La restaurazione fiscale (di Rocco Artifoni)

flat taxTornare indietro di 166 anni: è questa la proposta di Matteo Salvini e di Silvio Berlusconi, che propongono una “flat tax”, cioè un’aliquota fiscale unica. Infatti la tassazione proporzionale era stata inserita nell’art. 25 dello Statuto Albertino approvato il 4 marzo 1848: «Essi (cioè i cittadini) contribuiscono indistintamente, nella proporzione dei loro averi, ai carichi dello Stato».

Quasi cento anni più tardi, il 23 maggio 1947, l’Assemblea Costituente elaborò il testo dell’art. 53 della Costituzione Repubblicana tuttora vigente: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività». Non ci potrà essere progressività del sistema tributario senza capacità contributiva effettiva e non ci potrà essere capacità contributiva senza progressività del sistema tributario nel suo complesso! ( Tributi diretti e indiretti sui consumi) On.li Scoca e
Ruini Ass. Cost. 23 maggio 1947).

equità fiscaleIl passaggio dall’imposizione proporzionale a quella progressiva venne così argomentato in sede di Assemblea Costituente da Salvatore Scoca relatore, a nome di tutti i partiti presenti all’assemblea Costituente:

«Se poi consideriamo che più dei tributi diretti rendono i tributi indiretti e questi attuano una progressione a rovescio, in quanto, essendo stabiliti prevalentemente sui consumi, gravano maggiormente sulle classi meno abbienti, si vede come in effetti la distribuzione del carico tributario avvenga non già in senso progressivo e neppure in misura proporzionale, ma in senso regressivo. Il che costituisce una grave ingiustizia sociale, che va eliminata, con una meditata e seria riforma tributaria. (…) La regola della progressività deve essere effettivamente operante. Ciò significa che la progressione applicata ai tributi sul reddito globale o sul patrimonio dev’esser tale da correggere le iniquità derivanti dagli altri tributi, ed in particolare da quelli sui consumi».

aliquote fiscaliPurtroppo nei successivi decenni abbiamo assistito alla continuazione di politiche fiscali con una progressività rovesciata. L’imposta sui consumi (proporzionale) è quasi raddoppiata (l’IVA è salita dal 6% al 22%), mentre le aliquote fiscali sui redditi  sono diventate sempre meno progressive ( in 45 anni siamo passati dalla minima del 10% alla massima del 72% , alla odierna minima del 23% alla massima del 43% . Dai 62 punti di differenza tra l’aliquota più alta e quella più bassa agli attuali 20 punti in percentuale). Una vera regressività basata sulla violazione dell’articolo 3 della Costituzione per la differenza di trattamento tra categorie di contribuenti ( lavoratori dipendenti, pensionati con ritenuta Irpef alla fonte e lavoratori indipendenti con autotassazione Irpef di giugno) e l’articolo 53 nei 2 commi citati all’inizio di questo articolo.

Non stupisce, di conseguenza, che oggi si arrivi a proporre un’aliquota “piatta”, non più progressiva. Matteo Salvini dice chiaramente che si tratterebbe di una tassa “uguale per tutti, per ricchi e poveri”.

povertàLa tassazione proporzionale tratta tutti allo stesso modo, il povero e il ricco. Eppure il povero deve faticare per soddisfare le sue necessità vitali e per lui anche una quota minima di reddito da destinare al fisco pesa. Per il ricco non si pone nemmeno il problema delle necessità vitali e la sua capacità contributiva è enormemente superiore. Stabilire la capacità contributiva è fondamentale per non violare il principio di progressività stabilito nell’art 53 della Costituzione, ma per farlo bisognerebbe partire dalla conoscenza dei redditi effettivi.

Il problema fu ben presente già nell’Assemblea Costituente e se ne fece interprete ancora una volta Salvatore Scoca:  “il cittadino, prima di essere chiamato a corrispondere una quota parte della sua ricchezza allo Stato, per la soddisfazione dei bisogni pubblici, deve soddisfare i suoi bisogni che la vita quotidiana richiede e di coloro ai quali, per obbligo morale e giuridico, deve provvedere. Da ciò discende la necessità della esclusione dei redditi minimi dalla imposizione ….”. Risulta evidente, quindi, la necessità di stabilire la capacità contributiva sottraendo tutte le spese necessarie ai bisogni della vita e solo dopo imporre il prelievo fiscale.

Rocco Artifoni (Associazione Articolo 53)

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