La scuola dove gli studenti dipingono le aule: intervista alla Preside del “Tacito”

Abbiamo già parlato della singolare esperienza del Tacito a Roma dove gli studenti, nel corso di una settimana di occupazione dell’istituto, hanno deciso di dipingere alcune aule con il contributo economico sia dell’istituto scolastico che dei cittadini. Azione esemplare senza dubbio che si aggiunge ai tanti casi nei quali altri studenti e le stesse famiglie sono stati costretti ad intervenire direttamente per riparare porte e finestre e per imbiancare i locali.

1. La prima domanda alla professoressa Giuliana Mori, Preside dell’istituto Tacito, è scontata: come giudica questi interventi di sostegno alla scuola e come li vive nella veste di dirigente scolastico?

Li giudico in modo positivo ovviamente. E’ evidente che questo gesto esprime un forte senso di appartenenza alla scuola da parte degli studenti; vogliono collaborare e migliorare il luogo e l’ istituzione nella quale si trovano a vivere, vogliono sentirsi parte attiva, soggetti in grado di scegliere, decidere e agire in modo responsabile. In veste di dirigente scolastico ho apprezzato molto questo gesto di generosità e maturità, una novità ed un esempio per tutti. D’altra parte mi dispiace pensare che una società civile debba ricorrere a dei minorenni per risolvere i problemi non risolti degli adulti. È vero che la bravura di un dirigente consiste nel trovare risorse, economiche ed umane ad ampio raggio, d’ altra parte è vero pure che tutto questo deve avvenire senza calpestare i diritti delle persone. In questo caso non sono stati calpestati perché c’era la loro volontà, la loro determinazione, la loro voglia di contare, ma non si può approfittare della loro disponibilità. È necessario garantire sempre qualità e sicurezza. 

2. Sappiamo che la scuola pubblica vive grandi difficoltà economiche. Vogliamo dire di che si tratta? Cosa è cambiato rispetto al passato, dove mancano le risorse e chi ce le deve mettere?

Più che di difficoltà economiche vorrei parlare di emergenze. L’ edilizia scolastica è una di queste, affidata agli enti locali, i cui fondi sono scarsi e comunque non sufficienti a coprire le gravi necessità. La gestione finanziaria degli Istituti scolastici è un’ altra emergenza; nel momento in cui cessa, come è successo lo scorso anno, o si riduce il flusso dei finanziamenti per il funzionamento scolastico dal Ministero alle scuole o si tagliano alcune voci di bilancio quali funzioni superiori, ore eccedenti, visite mediche, tassa sui rifiuti, diventa inevitabile attingere, anche per la gestione quotidiana, ai soldi versati volontariamente dalle famiglie. Rispetto al passato, ora vengono distribuite minori risorse finanziarie e tutto questo grava sia sugli aspetti organizzativi, ad esempio la mancanza di copertura, anche per brevi periodi di assenza di un insegnante, con conseguente non rispetto del diritto allo studio, sia sugli aspetti didattici, difficoltà nell’ organizzare attività alternative all’ I.R.C. o attività di recupero o attività di tutoraggio per lo studio pomeridiano, sia sugli aspetti finanziari, ad esempio la mancanza di voci di bilancio per retribuire l’ impegno dei docenti, nei viaggi di istruzione o con buoni pasto nei casi in cui le attività coprano l’ intera giornata, come ad esempio quando siano programmati consigli di classe e collegi dei docenti. Non conosco l’ ammontare dei flussi finanziari dal Ministero dell’economia al Ministero dell’istruzione, agli Uffici Scolastici Regionali ed alle Regioni, sicuramente andrebbero rivisti e resi più chiari e trasparenti nei criteri di distribuzione.

3. Questa situazione come incide sulla didattica? Diamo tutti per scontato che la scuola pubblica è un investimento a lunghissima scadenza i cui frutti saranno raccolti dai singoli studenti e dalla società tutta. Ma se la scuola è considerata un peso per lo Stato e se i costi di funzionamento devono essere ridotti all’osso si riesce lo stesso a raggiungere i risultati che un sistema di istruzione pubblica dovrebbe avere?

Manca un principio di fondo posto a caposaldo di tutta la struttura del sistema. L’ istruzione, la formazione e la ricerca sono diritti della persona sanciti dalla Costituzione oltre ad essere indicatori di sviluppo, innovazione e proiezione nel futuro di un Paese. Nel momento in cui i meccanismi di funzionamento si inceppano per scarsità di risorse o perché non si riesce a misurare la qualità del sistema, in particolare nei risultati di apprendimento,  o perché non si è in grado di progettare un nuovo sistema scuola, con tagli agli sprechi, ma anche con investimenti per l’ innovazione, quale può essere la formazione dei docenti su nuovi metodi di apprendimento anche con l’ utilizzo di tecnologie e misurazione dei risultati di questa formazione, è chiaro che tutto il sistema procede per automatismi e incertezze non risolte. Per cui i risultati della formazione e dell’ istruzione, svolti in modo tradizionale e senza una reale significatività, appaiono scarni, superficiali, privi di obiettivi, che non siano quelli di percorsi obbligati senza alcun collegamento con il futuro e la professione della persona,  senza alcuna crescita reale per il Paese in termini di benessere, coesistenza pacifica, identità.

Intervista a cura di Claudio Lombardi

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