La fatica di fare impresa. Una piccola storia dalla Toscana

fare impresaSi parla tanto di burocrazia e di impresa, di crisi e di rilancio dell’economia. Renzi ha promesso una lotta alla burocrazia partendo dagli alti “papaveri” che stanno a Roma. Bene e allora qualche parola vogliamo dirla pure noi che viviamo in una delle regioni più belle e più avanzate d’Italia, la Toscana. Per essere più precisi viviamo in Maremma e qui abbiamo una piccola azienda agrituristica a conduzione familiare, forse la più semplice e piacevole forma di impresa che si possa sviluppare: nessuna delocalizzazione, nessun dipendente, nessuna crisi delle esportazioni, nessun blocco del credito (abbiamo fatto e facciamo tutto con i risparmi).

Toscana, Maremma, azienda agrituristica familiare uguale tutto facile? NO e vi spieghiamo perché così si capisce che i problemi dell’Italia sono piuttosto profondi e diffusi e non si risolvono solo nei palazzi della politica e a Roma.

Una decina di anni fa abbiamo comprato una piccola azienda agraria con grande entusiasmo ed ottimismo, felici di tornare a vivere nel nostro paese dopo anni vissuti all’estero. Non eravamo più giovani, ma nemmeno tanto vecchi da pensare alla pensione per cui il sogno di un pò di terra da coltivare e di una casa grande da utilizzare come agriturismo ci è sembrato il più realizzabile.

maremmaAbbiamo cominciato con il piantare tanti alberi di olivo; abbiamo ampliato il piccolo vigneto, costruito i locali per lo stoccaggio dell’olio , una piccola cantina e, infine, abbiamo ristrutturato  la vecchia casa colonica per destinarla alla ricettività. Niente di gigantesco, una decina di ettari in tutto, non di più.

Abbiamo fatto tutto senza finanziamenti agevolati (chiesti, ma non disponibili per noi). Siamo andati avanti comunque e dopo mille peripezie finalmente abbiamo portato a termine il nostro progetto. Ad oggi abbiamo un oliveto in produzione che produce ottimo olio (extravergine igp), produciamo vino igt e cereali; abbiamo poche camere nell’agriturismo (tra 5 e 8), ma, colpo di scena: i problemi di fronte ai quali ci siamo trovati e gli oneri collegati ci stanno spingendo ad abbandonare l’attività.

Tutto deriva da normative scritte come compiti in classe o tesine universitarie dove pare che ci si eserciti per immaginare il migliore degli schemi possibili senza dimenticare una virgola e un adempimento, ma, purtroppo, senza tener conto che ad applicarle sono le persone reali che devono produrre da sole il reddito di cui vivere e non dipendenti pubblici che, comunque, ricevono lo stipendio. Il peso della burocrazia sta qui, nel mettere le norme e chi le scrive al centro e non il lavoro di chi con quelle norme deve far andare avanti le proprie attività.

regole burocraziaEsempio: per produrre un olio di qualità  dobbiamo fare delle analisi alle olive per stabilire il giusto grado di maturazione e raccogliere nel giro di pochi giorni in modo da evitare il processo di ossidazione. Ciò comporta la necessità di far ricorso a manodopera specializzata per ottimizzare i tempi e incide molto sui costi di produzione. Insomma  alla fine 1lt di olio ci viene a costare non meno di 8€ senza iva e senza tasse e senza considerare il nostro lavoro (occorre 1 mese solo x la potatura). Come accade spesso non riusciamo a vendere tutta la produzione agli agrituristi e siamo costretti a darne un bel quantitativo ai “grossisti ” o al consorzio che lo pagano ben poco.

A tutto ciò bisogna aggiungere gli adempimenti e gli oneri derivanti dalle norme che dobbiamo (e vogliamo) rispettare. Ebbene le norme dicono che chi maneggia sostanze alimentari deve frequentare periodicamente corsi di aggiornamento (da 200 a 400 euro a persona), tenere aggiornati dei manuali di autocontrollo per l’igiene, annotare in registri vidimati dall’ufficio repressione frodi il carico e lo scarico del prodotto. Poi ci sono le analisi di laboratorio più altri oneri minori.

La stessa procedura vale per il vino; poi ci sono le pratiche burocratiche per la cucina dell’agriturismo (che poi sarebbe quella di casa visto che colazione ed eventuali pasti li prepariamo noi), anche in questo caso abbiamo un manuale di autocontrollo da aggiornare quotidianamente annotando le pulizie effettuate, la temperatura del frigo e del freezer mattina e pomeriggio.

schiacciato dalla burocraziaIn estate il responsabile della piscina ( anche qui corsi da frequentare) ha l’obbligo di fare determinate analisi chimiche 2 volte al giorno all’acqua della vasca che comunque deve essere analizzata almeno una volta da un laboratorio autorizzato.

Poi, ovviamente, c’e’ l’obbligo di assicurazione per gli ospiti, l’obbligo di smaltimento rifiuti speciali (residui di olio, e prodotti per l’agricoltura da parte di ditte specializzate), idem per la protezione antincendio con revisioni semestrali e per le pulizie delle fosse liquami. Dalla scorsa estate facciamo anche da esattori al comune che ha deciso di applicare la tassa di soggiorno con registrazione delle somme percepite e responsabilità per la custodia e consegna al comune.

Per carità, tutto giusto, tutto necessario, ma alla fine una piccola azienda agrituristica familiare ha obblighi e oneri che pesano molto e che non vengono facilitati né riconosciuti. Non oso pensare cosa significhi gestire un’azienda che produce e con tanti dipendenti! Potremmo fregarcene e violare qualche norma, ma ne saremmo umiliati, noi che siamo tornati nel nostro paese dopo tanti anni all’estero e lì ci siamo abituati alla legalità.

Insomma la nostra impressione è che la burocrazia sia veramente un peso per l’Italia e che lo sia anche un modo di amministrare che è attentissimo alla forma, ma si disinteressa dei risultati e delle persone. Il terreno migliore per la crescita dell’illegalità e della corruzione.

(Lettera firmata)

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