La questione fiscale: promemoria per il governo

pressione fiscaleOgni tanto bisogna ripeterlo: diritti e doveri sono il modo di inquadrare il rapporto tra individuo e collettività; la fiscalità generale è lo strumento principale con il quale i doveri rendono possibili i diritti in modo strutturale perché forniscono le risorse per attuarli.

Il problema di fondo che si ripropone da decenni è una sproporzione degli oneri tra cittadini: il MEF (Ministero Economia e Finanze) ci dice che gli imprenditori, i liberi professionisti e gli autonomi concorrono con un misero 5% dell’intero gettito IRPEF pur possedendo, più o meno, il 75% dell’intero reddito nazionale. Il contrario avviene per i lavoratori dipendenti e pensionati: 95% del gettito IRPEF e 25% del reddito nazionale.

Bisogna ricordarlo perché degli imprenditori si parla spesso come di vittime della crisi ed è sicuramente, in parte, vero, ma se non si riequilibra il carico fiscale continueranno ad essere vittime non di una generica crisi bensì di un impoverimento dei ceti che vivono di redditi fissi e che sopportano gran parte delle entrate fiscali con conseguenze a catena sul mercato interno e sulle finanze pubbliche. Ipocrita poi dire che bisogna tagliare i servizi pubblici o l’assistenza sociale.

equità fiscaleIl modo per sistemare questa sperequazione ci sarebbe e consiste nella sempiterna lotta all’evasione e all’elusione fiscale. Un libro pubblicato di recente (Livadiotti, Ladri, Bompiani editore) illustra la cruda realtà di un sistema calibrato per non contrastare l’evasione che rimane un fenomeno di grande portata per precise scelte politiche e, in particolare, di una parte politica ben precisa: il centro destra.

Ovviamente è anche giusto dire che il fisco non può essere cieco e ottuso e deve rispettare il cittadino senza soffocarlo. Ma le due cose vanno insieme perché il principio “pagare tutti, pagare meno” è sacrosanto e bisognerebbe aggiungere “chiedere con equità e intelligenza” perché non c’è peggiore istigazione alla violazione di una norma stupida messa lì da burocrati concentrati sugli adempimenti formali e non sugli effetti e sui risultati.

Bisogna, quindi, che chi sta al governo abbia il coraggio di non farsi guidare dalle burocrazie ministeriali, ma ne prenda la guida dettando gli obiettivi da raggiungere e dialogando con le organizzazioni sociali per recepire sollecitazioni e proposte. Ma, prima ancora, deve decidere di abbandonare definitivamente il “partito” dell’evasione fiscale. Renzi in Parlamento ha assunto anche questo impegno vedremo se lo farà veramente.

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