La nuova frontiera di internet: il web come uno “speaker’s corner” (di Gaspare Serra)

Lo “speakers’ corner” è il famoso “angolo degli oratori” presente ad Hyde Park: un piccolo spazio pubblico, nel cuore di Londra, dove a chiunque è concesso salire su un palco malamente improvvisato per arringare i passanti su qualsiasi argomento gli passi per la mente.

Non trovo metafora migliore per descrivere cosa sia divenuto il web per i milioni di internauti di tutto il mondo: esattamente uno “speakers’ corner”, un megafono tramite cui farsi ascoltare nel bel mezzo della nevrotica piazza virtuale della rete.

In fine di tutto? Semplicemente esprimere “senza filtri” le proprie idee, anche le più minoritarie ed anticonformiste, condividerle “liberamente” con chiunque disposto ad ascoltarle, per poi diffonderle “viralmente” attraverso gli strumenti dei blog o dei social network.

Oggi si assiste, però, ad un ulteriore salto di qualità nello sviluppo del “world wide web”: la rete ha direttamente assunto un ruolo da protagonista nel determinare i “cambiamenti epocali” della nostra storia.

Lo dimostra la cronaca recente: non sarebbero nemmeno scoppiati i primi focolai della cd. “Primavera araba” senza i mezzi di comunicazione, libera ed incontrollata, offerti dalla rete. Lina Ben Mhenni, 29enne blogger tunisina, è l’esempio di come giovani di vent’anni abbiano potuto innescare rivolte sociali semplicemente servendosi della rete. Nel nord Africa quasi metà della popolazione è under 25 ed il tasso di disoccupazione giovanile si attesta al 30%. Di per sé una buona ragione, unita alla mancanza di libertà civili, per ribellarsi. Senza lo straordinario catalizzatore del web, però, dubito che una simile “massa pensante” si sarebbe potuta trasformare così repentinamente in una “massa protestante”. In un certo senso, gli ex presidenti Ben Alì ed Hosni Mubarak devono la loro testa proprio alla “rivoluzione internauta”!

Lo controprova il caso “WikiLeaks”: Julian Assange, giornalista ed attivista australiano, ha creato il panico nelle diplomazie mondiali mettendo in rete, ossia alla portata di un clic, documenti governativi riservati. Nonostante un accanimento giudiziario personale, una persecuzione da parte degli Usa senza precedenti ed una campagna internazionale per danneggiare WikiLeaks, il fondatore del famoso sito ha annunciato per il 2013 più di un milioni di file riservati pronti per la pubblicazione!

Lo conferma, guardando in casa nostra, l’annunciata sorpresa elettorale delle prossime settimane: il successo del Movimento Cinque Stelle, i cui candidati sono stati scelti sulla base di “parlamentarie” online. Cosa rappresenta questa rivoluzione politica, fino a pochi anni fa inimmaginabile, se non la rivincita di un blog di successo sui partiti tradizionali?

I PERICOLI DEL “WORLD WIDE WEB”: IL POTERE ANARCHICO ED INCONTROLLABILE DELLA RETE

“Santificare” il web, nonostante abbia rivoluzionato -in meglio- le nostre vite, sarebbe comunque un errore imperdonabile: citando Daniele Luttazzi, “se la televisione è un sonnifero, Internet è un ipnotico potentissimo”!

Internet è una “rete senza maglie”, per cui sono ancora molti -troppi!- i buchi neri di quest’universo “al di là del bene e del male”:

la minaccia, sempre incombente, della “disinformazione”.

Internet è un “tritacarne della comunicazione”, un mostro a più teste rigurgitante di tutto: da informazioni utili a pseudo notizie, da pregiati studi a clamorose fandonie, da analisi accademiche sopraffini a mere “immondizie culturali” (si pensi alle tesi negazioniste sull’Olocausto). Agli occhi di utenti svogliati, in cerca di un diversivo per sconfiggere la monotonia, una palese falsità, ripetuta, “linkata”, “taggata” più volte, rischia di trasformarsi in una conclamata verità!

La proliferazione della cd. “Internet dipendenza”.

Internet è entrato di diritto nel club riservato delle più comuni “dipendenze”, assieme a quelle dai videogiochi, cellulari o giochi d’azzardo. Un dipendenza, quindi, non da droghe legali (alcol e tabacco) o illegali (sostanze stupefacenti), bensì da comportamenti, quali navigare in rete, senza i quali l’esistenza sembra diventare priva di significato! Sempre più persone, così, sostituiscono il mondo virtuale a quello reale, perdendo il contatto con la realtà.

Il pericolo, sempre presente, di un’impunita “violazione della privacy”.

Inquieta l’incoscienza con cui molti utenti immettono “dati sensibili” in rete, senza alcuna consapevolezza della difficoltà di rimuoverli in un secondo momento o del possibile uso improprio che terzi possano farne.

La diffusione della “pornografia di massa”.

Navigando sul web, è terribilmente facile, anche per i più giovani, ritrovarsi impigliati nella rete dell’hard. In una società profondamente “sessuofobica”, anzi, troppo spesso il “porno a portata di clic” è divenuto l’unica forma di educazione alla sessualità!

La proliferazione di “contenuti violenti”.

è sempre più frequente la moda di filmarsi nell’atto di compiere atti pericolosi, osceni o illegali, per poi diffondere online le immagini e “vedere l’effetto che fa”. Il rischio emulazione, così, si fa molto alto.

La rete, inoltre, è il ritrovo ideale per uomini falliti e frustrati dalla vita, che passano le loro giornate ad insultare gli altri nell’illusoria persuasione di trovare qualcuno più inutile di sé stessi, del quale sentirsi superiori!

Nonostante le minacce rappresentate da un accesso “incontrollato” degli utenti e dall’immissione di contenuti “senza filtro”, il web conserva una qualità ineguagliabile: è l’unico “mercato della conoscenza” libero ed accessibile a chiunque, superando qualsiasi barriera (fisica o immateriale!).

La sola domanda da porsi, allora, è: ne vale la pena?

La risposta è “sì”, se ciò è l’unica garanzia di un’effettiva tutela del bene supremo della “libertà di espressione”!

Limitare la libertà degli internauti, mettere un “bavaglio” all’informazione online o un “guinzaglio” ai blogger, come il legislatore italiano ha ripetutamente tentato in questi anni, non è la soluzione!

La causa di ogni eccesso online non dipende dallo strumento in sé, bensì dall’uso che sappiamo farne: occorre, perciò, accrescere la maturità, responsabilità e coscienza critica di chi naviga.

Piuttosto è giunto il momento di costituzionalizzare il diritto al “libero accesso ad Internet”, inserendo un apposito richiamo all’interno dell’articolo 21 della Costituzione.

LO “SPREAD DIGITALE”

L’unico mezzo di comunicazione che riscuote un successo crescente nel tempo è Internet: secondo il Censis, se nel 2011 si è superata, per la prima volta, la soglia del 50%, quest’anno l’utenza ha raggiunto il 62% degli italiani (era ferma al 27% appena dieci anni fa!). Il dato sale ulteriormente fra i più giovani (90,8%), le persone più istruite, diplomate o laureate (84,1%), ed i residenti delle grandi città, con più di 500.000 abitanti (74,4%).

Nonostante tutto, l’Italia deve fare i conti con uno “spread invisibile”: lo spread digitale (o “digital divide”), misurante la distanza tra la qualità della nostra rete e livello di digitalizzazione dal resto del mondo più tecnologicamente avanzato.

Per farsi un’idea, secondo la Commissione europea, oltre il 41% degli italiani non è “mai” entrato in rete (il doppio rispetto ai francesi o tedeschi, il quadruplo in rapporto agli inglesi). In Europa, inoltre, l’Italia si colloca:

terzultima per percentuale di popolazione che si connette alla rete almeno “una volta a settimana”;

penultima per la copertura di Internet veloce (o Adsl) sul territorio nazionale;

ultima per la copertura di Internet superveloce (le fibre ottiche), raggiungendo appena il 10% (la Francia copre già il 20% ed ambisce al 100% entro il 2025, il Portogallo il 60%, la Svizzera il 90%, la Corea ed il Giappone il 100%!).

Quando si parla di “alta velocità”, allora, siamo sicuri che la priorità sia la Tav piuttosto che la nostra vetusta rete Internet?

Gaspare Serra dal blog Panta Rei

Un commento

  • Curioso che questo post capiti per caso “dando una ricerca”, non distante dal mio blog che, appunto, ha nel titolo speaker’s corner.

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