La disuguaglianza che pesa sullo sviluppo

disuguaglianzaAncora sul libro di Piketty “Il capitale nel XXI secolo”. La tesi di fondo è che l’accumulo improduttivo di ricchezza cresce più velocemente della produzione di ricchezza. La principale ragione è che il tasso medio di rendimento del capitale oltrepassa durevolmente il tasso di crescita del Pil. Sul lungo periodo, infatti, la crescita del Pil non supera mai di molto l’1-1,5 per cento l’anno mentre la rendita media del capitale è di solito del 4-5 per cento l’anno.

Quindi le disuguaglianze si ampliano, poiché i grandi patrimoni provenienti dal passato si ricapitalizzano più velocemente dell’aumento della produzione e dei redditi. Oltre ai vantaggi delle economie di scala, i grandi patrimoni s’incrementano soprattutto perché hanno una più ampia gamma di opportunità d’investimento rispetto ai piccoli.

Negli Usa oggi il 10 per cento della popolazione possiede circa il 70 per cento di tutto il capitale; la “classe media” cioè un altro 40% della popolazione ne possiede circa un quarto (in gran parte in forma di case); mentre tutti gli altri ovvero la metà della popolazione possiedono circa il 5 per cento della ricchezza totale.

Il fenomeno, però, è globale e sta strangolando la classe media dove c’è o impedendo il suo sviluppo dove è una conquista recente oppure dove si sta ancora formando. Banalmente: i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri.

I dati ci raccontano qualcosa di incredibile (ma vero) : nel mondo 85 super ricchi possiedono lo stesso patrimonio di 3,5 miliardi di persone. Cioè ognuno vale quanto 41 milioni di poveri.

poveri del mondoMa forse altrettanto incredibile è che l’accumulo di ricchezza è più concentrato ora di quanto non fosse agli inizi del ‘900. Come ricorda in un suo articolo Luca Massacesi (http://www.officineeinstein.eu/index.php/verso-un-nuovo-modello-di-sviluppo/814-rendita-vince-su-lavoro.html) “quando l’economista e sociologo Vilfredo Pareto definì quella che appunto si chiama la “curva di Pareto“ la individuò dimostrando che il 20 per cento della popolazione inglese possedeva l’80 per cento del denaro. Era il 1897. Dopo un secolo e passa di democrazia occidentale, la forma di governo che più delle altre (monarchia, plutocrazia, oligarchia, gerontocrazia) avrebbe dovuto creare una maggiore uguaglianza e giustizia sociale, il rapporto è diventato 14 a 86, ovvero l’86 per cento della ricchezza è in mano al 14 per cento della popolazione”.

Conseguenze? L’accentramento della ricchezza nelle mani di unélite globale che lascia ben poco al resto del mondo continuando a guadagnare anche in tempi di crisi. Nel suo articolo Massacesi elenca alcuni dati anch’essi impressionanti:

  1. distanza ricchi poveriI “paesi meno sviluppati” hanno speso 9 miliardi di dollari per importazioni di alimenti nel 2002. Nel 2008 questa cifra è salita a 23 miliardi di dollari.
  2. Il reddito medio pro-capite nei paesi più poveri dell’Africa è sceso a un quarto negli ultimi venti anni.
  3. Bill Gates ha un patrimonio netto dell’ordine dei 50 miliardi di dollari. Ci sono circa 140 paesi al mondo che hanno un Pil annuo inferiore alla ricchezza di Bill Gates.
  4. Uno studio del World Institute for Development Economics Research (Istituto mondiale per la ricerca sull’economia dello sviluppo) evidenzia che la metà inferiore della popolazione mondiale detiene circa l’1 cento della ricchezza globale.
  5. Il 2 per cento delle persone più ricche detiene più della metà di tutto il patrimonio immobiliare globale.
  6. Secondo il più recente “Global Wealth Report” di Credit Suisse, lo 0,5 per cento di persone più ricche controlla più del 35 per cento della ricchezza mondiale.
  7. Oltre 3 miliardi di persone, quasi la metà della popolazione mondiale, vive con meno di 2 dollari al giorno.
  8. Si stima che gli Stati Uniti detengano circa il 25 per cento della ricchezza totale del mondo (nel 2010).
  9. Si stima che l’intero continente africano possegga solo l’1 per cento della ricchezza totale del mondo.

Questi dati indicano che l’aumento della disuguaglianza e la finanziarizzazione dell’economia non portano sviluppo perché impediscono la crescita delle forze produttive assorbendo quote crescenti di ricchezza e bloccandola in patrimoni immensi che cercano di moltiplicarsi senza costruire nulla di reale.

Conclusione? Combattere la disuguaglianza e la povertà è la base su cui poggiare lo sviluppo. Fino a che il lavoro di tanti alimenterà solo la ricchezza di pochi non ci sarà speranza di migliorare le cose

C. L.

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