La fragilità del sistema Italia

Poiché stiamo per votare forse sarà il caso di aprire meglio gli occhi. Lasciamo perdere le promesse dei partiti e cerchiamo di concentrarci su alcune fragilità del sistema Italia. Lo facciamo attraverso un articolo di Alessandro Campi pubblicato di recente. L’Italia è un Paese tre volte fragile scrive l’autore. E inizia il suo ragionamento prendendo spunto dalla cronaca di questi giorni sulle vicende stranote della nevicata di lunedì. Di fronte ad un banale evento meteorologico egli coglie innanzitutto una cronica debolezza dei nostri gruppi dirigenti ad ogni livello. Quando si occupano posizioni di potere – scrive Campi – bisogna essere in grado di decidere e scegliere agendo con capacità e tempestività e assumendosene la responsabilità. La vera etica del servizio pubblico è questa, non mostrarsi onesti e ligi ai regolamenti, ma sfuggendo dai propri doveri e responsabilità. L’esempio portato da Campi è quello della prevenzione. In teoria dovrebbe significare agire per tempo adottando misure precauzionali per ridurre le conseguenze negative di un evento. In pratica si traduce spesso nello scaricarsi preventivamente da ogni competenza nel timore di doverla esercitare e di doverne rispondere. Di qui la ricerca di responsabilità più elevate sulle quali scaricare l’onere di assumere una decisione. Eppure esisterebbero gerarchie amministrative e politiche preventivamente definite che servono proprio a favorire interventi tempestivi in ogni circostanza.

Un’altra fragilità è di tipo materiale. L’Italia va in crisi e si paralizzano le città, Roma capitale innanzitutto, per una banalissima nevicata ordinaria. Se per un tale evento si arriva a chiudere scuole e uffici pubblici, se la rete del trasporto pubblico si blocca significa che la nostra infrastruttura dei servizi è obsoleta. Ciò rivela non solo un ritardo tecnologico  rispetto agli altri Paesi, ma anche che siamo un Paese vecchio: sul piano demografico ed anche nella sua architettura tecnico-sociale.

Un terzo fattore di debolezza ha a che vedere con il comportamento degli italiani, con la loro emotività. Si ha l’impressione che molti cittadini, e soprattutto le nuove generazioni, non siano più in grado di sopportare e affrontare anche il minimo disagio. È come se la crescita di un vasto e articolato apparato di protezione sociale avesse favorito il radicarsi di una mentalità assistenzialistica e parassitaria.

Il benessere del welfare state, invece di produrre una visione attiva della cittadinanza, sembra aver generato una mentalità rinunciataria, lamentosa e deresponsabilizzante che è ormai piuttosto diffusa. Una condizione di passività e di scarsa reattività che sembra tramandare ai tempi nostri quel rapporto servile, diffidente e strumentale col potere che gli italiani hanno avuto molto a lungo nel passato. Forse la radice di un individualismo che sfocia nell’egoismo e nel disinteresse per tutto ciò che è pubblico o comunque estraneo alla nostra sfera domestica.

In pratica sembra di vivere in un Paese dove ci si aspetta tutto dalla mano pubblica senza tuttavia essere altrettanto disposti ad impegnarsi personalmente per una causa che non sia la propria.

Alessandro Campi esemplifica il suo ragionamento con un video che circola in rete in questi giorni nel quale un immigrato italo-canadese di origini marchigiane spiega ai suoi antichi paesani, impegnatissimi a postare foto di strade innevate lamentando la scarsità dell’intervento comunale, che in Canada quando nevica i cittadini prendono la pala e puliscono le strade senza inveire contro nessuno.

Si tratta di tre debolezze che sono alla base del malessere e dei ritardi che l’Italia deve scontare nel confronto con i suoi alleati e competitori internazionali.

A queste tre debolezze se ne può aggiungere una quarta: quella di rappresentanti che nella sfiducia e nel rancore si inseriscono e cercano di intermediare bisogni individuali e collettivi ricavandone un guadagno, un vantaggio o un privilegio.

Avere ben presenti queste fragilità del sistema Italia può essere molto utile sia per le prossime elezioni, per le quali sembra che molti decideranno di non votare, sia per il futuro. Perché non c’è futuro se queste debolezze non saranno eliminate

Claudio Lombardi

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