La Rai, lo smantellamento e quel tanto utile telecomando (di Alessandro Cossu)

“Umpf, la stanno smantellando …… e se lo avessero già fatto?”. Lucia Annunziata, volto noto televisivo e già DG Rai, rispondeva così l’altra sera, nel corso del sit-in di protesta organizzato davanti ai cancelli della Rai per cercare di non abbassare la guardia su quello che sta avvenendo nel servizio pubblico guarda caso “in concomitanza con criminal minds” come ricordava Giulietti, presidente di Articolo 21 che aggiungeva: “ringraziamo i dirigenti per aver trovato la giusta definizione per quanto sta avvenendo”. Un altro tassello si è aggiunto infatti ieri al disegno di smantellamento del servizio pubblico: “Parla con me”, la trasmissione di Serena Dandini, quest’anno non andrà in onda con una decisione a sorpresa arrivata dopo una estate in cui si susseguivano le rassicurazioni da parte della dirigenza.

Si è trattato solo dell’ennesimo episodio di quello che a molti osservatori pare ormai un disegno di medio-lungo periodo ben strutturato, e che sembra anche quasi in porto.

Vale la pena qui ricordare alcuni dei momenti salienti di questa strategia relativi al solo 2011. Solo alcuni episodi che, nel mio piccolo, considero importanti, ma una lista che sarà inevitabilmente piena di “buchi”. Partiamo dal defenestramento del  Direttore del Tg1 in carica per la nomina di Augusto Minzolini, assolutamente estraneo al mondo televisivo, ma molto noto nei corridoi parlamentari. Via approfondimenti e dibattiti dalla rete ammiraglia, ad eccezione del sempreverde Bruno Vespa (ascolti in calo nel 2011) e un appalto (milionario) per avere Vittorio Sgarbi in prime time, con contratto blindato che gli consentirà di intascare un bel cachet anche se la trasmissione registrerà ascolti disastrosi e sarà chiusa in breve tempo. Un bel palinsesto per il nuovo anno zeppo di tante cosettine come fiction, quiz a premi, film per la famiglia, cartoni animati, vecchie serie e l’immarcescibile “Vita in diretta” (di cui certamente non potremmo fare a meno, no?).

Via Annozero da Rai2 dai palinsesti 2011-2012 dopo continue  frizioni e il reintegro “forzoso” del conduttore dovuto solo ad una sentenza del Tribunale, nonostante una raccolta pubblicitaria della trasmissione sempre elevata (ricavi maggiori dei costi di produzione) e uno share sempre al di sopra della media della rete. La stessa rete che registra incessantemente la diminuzione dei propri telespettatori e che punta chiaramente solo sull’intrattenimento, al pari di una vera e propria rete commerciale che, almeno a mio parere, ha molto poco a che fare con il servizio pubblico. Ah, dimenticavo, anche qui via il Direttore del Tg (promosso a direttore dell’intera rete RaiUno, l’uomo che cancella una puntata di una fiction perché fa vedere un matrimonio tra gay).

Su Rai3, la dirigenza Rai è in aperta rottura con il Direttore della rete, Paolo Ruffini, non solo per le continue voci di sua sostituzione (anche qui si tenterà di sostituirlo con Di bella, già direttore del Tg3, e il colpo non riuscirà solo grazie ad una ennesima sentenza del Tribunale) ma per le continue difficoltà per tutti i contratti delle trasmissioni di inchiesta come Report (si minaccia la mancata copertura legale) e Presadiretta. Ma anche la satira ovviamente infastidisce chi è al potere, nonostante il dichiarato amore per la comicità del nostro Presidente del Consiglio: via, a scadenza di contratto, Enrico Bertolino, continue voci su presunti “costi stratosferici” (smentiti con dati ufficiali) della produzione di Parla con Me (a cui a settembre, unica trasmissione, si impone un abbassamento del budget). E poi, la “cessione” a la7 di una delle trasmissioni “culto” dell’anno passato, Vieni via con me, con concomitante azzittimento televisivo di Roberto Saviano. Il colpo di teatro arriva questa estate: defenestrato il Direttore di Rete Ruffini, che andrà a La7. Ancora nessuno sostituto nominato al suo posto, ma quello che contava, evidentemente, è che lui non stesse più lì. Chissà perché no?

Non voglio parlare di quella che Repubblica definisce la “struttura Delta”, ma non si può, a questo punto, non credere all’esistenza di una strategia di medio-lungo periodo che, a quanto pare, sta portando i suoi frutti.

E le novità non sono di certo finite qui.  Per l’ennesima volta, dopo vari tentativi esperiti nella prima parte dell’anno in corso, si ricomincia a parlare della sostituzione anche del Direttore di RaiNews24, Corradino Mineo (con una giornalista televisiva molto vicina sembra alla corrente politica del Ministro della Difesa). Lo stesso che ha dato nuovo impulso alla rete anche attraverso la produzione di nuovi format e la copertura di eventi ignorati dalle altre reti Rai, come ad esempio le manifestazioni di piazza a favore dell’informazione pubblica e indipendente, quella delle donne di “se non ora quando” o dello sciopero indetto dalla Cgil, solo per fare alcuni degli esempi possibili.

Ma parliamo anche dei risultati economici di tutta questa strategia: la raccolta pubblicitaria arranca, mentre quella dei concorrenti commerciali cresce a favore dei diretti concorrenti. L’Auditel segnala una continua discesa degli ascolti del Tg1, e in generale delle reti 1 e 2 del servizio pubblico, con aumento invece delle reti “semiclandestine”, come Rai4 e Rai5. Ovviamente, i concorrenti non stanno a guardare. Sky aumenta l’offerta di informazione, costruisce un Tg credibile e ben confezionato. La7 assolda una “vecchia volpe” dell’informazione televisiva, Enrico Mentana, che con professionalità e investimenti ridotti mostra come un concorrente che si considerava come l’eterna incompiuta possa infilarsi in questa situazione aumentando non solo l’ascolto delle edizioni, ma puntando ad una informazione che non fa della cronaca nera il 75% del proprio giornale. E che sfata anche il mainstream: l’informazione politica non fa ascolti.

L’altra sera alla manifestazione eravamo in tanti. E soprattutto in tanti che non hanno a che fare con il mondo dei media se non come fruitori, e che avevano voglia di manifestare la loro preoccupazione per quanto sta avvenendo. Lorenza Lei, attuale Direttore Generale, non si è (ovviamente) sentita chiamata in causa, il suo silenzio la dice lunga sull’aria che tira in Viale Mazzini.

Questa Rai ci preoccupa, tanto impegnata in queste piccole grandi beghe tutte di matrice politica. Mentre tutto il mondo si interroga sul futuro dei media, sul continuo passaggio delle nuove generazioni alla piattaforma internet, sulla “cross” e “multi” medialità, noi potremo rifocillarci con un bel piattone di fiction dal sapore d’antan e dalle sceneggiature a dir poco deboli e lente, di mille repliche della “signora in giallo” e di tanti tanti editoriali minzolineschi.

O utilizzare l’unica arma che molti di noi hanno sino ad oggi utilizzato: il telecomando per lasciare la Rai al suo destino. Ma siamo convinti che questo serva a cambiare le cose o aiuterà solo nel completamento del tanto ben congegnato piano di smantellamento della Rai? “E se lo avessero già fatto”?

Alessandro Cossu

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