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La nuova politica, il lavoro e l’economia (di Edoardo Salzano da www.eddyburg.it)
Pubblichiamo una sintesi dell’editoriale del 5 novembre 2010 tratto dal sito www.eddyburg.it . Il testo integrale è nella sezione Documenti.
La critica all’attuale sistema economico, basato sulla produzione indefinita di merci sempre più lontane dai bisogni reali e sempre più dissipatrici di risorse finite, si scontra spesso con una reazione: non vorrete mica chiudere le fabbriche e gettare gli operai nell’inferno della disoccupazione?
Credo che sia necessario affrontare il tema del lavoro in tutta la sua ampiezza, per comprendere non solo le ragioni per cui la difesa del lavoro è essenziale, ma anche quali sono le alternative possibili all’uso che attualmente il sistema economico ne fa.
Ecco allora la domanda: il lavoro è necessario all’uomo solo perché riceve in cambio una retribuzione che gli consente di sopravvivere e vivere, oppure il significato del lavoro, la sua utilità e necessità per l’uomo (e per la società) ha un’altra e più profonda (più radicale) ragione? Perché se così fosse, se il lavoro ha un significato per l’uomo al di là della sua attuale dimensione economica, allora si dovrebbe dire che il lavoro viene prima dell’economia, ed è l’economia che deve adeguarsi al fatto che il lavoro dell’uomo (di tutti gli uomini) è una realtà indispensabile allo sviluppo della ciiviltà umana: allo “sviluppo” vero, non solo a quello oggi socialmente riconosciuto come necessario al sistema, cioè asservito alla produzione di merci.
Un mondo nel quale il lavoro venga reso inutile o impossibile è un mondo nel quale la civiltà è destinata a spegnersi. Eppure, tale è un mondo abbandonato al dominio dell’economia data, cioè ai meccanismi di produzione e consumo propri del capitalismo, ai connessi dispositivi proprietari, giuridici e ideologici.
Non è detto che l’economia debba comandare sulla politica. Non è detto che sia l’economia (le sue regole, i suoi decisori, i suoi strumenti) a stabilire per che cosa il lavoro debba essere impiegato. Meno che meno la scelta può essere affidata al “mercato”. Questo e infatti divenuto uno strumento che solo gli sciocchi o gli imbroglioni possono spacciare come il luogo dove si manifesta la “sovranità del consumatore”; dimenticando che viviamo ormai in un mondo in cui le scelte di consumo sono la conseguenza di un possente meccanismo di coartazione fatto di ideologia, di propaganda, di induzione compiuto – con i mezzi più sofisticati – dai padroni e gestori della produzione.
Su quattro grandi progetti sembra necessario oggi investire il massimo possibile di lavoro: (1) una nuova organizzazione della mobilità che sia sostenibile, efficiente, amichevole, equa e che si ponga l’obiettivo di ridurre la domanda di mobilità mediante una corretta localizzazione delle funzioni sul territorio e la promozione delle “filiere corte”; (2) nell’ambito di una decisa riduzione degli scarti del consumo e della dipendenza dall’energia, l’utilizzazione delle energie alternative con modalità, tecnologie e localizzazioni non configgenti con la tutela delle risorse e dei patrimoni comuni; (3) un risarcimento del territorio che lo riscatti dall’attuale degrado delle risorse fisiche e culturali che in esso storia e natura hanno investito, gli restituisca bellezza, sicurezza, fruibilità, elimini i generatori di rischio, di degrado e d’inquinamento, avvii un’opera di manutenzione sistematica e ordinaria; (4) un programma che si ponga l’obiettivo di garantire una residenza (abitazione più servizi) a tutti gli abitanti a condizioni adeguate alle loro necessità di vita e al loro reddito, mediante il recupero e la rigenerazione sociale del vastissimo stock edilizio accumulato.
Non è difficile, per un’equipe di volenterosi cittadini dotati dei saperi necessari, tradurre questi progetti in linee d’azione operative, e su questa base individuare la quantità, la qualificazione e l’attrezzatura tecnica e imprenditoriale necessarie, correlandola alle disponibilità attuali e alla loro riconversione. E non è neppure difficile individuare quali siano le risorse necessarie e dove sia possibile reperirle.
Per quanto riguarda quelle finanziarie c’è molto da tosare nei malfunzionamenti sostanziali del sistema vigente. Basterebbe partire dalla rinuncia alle Grandi opere inutili o dannose, dall’eliminazione dei fenomeni di spreco intollerabile legati al sistema corrotto degli affidamenti di opere, dalla riduzione delle rendite finanziarie e immobiliari e dalla loro tassazione, fino ad affrontare finalmente quello che si giustificherebbe da solo come una grande obiettivo di civiltà: la rinuncia agli armamenti militari e alle guerre, quali che siano i suoi travestimenti.
É chiaro che in questa prospettiva due altre grandi risorse, oggi lasciate al deperimento, diventerebbero decisive e richiederebbero un consistente rafforzamento: il governo pubblico del territorio, la formazione e la cultura.
Il primo è indispensabile per fornire al nuovo “piano del lavoro” il quadro di partecipazione civile, di programmazione economica, di pianificazione territoriale e urbanistica, di gestione amministrativa, di monitoraggio che sono indispensabili per impiegare in modo efficacemente finalizzato il lavoro e le altre risorse.
La formazione e la cultura sono essenziali perché costituiscono il campo nel quale si costruiscono le basi di ogni futuro che voglia superare il presente aumentando la consapevolezza , consolidando i principi della convivenza, costruendo le condizioni materiali e morali per lo sviluppo della civiltà umana.
Edoardo Salzano tratto da www.eddyburg.it

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