La roulette della legge elettorale

Ma questa legge elettorale è proprio una maledizione! Sembra si faccia un passo avanti e subito se ne fanno due indietro. Renzi rischia seriamente di ingarbugliarsi in una matassa di manovre dalla quale ha tutto da perdere perché le vecchie volpi e i malfattori tali rimangono, lui che voleva essere il “nuovo” se perde, perde di brutto.

Insomma dalla retorica (o illusione) dell’uomo solo al comando e capace di imprimere un ritmo veloce alle decisioni si scende sul terreno molto concreto del patteggiamento con tutti quelli che pure vogliono contare qualcosa. Non poteva essere diversamente.

Renzi si deve rendere conto che le svolte non si inventano, ma si costruiscono nel tempo. E il tempo che è passato ha visto ben pochi tentativi seri, determinati e minoritari di cambiare legge elettorale e, se non fosse stato per la Corte Costituzionale, forse non se ne parlerebbe più.

In questi anni abbiamo visto di tutto (convegni, gruppi di studio e di lavoro, commissioni di saggi), ma nessuno ha mai avuto seriamente intenzione di cambiare la legge. Forse solo Giachetti ce l’ha avuta e ci ha messo la sua salute come testimone del suo impegno. Oltre a lui anche Civati e pochi altri.

Persino il M5S, appena acchiappati i voti, si è messo a giocare in difesa sabotando ogni ipotesi di riscrittura della legge elettorale. Troppo forte anche per Grillo la tentazione di tenere sotto controllo le liste dei candidati. Come se gli mancassero gli strumenti per dominare.

Adesso esce fuori questa puntata da gioco d’azzardo: mezza riforma oggi, l’altra mezza domani se si abolisce il Senato. Che dire? Niente

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