La scuola pubblica è di tutti e per tutti (di Giancarlo Cavinato)

Pubblichiamo una delle molte testimonianze suscitate dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio sulla scuola pubblica, tratta dal sito http://comitatoscuolapubblica.wordpress.com

Due grandi pedagogisti, Mastrocola Paola e Berlusconi Silvio, in questi giorni, hanno lanciato  nuove, profonde teorie pedagogiche, che l’intero universo dell’educazione sta dibattendo.

Una vuole la scuola dei tre livelli- poveracci, ceti medi, raffinati ricconi; all’altro non basta aver distrutto la scuola pubblica, vuole danzare sulle macerie propugnando ‘libertà di scelta’  che per lui coincide con l’imposizione ai  figli delle ideologie e delle confessioni dei padri, che definisce “possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”. I  figli, nella mentalità del pedagogista Berlusconi, sono proprietà dei genitori, che possono sceglierne destini e futuro; anche investendo economicamente sulle avvenenze e sulle prestanze dei suddetti/e.

Ma vediamo quali principi si ‘inculcano’ nella ‘scuola di Stato’ ( uno Stato al quale il nostro pedagogista non appartiene, lui è al di sopra, ne è il proprietario).

Sabato sono stato in una scuola primaria a Copparo (Ferrara) per un corso di formazione sulla riflessione linguistica frequentato da insegnanti volonterose.

I corridoi, le aule della scuola erano pieni di cartelloni, giornali murali, resoconti di esperienze, storie. Spiccava un bel lavoro sui fondamentali articoli della Costituzione.

Una serie di manifesti con foto delle classi della scuola dal 1906 ( in occasione del centenario) ripercorrevano un secolo di vita italiana, con trascrizione di interviste ad anziani insegnanti ed ex alunni, racconti di episodi gustosi come quello della bidella che incautamente, nel riempire i calamai con l’inchiostro, ne versò sul quaderno di bella copia di un alunno particolarmente diligente, che scoppiò in pianto. Ma prontamente l’insegnante, ‘severa’ ma ‘giusta’, scrisse sul quaderno di quell’alunno un grande DIECI, riportando il sorriso sulle sue labbra.

Si leggevano, su quelle pareti, anche storielle elaborate al computer di animali che si aiutano e cooperano fra loro. Grafici, rappresentazioni del mondo, storie interculturali, e molto altro consentivano di leggere le attività svolte in quella scuola.

Nelle aule, cartelloni con le ‘regole di vita’ della convivenza in classe.

Ecco, io credo che sia questo che dà fastidio al pedagogista Berlusconi per un verso, alla prof.ssa Mastrocola  per un altro.

Che la scuola faccia cultura, che si occupi di aspetti che loro considerano futili o inutili, improduttivi. Di qui l’attacco convergente a Rodari, a don Milani, alla metodologia dell’animazione, della creatività, al far PENSARE e AGIRE, al ‘democraticismo’ ( secondo il Mastrocola-pensiero, quello che lei si dedica a spiegare al suo cane). Tutte cose riservate ai figli di Berlusconi e di quelli come lui. Gli altri devono imparare la dura disciplina del lavoro: esercizi e apprendimenti mnemonici. La cultura nella loro accezione, non la vera cultura, che è conoscenza della realtà, della diversità, della complessità,   è per i potenti, e non è per tutti. Spacciano percorsi elitari come ‘la’ cultura.

Non ‘toglieremo il disturbo’: la cultura E’ disturbo.

Giancarlo Cavinato dirigente scolastico, Movimento di Cooperazione Educativa, Venezia
27 febbraio 2011

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