La fragile tregua e il progetto da coltivare (di Claudio Lombardi)

 

imbrogli di BerlusconiIl governo del paese trattato come il tavolo di una bisca dove si può giocare d’azzardo e barare senza ritegno. Questa è la “visione” politica di un centro destra allo sbando guidato da un pluricondannato per reati infamanti. Non c’è da domandarsi ancora perché Berlusconi si comporti così: tutta la sua vita imprenditoriale e pubblica è segnata da reati, abusi, connivenze più o meno esplicite con ambienti mafiosi. Ha allevato una classe di politici che lo hanno imitato trovando il brodo di coltura giusto per lanciarsi all’assalto dello Stato e delle risorse pubbliche.

Nemmeno l’ombra della rivoluzione liberale che era stata promessa e l’unica libertà che è stata assicurata è stata quella dell’impunità per una piccola parte degli italiani. La libertà fondata sullo sviluppo e sul lavoro è stata contraddetta e minacciata da una pratica di governo accentratrice, clientelare e illiberale.

governo in bilicoOra il governo Letta è stato confermato e rilanciato, ma il ricatto berlusconiano non è cessato e continua ad essere una causa di instabilità, il principale freno ad un nuovo indirizzo di governo.

Il problema però non è più Berlusconi, lui è un condannato che usa tutti i mezzi per sfuggire alla giustizia. Alla condanna inflitta dai giudici andrebbe aggiunta una condanna dell’opinione pubblica come politico e come italiano.

La fedeltà invocata e pretesa e il comando esercitato in questa crisi di governo sono la negazione di uno stato di diritto fondato sulla Costituzione e sulle leggi. Un uomo solo – il capo – decide senza alcuna procedura democratica di far dimettere tutti i parlamentari e i ministri. E poi decide di non farli più dimettere. Una farsa o, meglio, un dramma perché una nazione resta appesa ai raggiri escogitati in base ai suoi affari personali.

basta BerlusconiNon lo si può accettare; bisogna che gli italiani capiscano che questa non è democrazia, è solo potere personale arbitrario inadatto a governare una società sviluppata. Così il berlusconismo è diventato l’antipolitica in quanto camuffamento politico di persone che agiscono per i propri interessi usando le istituzioni.

Ma il vero problema, però, è una democrazia bloccata da un sistema partitocratico degenerato in oligarchia. Il berlusconismo ha costituito per venti anni la trama culturale e il blocco sociale su cui si è sviluppata questa degenerazione e per questo è diventato la palla al piede dell’Italia. Ma la verità è che le forze politiche che si sono opposte al berlusconismo o non lo hanno fatto con vera convinzione o non sono state capaci di definire una vera alternativa.

Adesso dovrebbe essere chiaro che superare il berlusconismo è indispensabile per governare l’Italia, ma dovrebbe anche essere chiaro che non basterà superare Berlusconi e il Pdl o Forza Italia per imboccare la strada di una ricostruzione nazionale. La posta in palio è la possibilità di diventare una nazione più ricca, più libera, più civile iniziando ad uscire dal vicolo cieco dei governi privi di un progetto politico e fondati solo sull’amministrazione del potere la cui strada è delimitata dai vincoli di bilancio europei.

futuroServe un progetto di ampio respiro che ripari i disastri di decenni di malgoverno e di sprechi e  che dia agli italiani un’identità nazionale nuova in cui riconoscersi fondata sul lavoro, sull’uguaglianza così come descritta nell’art 3 della Costituzione (“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”) e sulla libertà.

Inutile nascondersi che toccherebbe al Pd e alle altre formazioni politiche diverse dal Pdl la responsabilità di tracciare una strada nuova iniziando col proclamarne la necessità e poi costruendone le condizioni. Al riparo della fragile tregua del governo Letta possono coltivare un progetto che metta fine ad un modello ormai fallito le cui origini risalgono molto più indietro degli anni del berlusconismo. Prima cominciano a farlo meglio è.

 

Claudio Lombardi

Un commento

  • alessandro labarbera

    @Alessandro La Barbera

    Berlusconi impone le dimissioni dei ministri del Pdl, ma con la caduta del governo molte cose cambierebbero in peggio. Tranne una, che non cambierà affatto, né in peggio né in meglio: il destino personale di Berlusconi, che nessuna peripezia governativa o parlamentare potrà oramai minimamente modificare, in forza di una sentenza di condanna che, oltre alle misure cautelari, aggiungerà l’interdizione dai pubblici uffici, e dunque l’immediata decadenza da senatore.

    Purtroppo non cambierà, anzi si rafforzerà, il sospetto che Berlusconi ritenga che il suo destino personale debba coincidere con quello del centrodestra e dell’intero Paese. Perciò il leader della neonata Forza Italia gioca al tanto peggio. Dopo di lui, deve esserci solo il diluvio. Il tentativo di attribuire la colpa della crisi al Pd, ma addirittura al capo dello Stato, che vede disfarsi con un atto di irresponsabilità una costrizione politica precaria ma indispensabile per non far precipitare l’Italia nel caos politico, economico e finanziario, è insensato. Perciò è un bene che con un atto parlamentare solenne si chiarisca davanti agli italiani chi è disposto a dare la fiducia al governo Letta e chi invece vuole ritirarla. Un voto che dissipi ogni equivoco. E che consenta alla pattuglia dei moderati del centrodestra di dimostrare apertamente un dissenso dalla linea autolesionista del leader. A carte scoperte, stavolta.tentativo di attribuire la colpa della crisi al Pd, ma addirittura al capo dello Stato, che vede disfarsi con un atto di irresponsabilità una costrizione politica precaria ma indispensabile per non far precipitare l’Italia nel caos politico, economico e finanziario, è insensato. Perciò è un bene che con un atto parlamentare solenne si chiarisca davanti agli italiani chi è disposto a dare la fiducia al governo Letta e chi invece vuole ritirarla. Un voto che dissipi ogni equivoco. E che consenta alla pattuglia dei moderati del centrodestra di dimostrare apertamente un dissenso dalla linea autolesionista del leader. A carte scoperte, stavolta

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