La manovra economica e il futuro dell’Italia (di Gabriele Silvestri)

 

Perché è necessaria la manovra economica?
Per una serie di eventi concatenati che sintetizziamo di seguito. La durissima crisi finanziaria del 2008 ha richiesto di indirizzare ingenti risorse economiche al sostegno del sistema creditizio. Poi quando la crisi da finanziaria è diventata economica sono state necessarie ingenti risorse economiche per sostenere le imprese e mitigare i costi sociali della crisi. Tutti questi soldi sono usciti dai bilanci degli stati europei, provocando un aumento notevole del debito pubblico, allora è diventato urgente ridurre il disavanzo degli stati, anche per evitare l’attacco degli speculatori, come è avvenuto in Grecia.

In sostanza, quindi, si poteva benissimo prevedere che prima o poi fosse necessario ridurre le spese degli stati, dopo due anni in cui si è dovuto allargare i cordoni della borsa per impedire il fallimento degli istituti finanziari europei e consentire la sostenibilità sociale della crisi.

Operazioni di riduzione del debito pubblico sono state fatte in tutti i paesi europei, quindi era inevitabile che anche in Italia si arrivasse alla cosiddetta manovra economica, solo chi era in mala fede o un credulone, bontempone poteva credere a quanti affermavano che nel nostro paese non sarebbe stato necessario stringere la cinghia.
Ridurre il debito pubblico è quindi, oggi, necessario e inevitabile. È altresì evidente che per conseguire questo obiettivo vi sono molte strade diverse, come testimonia quanto fatto dai diversi governi europei.

Venendo all’Italia e alla manovra varata dal governo credo che occorra tenere conto di due esigenze: primo fronteggiare l’attacco della speculazione finanziaria e secondo dare una prospettiva ai milioni di disoccupati, in particolare giovani.

Ciò a cui non si può rinunciare, per un elementare principio di equità senza il quale la stessa democrazia viene svuotata di senso, è che paghino anche tutti coloro che hanno tratto profitto dalle operazioni finanziarie al centro della crisi. Non è possibile che, dopo averla favorita e averci speculato, riescano anche a guadagnarci!

Per questo chiediamo che il Governo Italiano si impegni nelle sedi internazionali, in Europa e presso il prossimo G20, a sostenere le proposte della Cancelliera Merkel nei confronti dei mercati finanziari e in particolare per l’adozione anche solo in area Euro di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie (www.zerozerocinque.it) che porterebbe all’UE introiti per oltre 130 miliardi di euro.

Inoltre, se è necessario mettere mano al portafoglio perché la casa brucia, allora va ricercato il massimo di solidarietà tra i vari ceti sociali, nella consapevolezza che siamo tutti sulla stessa barca e che se affonda tocca a tutti di nuotare. Su questo terreno la manovra è assolutamente inadeguata, perché si configura come un’operazione fatta di tagli indiscriminati, senza prevedere alcun riequilibrio tra i diversi ceti sociali attraverso la leva fiscale. Eppure proprio di questo oggi c’è maggiormente bisogno: nel mondo occidentale ed anche in Italia negli ultimi vent’anni le disuguaglianze sociali si sono fortemente accentuate, dando luogo a fenomeni di impoverimento di larghi strati di ceto medio e di allargamento della fascia di vera e propria povertà, come nel caso di tanti anziani soli.

Per questo non possiamo non esprimere un giudizio sostanzialmente negativo per le scelte operate nella manovra, anche se ci sono alcuni provvedimenti che invece sono ampiamente condivisibili, come la lotta all’evasione fiscale con la reintroduzione della tracciabilità dei pagamenti e la lotta all’abusivismo nelle pensioni di invalidità.

Vi sono poi elementi particolarmente invisi come il nuovo condono catastale, che oltre ad essere una norma odiosa per tutti i cittadini onesti che hanno pagato a tempo debito, è sostanzialmente inutile, perché ormai l’esperienza dimostra che in Italia i condoni non funzionano, visto che nessuno crede che sia conveniente mettersi in regola, dato che il tempo del rigore e dei controlli non viene mai.

Ed ancora siamo profondamente contrari al taglio dei trasferimenti alle regioni e agli enti locali, perché questi tagli si trasformano immediatamente in riduzione dei servizi offerti ai cittadini o in aumento delle tasse e/o delle tariffe dei servizi pubblici, in altre parole lo stato propaganda che non ha messo le mani nelle tasche degli italiani, però ce le fa mettere alle regioni e agli enti locali. Per noi non interessa qual è l’ente pubblico che aumenta le tasse e le tariffe, sappiamo solo che i cittadini e gli utenti sono chiamati a pagare di più, riducendo così il loro tenore di vita già compromesso in questi anni.

Per questo sul fronte delle entrate nello spirito della solidarietà sociale, proponiamo:

  • La tassazione del 3% delle riserve tecniche accantonate dalle compagnie assicurative al 31.12.2009. Questa imposizione fiscale potrebbe fruttare allo stato un incasso di 2,4 miliardi di euro, che andrebbe in minima parte a compensare gli ingenti profitti che le compagnie assicurative hanno maturato in questi anni facendo di fatto cartello invece che libera concorrenza;
  • La tassazione delle rendite dal 12,5% al 23% (entrate previste: 5 miliardi);
  • Varo di una tassa patrimoniale sui patrimoni superiori ai 500 mila euro (entrate possibili 10 miliardi e 500 milioni);
  • Accentuazione della progressività per gli scaglioni più alti di reddito realizzando 1 miliardo e 100 milioni di euro di entrate;
  • Varo della carbon-tax che oltre ad essere un giusto risarcimento dell’uso delle risorse dell’ambiente potrebbe dare 1 miliardo e 300 milioni di euro di entrate in due anni;
  • Cancellazione dei finanziamenti al Ponte sullo Stretto e ad altre grandi opere, realizzando così un risparmio di 1 miliardo e 700 milioni.

Sul fronte della lotta alla disoccupazione, soprattutto giovanile che ha raggiunto ormai la soglia preoccupante del 30%, la manovra di fatto non dice nulla, infatti non sono previste quelle riforme strutturali da tante parti invocate e che sole possono dare una prospettiva di crescita al nostro paese, affrontando il problema costituito dal gap esistente nella produttività del lavoro nei confronti degli altri paesi europei.

Come evidenziato anche da eminenti organizzazioni imprenditoriali l’Italia è ormai un paese destinato ad un lento declino e alla dispersione delle sue energie intellettuali se non imbocca con rapidità e decisione la strada della riconversione industriale, eliminando le antiche, ma mai morte rendite e privilegi corporativi che nelle professioni, nell’università, nella ricerca, nell’amministrazione pubblica, negli ospedali, nell’impresa, nella struttura stessa del mercato impediscono ai giovani l’ingresso nel mondo nel lavoro.

La disoccupazione giovanile è per la gran parte anche disoccupazione intellettuale, non vi è chi non veda che le università europee sono piene di giovani ricercatori italiani di grande talento, che sono costretti a emigrare dove gli stati investono nell’economia della conoscenza, ben consapevoli che solo mantenendo alto il gap scientifico tra l’Europa e i paesi emergenti, sarà possibile mantenere il nostro tenore di vita. Ma purtroppo nella classe dirigente italiana questa consapevolezza c’è solo durante le trasmissioni televisive, quando si prendono le decisioni di governo si torna a difendere gli antichi privilegi e a mortificare i legittimi interessi delle nuove generazioni.

Lo stesso vale per la promozione della riconversione industriale verso un’economia sostenibile, perchè in un mondo dove le economie emergenti consumano quantità enormi e crescenti di risorse naturali, che non sono infinite, l’Europa ha uno spazio di crescita e di competitività solo se diventa il luogo della ricerca e della sperimentazione dell’economia verde. In questo ambito l’Italia dovrebbe essere all’avanguardia viste le risorse ambientali e culturali che possiede e che sono una ricchezza da utilizzare per nuovo lavoro e reddito.

Per questo proponiamo di stanziare risorse per sostenere le produzioni e i consumi legati all’”economia verde” (fotovoltaico, mobilità sostenibile, ecoefficienza delle produzioni, eccetera), l’innovazione e la ricerca e di sostenere la realizzazione delle piccole opere (sicurezza delle scuole, riassetto idrogeologico, miglioramento del sistema idrico, eccetera) di cui il nostro paese ha bisogno: tutte misure che possono creare posti di lavoro, nuove imprese e una riconversione ecologica e sociale dell’economia.

 Gabriele Silvestri Cittadinanzattiva Umbria

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