La mobilità all’ATAC è un tabù

L’ATAC è la capofila delle aziende di trasporto pubblico di Roma, 100% di proprietà pubblica. Da anni compare sulle cronache dei giornali per l’inefficienza del servizio, per gli scandali su appalti e acquisti, per lo scandalo dei biglietti falsi e per le assunzioni clientelari.

L’ATAC ha circa 12mila dipendenti con una forte componente di impiegati effetto dei favori fatti, chiesti e ottenuti da chi è proprietario dell’azienda cioè il Comune e dai politici che lo dirigono.

Ebbene ora finalmente l’azienda, con 850 milioni di deficit e non in grado di assicurare un livello adeguato di servizio, si è decisa ad individuare 323 impiegati e dirigenti in eccesso ed invece di licenziarli ha pensato di utilizzarli in modo produttivo facendogli svolgere altre mansioni più utili tipo controllori sui bus.

Una decisione quasi ovvia per chiunque, ma non per i sindacati aziendali (la CGIL in primo luogo) e per qualche politico (per il consigliere Onorato la mobilità è una misura estrema ed iniqua).

Ecco la fotografia di uno dei problemi italiani: quando si combinano i guai come le assunzioni clientelari ben pochi reagiscono, quando si cerca di rimediare in tanti si sollevano a criticare come se si usasse violenza a poveri lavoratori indifesi.

Agli interessi della collettività che paga il conto per tutti nessuno ci pensa

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