La sanità nelle regioni: intervista a Giuseppe Greco segretario Cittadinanzattiva Sicilia

Civicolab vuole capire cosa accade nel campo della sanità alla vigilia del cosiddetto federalismo. Già oggi tutte le competenze in materia spettano alle Regioni, ma in un quadro molto diverso da quello che si immagina per il futuro. Il nodo è quello della compatibilità dell’universalità delle prestazioni (e della loro efficacia) con costi che si intende riportare a standard omogenei nel quadro di una riduzione dei finanziamenti pubblici che viene data per certa. Ciò implica che sprechi, inefficienze ( e ruberie) si tradurranno automaticamente in riduzione delle prestazioni o in maggiori oneri per i cittadini. Alla vigilia di questi cambiamenti vogliamo conoscere il punto di vista di Cittadinanzattiva che, con la sua rete dedicata alla sanità – il Tribunale dei diritti del malato – segue l’evolversi della situazione in costante contatto con i cittadini.

1. La prima domanda non può che riguardare i tagli di bilancio che sono diventati il punto di partenza di ogni ragionamento sulle politiche dei servizi. Nel rapporto fra sostenibilità e universalità dove pende la bilancia? Le difficoltà dei servizi di pronto soccorso esemplificano bene il dilemma: tagliare o riformare con servizi alternativi ? 

Il “Piano di rientro e di riqualificazione del Servizio sanitario regionale siciliano”, avviato a seguito di un Patto tra Stato e Regione, è stato sottoscritto per uscire dal grave deficit economico e dalla necessità di migliorare l’offerta dei servizi, rimodulando la rete ospedaliera e sviluppando i servizi del territorio.  Obiettivo: riorganizzare la sanità a partire dai bisogni dei cittadini, creando servizi centrati sulla qualità delle prestazioni e sulla loro articolazione sul territorio, disposti in “reti” integrate e funzionali. Questo lavoro ha comportato tagli della spesa, ridimensionamenti, ma anche nuovi servizi ed è ancora in atto. Un intervento che andava fatto già dieci anni addietro in Sicilia, dove la Sanità ha rappresentato spesso una occasione per “interessi affaristici” e di “utilizzo in chiave politico/elettorale” particolarmente grave al punto da annullare ogni tentativo di cambiamento e di partecipazione civica. Adesso è sicuramente faticoso fare una riforma e sostenerne i costi mentre i sostegni economici sono inferiori che in passato. In questa dimensione nasce il Piano della Salute, che ha visto la partecipazione di tutti coloro che hanno interesse al buon funzionamento del sistema sanitario, dagli operatori ai cittadini, dall’associazionismo civico alle organizzazioni sindacali, dalle associazioni di categoria al mondo accademico. Cittadinanzattiva ha svolto un ruolo particolarmente importante nel definire le questioni, contribuendo a individuarne le priorità e i criteri di intervento, mantenendo sempre una seria attenzione al rapporto tra sostenibilità e universalità. Abbiamo operato monitorando passo passo avanzamenti e criticità, in stretto contatto con le agenzie di valutazione (Agenas, Osservatorio epidemiologico regionale) e utilizzando anche i nostri strumenti e le metodologie acquisite in anni di esperienza. L’universalità del servizio sanitario, anche se procede in stretto raccordo con la sostenibilità dei costi, rappresenta un valore assoluto rispetto al quale la risposta va organizzata con impegno prioritario. In quanto ai servizi di Pronto soccorso e all’area di emergenza/urgenza la soluzione appropriata ci è sembrata quella dei PTA (Presidi Territoriali Assistenziali), diffusi sul territorio in maniera omogenea, che dovrebbero rispondere ai bisogni di medicina di prossimità, al trattamento delle patologie croniche, dell’intervento di pronto-soccorso “minore” (codici “leggeri”), che dovrebbe ridimensionare i pronto-soccorso ospedalieri. In questi nuovi assetti del territorio stanno svolgendo un importante lavoro i medici di medicina generale ed i pediatri. Ma siamo ancora all’inizio e occorrerà ancora del tempo perché vengano resi funzionanti in numero adeguato. 

2. La seconda domanda riguarda i Livelli Essenziali di Assistenza e, in particolare, i farmaci e i presidi. C’è oppure no una spinta delle regioni a ridurre le prestazioni e ci sono strade alternative ? esempio: quanto può incidere la prevenzione e quanto l’uso razionale e consapevole dei farmaci per una riduzione di spesa che non faccia mancare ciò che veramente serve? E ancora: quali standard dovrebbe garantire una rete di emergenza (118, pronto soccorso, ) per poter soddisfare i bisogni di un determinato territorio, senza generare sprechi di risorse? 

Il campo di maggiore impegno è sicuramente quello della garanzia dei Livelli essenziali di assistenza. Il rischio di vederne intaccata l’efficace fruizione è reale. Il bilancio economico delle Aziende sanitarie (in Sicilia sono state ridotte da 27 a 17) viene spesso evocato per contenere la spesa in maniera asettica, rischiando di mettere in crisi anche l’accesso alle cure o chiedendo contributi per la spesa ai cittadini, che in Sicilia già pagano IRPEF e IRAP maggiorate, da anni, per sostenere la sanità. Bisogna tuttavia sottolineare che la nostra Regione è l’unica, tra quelle sottoposte a Piano di Rientro, ad aver raggiunto l’obiettivo del pareggio di bilancio e ad essere per questo “premiata” con significativi sostegni economici finalizzati. Pensiamo che l’area delle prevenzione e della riorganizzazione strutturale e tecnologica possano rappresentare gli ambiti da privilegiare. Ma anche la garanzia di “presa in carico” di persone con patologie per le quali è necessario un sostegno economico solidale. La spesa farmaceutica va controllata, ma garantendo che il farmaco arrivi ai cittadini che ne hanno bisogno. Va avviato un serio impegno per l’utilizzo delle medicine (uso consapevole) cogliendo le opportunità dei vantaggi economici, ma anche di percorsi di cura “alternativi”. Da noi, il 118 ha rappresentato uno scandalo enorme, per gli alti costi ma anche per l’abuso “politico” sul piano delle assunzioni nei periodi elettorali. Adesso il servizio è stato ripreso dalla Regione Sicilia, riorganizzato funzionalmente, potenziato sul piano prestazionale e degli organici sanitari, rispondendo finalmente a meri criteri di posizionamento strategico territoriale, funzionale ai presidi ospedalieri rimodulati anche per il versante emergenza/urgenza 

3. Ultima domanda: cosa possono fare i cittadini? Forse non lo sanno tutti, ma Cittadinanzattiva ha condotto campagne per il monitoraggio civico e da anni si concentra sull’audit civico che ne rappresenta la concreta realizzazione già sperimentata in molte ASL. È sufficiente proseguire così o si può pensare ad altre azioni? Per esempio: i cittadini potrebbero avere un ruolo attivo nel segnalare e denunciare gli sprechi delle risorse? in che modo?

 In Sicilia Cittadinanzattiva ha sottoscritto con la Regione una Convenzione per l’Audit Civico. Verrà monitorato l’intero Servizio Sanitario Regionale, ospedali e territorio. Il punto di vista dei cittadini viene comunemente considerato essenziale, sia per l’articolazione dei servizi esistenti che per le politiche sanitarie in genere, a partire dalle campagne di prevenzione. Nella legge di riforma del servizio sanitario regionale (Lg. 5 del 14 aprile 2009) sono previsti organismi di partecipazione civica a sostegno della sanità siciliana: la Consulta regionale della Sanità (che ha sede in Assessorato regionale) e i Comitati Consultivi Aziendali (in ciascuna delle 17 Aziende Sanitarie). In tutti questi organismi Cittadinanzattiva è presente, spesso con funzioni di coordinamento/presidenza. Nelle tre Aziende dei Policlinici Universitari (Palermo, Catania e Messina) l’Associazione degli Studenti Specializzandi, partecipa quale componente del Comitato consultivo aziendale come Associazione sanitaria, al pari di quelle civiche, con grande e reciproca soddisfazione. Il nostro movimento è impegnato particolarmente nella individuazione delle criticità del sistema sanitario e nell’ascolto civico. Contribuisce operativamente attraverso gli strumenti della partecipazione civica alla soluzione delle questioni rilevate. Gli organismi di rappresentanza civica, pensati come organi consultivi, stanno sviluppando un lavoro essenziale e di estrema utilità, tale da rendere il contributo fornito obbligatorio e integrante del sistema sanitario.
Una nota finale: alcuni anni addietro abbiamo sostenuto la realizzazione di un Master (“Customer care e tutela dei diritti dei cittadini/consumatori”)presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Catania. Partecipanti: laureati in Giurisprudenza, Economia e Commercio, Scienze della Comunicazione, Sociologia. La domanda formativa è rivolta soprattutto a quello che fa Cittadinanzattiva e le nostre risposte cominciano ad essere condivise in ambiti formativi delle nuove professionalità in Sanità . 

Giuseppe Greco segretario regionale di Cittadinanzattiva Sicilia e coordinatore della Consulta regionale della sanità

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