La carta igienica nelle scuole, la cricca della Protezione Civile e la rivoluzione civica (di Claudio Lombardi)

Magari è passata un po’ inosservata, messa in ombra da un diluvio di informazioni e commenti sulle ultime malefatte dell’imputato Berlusconi, però vale la pena riepilogarla perché ci dice a cosa serve il populismo autoritario che stringe in un sacro patto la maggioranza che ci governa.

Si tratta della conclusione delle indagini dei PM di Perugia sulla parte principale dell’inchiesta sui grandi appalti, quelli gestiti dalla famosa “cricca” Anemone, Balducci, Bertolaso che ha operato per molti anni all’ombra e con il favore della Presidenza del Consiglio.

Secondo i PM per 11 anni “uno stabile sodalizio a delinquere” ha governato il sistema dei grandi appalti pubblici determinandone le scelte e truccando il mercato allo scopo di saccheggiare le risorse pubbliche.

Secondo i PM a chiusura di lunghe indagini durate circa due anni, “un’associazione per delinquere ha commesso una serie indeterminata di corruzioni, abusi di ufficio, rivelazioni di segreto d’ufficio, favoreggiamenti, mettendo la funzione dei funzionari pubblici a disposizione di privati imprenditori”. E, ancora “ di fatto, i funzionari pubblici hanno operato al servizio del privato e consentito che la gestione degli appalti avvenisse in maniera del tutto antieconomica per le casse pubbliche” e cioè  “a favore degli imprenditori” e dei loro “profitti illeciti”. L’ammontare di questi profitti illeciti viene quantificato per i soli Diego Anemone e per l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, in oltre 75 milioni di euro per il periodo 2004-2009.

Confermate le accuse di corruzione aggravata per Guido Bertolaso al quale viene imputato di aver compiuto atti contrari ai doveri di ufficio per favorire Diego Anemone nell’aggiudicazione degli appalti compiendo “scelte economicamente svantaggiose per la pubblica amministrazione consentendo che i costi aumentassero considerevolmente”. E non finisce qui perché Bertolaso “ha posto stabilmente la propria funzione pubblica a disposizione degli interessi di Diego Anemone”.

L’insieme delle imputazioni costituisce, in sostanza, la dimostrazione di una appropriazione privata degli apparati pubblici coerente con una cultura del comando ben rappresentata dal Governo Berlusconi. Secondo questa cultura, una volta ottenuta l’investitura elettorale da parte del popolo (e non importa che sia, comunque, un’investitura minoritaria trasformata in maggioranza da una legge elettorale truffa che toglie all’elettore la possibilità di scegliere e di farsi rappresentare), le istituzioni diventano di proprietà della maggioranza di governo che non accetta più alcun controllo, non accetta di sottoporsi alle leggi e all’equilibrio costituzionale dei poteri dello Stato. L’intero Stato diventa un attributo del leader falsamente eletto dal popolo e da quel momento in poi tutto è permesso a chi ha conquistato il potere.

È bene rendersi conto che ciò rappresenta una sovversione del dettato costituzionale, una rivoluzione autoritaria che si esprime con mutamenti progressivi che di fatto cambiano il regime costituzionale attraverso la distorsione dell’attività istituzionale, la negazione della legalità, la gestione privatistica dei poteri pubblici, la guerra continua contro le istituzioni di garanzia.

In questo quadro nascono e agiscono le “cricche” come quella che agiva all’ombra della Protezione Civile.

Sarebbe utile che qualcuno facesse i conti e ci dicesse quanto è costata agli italiani la rivoluzione del berlusconismo e le scorribande delle varie “cricche”. Si può solo intuire che il danno sia stato grande e sicuramente ha contribuito al dissesto dei conti pubblici. Ci vuole molto per mettere in relazione questo modo di governare con i tagli ai servizi che hanno colpito tutti gli italiani? No, non ci vuole molto.

Bisogna, quindi, rendersi conto che se le scuole pubbliche non possono comprare la carta igienica (per non parlare dello stato degli edifici e di quanto serve ad una efficace attività didattica) ciò non è dovuto alla crisi mondiale, ma all’azione di una classe dirigente che da molto tempo ha coperto i gruppi di potere e le collusioni tra politici e criminalità favorendone l’arricchimento e che non è riuscita a risolvere la secolare divisione fra nord e sud. Anzi, ha favorito un intreccio perverso fra l’illegalità e il clientelismo diffuso nel sud (sostenuto dalla spesa e dagli apparati pubblici) e le convenienze del nord a sfruttare tutte le opportunità che la condizione del sud permetteva. Salvo poi lamentarsi del prezzo da pagare in termini di trasferimenti monetari per mantenere proprio quel tipo di sottosviluppo e quegli equilibri di potere. Ora poi che le mafie hanno portato i loro capitali al nord iniziando a gettare le loro teste di ponte nelle istituzioni locali l’intreccio si è fatto quasi inestricabile.

Il problema di fondo è sempre quello di una politica incapace di svolgere la sua funzione e ridotta alla sola conquista del potere sfruttando il controllo dei mezzi di comunicazione, il sottosviluppo civile e la debolezza della cultura civica di buona parte della cittadinanza.

Solo in questo modo si può imporre alla popolazione di Napoli di vivere in mezzo alla spazzatura dopo aver speso, in tanti anni di emergenza, qualcosa come 14-15 miliardi di euro nella quasi totalità sprecati o rubati come hanno documentato tante inchieste giudiziarie e giornalistiche.

Solo in questo modo si può svolgere ogni anno, nella quasi generale indifferenza o rassegnazione, la lotteria dei permessi di soggiorno agli immigrati. Possono partecipare gli immigrati che già hanno trovato un datore di lavoro disposto a garantire per loro svolgendo le pratiche per l’assunzione. Evidentemente si tratta di persone già tutte “sistemate” qui da noi sennò nessuno li richiederebbe. Eppure bisogna far finta che non stiano qui e che siano assunti a “scatola chiusa” facendoli arrivare dal loro paese di origine. Alla politica, che ha fissato in una legge questa assurda finzione, non interessa risolvere il problema; interessa far finta di averlo fatto. Sono solo due fra i mille esempi che si possono fare.

C’è veramente da auspicare una rivoluzione civica e la formazione di una nuova classe dirigente. Speriamo che i movimenti che sono riusciti ad esprimersi in questi anni, a destra, a sinistra e al centro, sappiamo assumere il compito di guidare un tale cambiamento.

Claudio Lombardi

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