La “Grande Manovra” che possono fare gli italiani (di Claudio Lombardi)

La ricerca delle cause dovrebbe essere il primo interesse degli italiani chiamati, in gran maggioranza, a pagare un prezzo salato per una crisi che nel nostro Paese ci sorprende più deboli e impreparati. A parole non c’è nessuno che rifiuti di andare oltre l’immediatezza dei problemi e delle soluzioni, ma nei fatti è molto più difficile sradicare abitudini consolidate, situazioni di comodo, patti di potere e di denaro che avviluppano buona parte della società, dell’economia, della politica e degli apparati pubblici. Spesso sono coinvolti semplici cittadini abituati a vedere come una concessione personale ciò che spetterebbe loro come diritto. Scoprire e riconoscere la verità e prendersi le proprie responsabilità dovrebbe essere la parte principale della grande “manovra” per risanare l’Italia. Senza questa parte raddrizzare i numeri significa solo una guadagnare un po’ di tempo fino alla prossima crisi.

Cambiare i meccanismi che ci rendono più fragili e che corrodono ogni sforzo di risanamento non è impossibile perché le cause non sono al di fuori della comunità nazionale, anzi, sono il frutto coerente di scelte ben precise che sono state fatte in passato e che mantengono tutta la loro validità anche nel presente.

Una di queste cause è sicuramente la corruzione.

La corruzione non è fatta solo dello scambio di favori tra un funzionario pubblico e un privato che paga con denaro il favore. Questo è quello che si legge spesso nelle cronache dei giornali, ma è solo una parte della verità ed è persino fuorviante se appare come un incidente di percorso in un contesto sano ed efficiente. Purtroppo non è così, la corruzione è qualcosa di più vasto e profondo ed è una delle ragioni della fragilità italiana.

Il Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, ha rilasciato un’interessante intervista pubblicata su Repubblica del 27 dicembre. Ad una domanda sul voto da dare all’Italia per la lotta alla corruzione la risposta è stata netta: “meno della sufficienza” perché “la lotta alla corruzione deve essere di sistema”.

La corruzione, infatti, ha una portata così vasta da stravolgere tutte le regole di convivenza, ma anche l’andamento dell’economia. Giampaolino sottolinea la “portata disastrosa della corruzione per l’economia in generale” nella quale finiscono per prevalere le peggiori imprese e si distrugge la concorrenza e il mercato.

Il Presidente della Corte dei Conti indica la necessità di ripristinare “in tutta la sua portata” il reato di falso in bilancio e di ratificare le Convenzioni internazionali sulla lotta alla corruzione che attendono da anni. Bene, ma è giusto chiedersi perché il governo Berlusconi si affrettò a depotenziare il reato di falso in bilancio e perché da allora sono passati ben dieci anni e nessuno ha pensato a ripristinare la situazione precedente. La mancata ratifica italiana delle convenzioni internazionali contro la corruzione viene giudicata da Giampaolino “un grave errore”. Un commentatore meno “istituzionale” potrebbe dire tranquillamente che si è trattato di una scelta politica e direbbe la verità.

Nell’intervista si esprime un giudizio preoccupante sull’espansione della corruzione “soprattutto perché non si avverte un reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale; l’onestà in ogni rapporto anche privato; la valenza del merito; l’etica pubblica; il rispetto del denaro pubblico e di tutte le risorse pubbliche”.

In questo giudizio siamo chiamati in causa tutti perché la rivolta morale, il rifiuto della corruzione in ogni sua forma non sono materia legislativa, ma di cultura civile e di politica intesa come scelta dell’assetto e delle regole sociali. Nessuna legge potrà mai determinare una rivolta morale e non è sufficiente indicare questo o quel partito come responsabile di un sistema così vasto che agisce come una palla al piede dell’Italia.

Ecco un esempio. Un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza ha consentito di scoprire un vero e proprio saccheggio del denaro pubblico nel campo della sanità. Due miliardi di euro di danni al fisco e 500 milioni di frodi in soli tre anni. I casi scoperti vanno dal rimborso ai medici di base per assistiti inesistenti, all’esagerata prescrizione di farmaci, alle false autocertificazioni per l’esenzione dai ticket, alle false attestazioni di ricovero, alle visite ambulatoriali fatte passare per day hospital, agli interventi di chirurgia estetica mascherati per farli pagare al servizio sanitario pubblico.

Il campionario è vasto, ma non esaurisce tutta la casistica del saccheggio cui viene sottoposto il Ssn da molti anni. Se in tre anni il danno è stato quantificato in 2 miliardi quanto è costato il saccheggio in un decennio?

Si potrebbe dire: cosa c’entra con la corruzione che è reato tipizzato in fattispecie ben precise?

C’entra perché qui non si parla solo del reato di corruzione, bensì del più generale fenomeno della corruzione delle regole di convivenza civile e di gestione della cosa pubblica che spinge chiunque ne ha la possibilità ad esigere per sé una parte delle risorse pubbliche sia appropriandosene direttamente sia vendendo le proprie funzioni o i poteri di cui dispone.

Nel caso della sanità è difficile sottrarsi all’impressione che le truffe siano possibili grazie ad un sistema che le accetta o non le contrasta e che, in qualche sua parte, è persino conosciuto e visibile da parte dei cittadini.

Il danno, inoltre, non consiste solo nel denaro speso in più per compensare i corrotti o per favorire i corruttori, ma nello stravolgimento del rapporto fra cittadini e Stato improntato alla conquista di risorse e dei poteri che servono per impadronirsene. In questo sistema alternativo non vi è più la legalità, bensì un sistema sotterraneo, ma vincolante perché permette di ottenere dei risultati.

Ognuno di noi potrebbe rievocare un episodio della propria vita che dimostra l’esistenza di questo sistema parallelo che non richiede esplicite adesioni se non quando si ha bisogno delle sue prestazioni..

Che fare? Cittadinanza attiva e responsabile, trasparenza e informazioni. Queste sono le armi che i cittadini possono utilizzare per scoperchiare il sistema sotterraneo, denunciarlo e imporre il suo superamento. La società civile ha la grande forza di essere dovunque e di essere una rete “naturale” che oggi è più forte perché dispone della rete di internet, ma anche, ovviamente, delle associazioni, dei comitati e dei movimenti. Diffondere la consapevolezza e organizzarsi per scoprire la corruzione diffusa è un compito fondamentale in questi tempi di crisi e sicuramente la più grande manovra che non un governo, ma tutti gli italiani possono fare.

Claudio Lombardi

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