. Dopo l’entusiasmo degli accordi, la diplomazia internazionale arresta la sua pressione e israeliani e palestinesi non riescono a trovare un accordo. Gli accordi di pace, le ritrattazioni, la comparsa del terrorismo, la violenza degli stati, i ripensamenti e gli incontri non portarono a nulla.

 2000 inizia la seconda Intifada.

2004: muore Arafat

2005 Il governo israeliano guidato da Sharon decide di sgomberare la Striscia di Gaza occupata nel 1967 lasciando l’amministrazione del territorio ai palestinesi. In seguito alle elezioni politiche in Palestina, il 25 gennaio 2006, e la vittoria degli islamisti di Hamas il nuovo governo viene da subito boicottato da Israele e dalla comunità internazionale.

2006: nuova guerra tra Israele e Libano. Hamas e Fatah formano un nuovo governo di unità nazionale.

2007 Hamas vince le elezioni nella Striscia di Gaza mentre Israele dichiara Gaza un’entità nemica stringendola sotto l’embargo e impedendo l’apertura dei confini.

2008: Israele e l’autorità palestinese di Abu Mazen aprono le porte ai colloqui di pace frenati dall’indisponibilità di Israele di affrontare lo status di Gerusalemme e dei profughi palestinesi. I colloqui finiscono con una tregua che Hamas dichiara nel giugno 2008. Ma è un equilibrio precario a causa degli attacchi da parte degli israeliani e delle milizie legate con Hamas. Verso la fine del 2008 si intensificano incursioni israeliane nella Striscia e i lanci di razzi da parte di  Hamas. Israele lancia una nuova offensiva chiamata “Piombo Fuso” che porta al bombardamento della Striscia di Gaza e la successiva invasione da parte dell’esercito israeliano.

Le vicende più recenti confermano un quadro estremamente complesso nel quale gli estremismi continuano ad avere il controllo della situazione.

La maggior parte delle vittime di questo conflitto che dura da 60 anni (ma che era già iniziato negli anni ’20) sono civili e quello che più fa male è che l’indignazione verso questi crimini non è mai riuscita a superare gli odi reciproci e il puro confronto di forza. Per quanto tempo ancora si potrà continuare così? E cosa vogliono veramente i protagonisti di questo scontro? Una cosa è certa: ogni volta che avanzano le forze moderate vengono bloccate da provocazioni e atti di violenza. E la storia ormai dimostra che le responsabilità dei governi israeliani sono schiaccianti e che l’estremismo degli arabi alimenta quello israeliano in un abbraccio mortale.

Angela Masi

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